Ddl 90, il Pd boccia la riforma del territorio in Friuli Venezia Giulia

Alla vigilia dell'esame in Aula, il Pd contesta il disegno di legge 90: troppa regia alla Regione e meno peso ai Comuni.

29 settembre 2026 18:34
Ddl 90, il Pd boccia la riforma del territorio in Friuli Venezia Giulia -
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TRIESTE - Il Partito democratico conferma la propria opposizione al ddl 90 sul Piano di governo del territorio del Friuli Venezia Giulia e annuncia battaglia in Aula dopo la bocciatura già espressa in IV Commissione. A ribadire la linea del partito, alla vigilia dell'esame del provvedimento, sono il capogruppo in Consiglio regionale Diego Moretti e la segretaria regionale Caterina Conti.

Per il Pd, la riforma accentra nella Regione la pianificazione di area vasta e lascia ai Comuni un ruolo subordinato, limitato all'attuazione delle scelte. Una posizione che il gruppo dem ha tradotto anche sul piano tecnico con 115 emendamenti, indicati come la base di una proposta alternativa rispetto al testo della maggioranza.

Nel merito, Moretti giudica "molto grave" la mancanza di un collegamento forte tra governo del territorio e strategia economica. Secondo il capogruppo dem, il disegno di legge riduce il peso di sindaci e amministrazioni locali proprio nella definizione degli obiettivi di lungo periodo dei territori. A questo si aggiunge, nella lettura del Pd, una tempistica troppo accelerata voluta dalla Giunta Fedriga, che non avrebbe consentito un confronto adeguato né la costruzione di decisioni condivise.

Il tema si inserisce nel dibattito più ampio sulla autonomia dei Piani comunali e sul ruolo degli enti locali nella pianificazione regionale.

Le critiche su economia e aree produttive

Tra i punti messi in evidenza dal Pd c'è il rapporto tra pianificazione territoriale e sviluppo economico. Moretti chiede una programmazione in grado di preparare i territori alla nuova economia, puntando sulla rigenerazione delle aree esistenti e su un collegamento tra industria, energia, digitale, logistica, infrastrutture e servizi.

Secondo la posizione espressa dal partito, le aree industriali e i servizi collegati dovrebbero rientrare in una strategia regionale unitaria, senza trasformarsi in spazi separati dalle scelte dei Comuni. Prima di pianificare nuove aree produttive, sostiene Moretti, la Regione dovrebbe chiarire quale sistema industriale intende sostenere nei prossimi vent'anni.

Montagna e grandi opere

Un altro passaggio riguarda la montagna, che il Pd invita a non considerare soltanto come destinazione turistica. Nella nota congiunta si sottolinea che si tratta di un territorio abitato, che ha bisogno di scuole, sanità, trasporti, lavoro e servizi durante tutto l'anno e che richiede quindi un confronto diretto con le comunità interessate.

Lo stesso criterio, secondo Moretti e Conti, dovrebbe valere anche per le grandi infrastrutture: le decisioni, spiegano, vanno costruite con i Comuni e non calate sui territori con tracciati o soluzioni già definiti. Un'impostazione che si lega al confronto aperto in queste settimane sulla riforma urbanistica contenuta nel ddl 90, esaminata in IV Commissione prima del passaggio in Aula.

La posizione del Pd resta quindi di ferma contrarietà al disegno di legge, considerato una riforma centralista e approvata con tempi ritenuti troppo rapidi dal gruppo di opposizione.

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