Green pass: «Modello Macron anche in Italia». Rassegna stampa 14 luglio

Le posizioni sembrano convergere di più sull’obbligo del Certificato digitale Covid, il documento Ue noto in Italia col vecchi nome di Green Pass. L’approccio si ispira a quello inaugurato nella Francia di Emmanuel Macron, dove la certificazione diventerà indispensabile per l’accesso a cinema, teatri, bar, ristoranti, treni e aerei (mentre è già scattato l’obbligo vaccinale per i sanitari).

L’ipotesi, accolta favorevolmente anche dal commissario all’emergenza Francesco Paolo Figliuolo, può funzionare come un compromesso perché non creerebbe discriminazioni: il certificato è accessibile ai vaccinati, certo, ma anche a chi si è sottoposto al test con esito negativo o è guarito dal Covid nei sei mesi precedenti.

Tre casi diversi che garantiscono un margine di scelta e possono fare da leva alle richieste di vaccini, come successo in Francia con le 945mila prenotazioni registrate dopo l’annuncio di Macron che prevede l’obbligo di vaccinazione per il personale sanitario dal prossimo settembre e pass sanitario esteso già da inizio agosto a caffé, ristoranti, centri commerciali, aerei, treni, pullman di lunga percorrenza nonché strutture mediche della Francia.

La tesi è sposata da Bassetti del San Martino («Ogni attività deve essere regolamentata dal Green pass. E questo è uno strumento per incentivare chi non si è vaccinato») e da Fabrizio Pregliasco, docente di Igiene all’Università Statale di Milano. «Io credo – ha detto Pregliasco ad Adnkronos – che sia l’elemento per facilitare un’adesione al vaccino». È un modo, aggiunge, «per riuscire a contemperare una convivenza civile col virus. Quindi ognuno di noi si prende la responsabilità e l’onere degli eventi avversi che possono capitare, però lo si fa in un’ottica di solidarietà e di qualità di vita complessiva della comunità. Dobbiamo pensare anche agli altri, a noi stessi e ai nostri fragili».

Burioni del San Raffaele di Milano ritiene «inevitabile» che si arrivi a un obbligo analogo a quello francese. Crisanti (Università di Padova) aveva manifestato qualche perplessità sullo strumento.

Ora sembra più favorevole, ma chiede di «adattarlo» e integrarlo con nuove misure restrittive. Il modello originario del pass, ha dichiarato Crisanti, è stato «travolto» del virus e va calibrato sull’emergenza: «Al di là del certificato – ha detto Crisanti – sarebbe importante non poter viaggiare senza due dosi o un tampone molecolare recente e in ogni caso cinque giorni di quarantena. E a parte quest’ultima vorrei le stesse garanzie al ristorante e vorrei in discoteca».

Ne abbiamo parlato questa mattina in diretta sfogliando i principali quotidiani in edicola alle ore 6:30 in contemporanea anche sul canale 11 del digitale terrestre di telefriuli in replica alle ore 8:30 del mattino.

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