“Pakistano maltrattato dalla Polizia”, ma era una bufala: condannato

Il Tribunale di Roma l’altra sera ha ribaltato la precedente ordinanza sul ricorso che un pakistano, entrato illegalmente sul territorio italiano, aveva avanzato, accusando la Polizia italiana di averli “ammanettati, poi caricati su un furgone  e portati in una zona collinare (evidentemente sul confine sloveno) e intimati sotto la minaccia di bastoni di correre dritti davanti a loro, dando il tempo della conta fino a 5”.

Parole infamanti, prive di ogni riscontro e di verità, tanto che lo stesso pakistano ora è stato condannato a 3000 euro di spese legali.

La sentenza ha ridato piena dignità agli operatori di Polizia che ogni giorno sono impegnati a contenere, con pochi mezzi e locali idonei e una normativa indubbiamente carente, una rotta Balcanica che proprio in questi giorni sembra essere ritornata in piena attività.

Poliziotti ingiustamente accusati da infamanti falsità, in pieno contrasto con l’opera quotidiana di primo soccorso che la Polizia di Frontiera attua proprio nei confronti di chi raggiunge il nostro Paese facendo ricorso ai trafficanti di uomini, quelli sì senza scrupoli.

Poliziotti che si distinguono anche in questi momenti per altruismo e umanità nei confronti degli immigrati clandestini.

L’ennesima macchina del fango messa in moto contro le forze dell’ordine per discreditarne l’operato, ancora una volta ha subito il più che giusto arresto.

Il SAP proprio perché si eviti casi come questo, dove si muovono false accuse contro gli agenti, da tempo chiede telecamere sulle divise e adeguate “garanzie funzionali”, inoltre che eventuali  procedimenti in cui sono coinvolti gli operatori delle forze dell’ordine siano affidati al Procuratore Generale presso la Corte d’Appello.

Lorenzo Tamaro – Segretario Provinciale SAP

Sicurezza: Roberti, bufala pakistano maltrattato abbia giusto risalto

“Ci eravamo lasciati a novembre dello scorso anno con un pakistano che denunciava maltrattamenti da parte della polizia italiana al limite delle sevizie, i nostri agenti dipinti come dei criminali e l’Italia considerata quale stato canaglia: quattro mesi dopo si scopre che senza ombra di dubbio era tutto incredibilmente falso. Mi auguro che a tale notizia venga dato adeguato risalto”. Lo ha afferma oggi l’assessore del Friuli Venezia Giulia alla Sicurezza Pierpaolo Roberti.

“All’epoca il caso, denunciato con il supporto delle associazioni locali e dei suoi massimi esponenti, Gianfranco Schiavone in primis, aveva creato un terremoto giudiziario e mediatico. Sull’onda di quella bufala le riammissioni in Slovenia furono dichiarate illegittime. Ora – ha aggiunto l’assessore regionale alla Sicurezza – mi auguro che ci sia lo stesso clamore, per la dignità di chi serve il proprio Paese con una divisa, ma anche per giustizia e onore di verità”.

“Infine – ha concluso Roberti -, ed è quello che chiederemo subito al Governo, si ripristinino da subito i respingimenti secondo le modalità adottate fino alle fine dello scorso anno e si faccia luce su denunce pubbliche che hanno leso l’onorabilità degli organi dello Stato e delle istituzioni tutte, chiarendo se le bugie del pakistano siano state dette in piena autonomia o suggerite da qualche abile manovratore”.

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