Pordenone intitola una piazzetta a Luigia Tagliariol Tomadini, guida storica del pastificio
Lo spazio tra il municipio e via Rivierasca ricorda l’imprenditrice che dal 1924 guidò il pastificio Tomadini.
PORDENONE - Da oggi lo spazio tra il municipio e via Rivierasca, alle spalle di piazzetta San Marco, porta il nome di piazzetta Luigia Tagliariol ved. Tomadini. La città ha dedicato l’area all’imprenditrice pordenonese nata nel 1890 e scomparsa nel 1979, figura centrale nella storia industriale locale e per decenni alla guida del pastificio di famiglia.
L’intitolazione è nata da una proposta della FIDAPA – Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari, sezione di Pordenone, poi accolta e deliberata dall’amministrazione comunale. Alla cerimonia erano presenti il sindaco Alessandro Basso, l’assessore Walter De Bortoli, la giunta, il consiglio comunale, autorità civili e militari, il parroco di San Marco e i nipoti Tomadini. Nella piazzetta è stata collocata anche la storica macchina per la pasta, restaurata dalla famiglia.
Per i pordenonesi era “la signora Gigia”: nel 1924, rimasta vedova con cinque figli, prese in mano il pastificio fondato dai Tomadini nel 1843 e lo guidò per mezzo secolo, trasformandolo in una delle realtà industriali più solide del Friuli.
La scelta del Comune e la proposta della FIDAPA
Nel corso della cerimonia il sindaco Alessandro Basso ha collegato l’intitolazione a un percorso di riconoscimento della presenza femminile nella storia cittadina e alla memoria della Pordenone industriale. Ha ricordato come la figura di Tomadini rappresenti insieme una famiglia e una stagione economica che ha contribuito a costruire l’identità della città, fino al riconoscimento di Pordenone come capitale italiana della Cultura 2027.
Basso ha spiegato anche il significato concreto della scelta: portare il riconoscimento delle donne fuori dall’ambito delle sole iniziative istituzionali, affidandolo a un luogo pubblico visibile e quotidiano. Nelle sue parole, donne come Luigia Tagliariol Tomadini furono pioniere in anni molto diversi dagli attuali, capaci di tenere insieme famiglia e guida d’impresa.
La proposta era stata avanzata dalla sezione pordenonese della FIDAPA, presente in città da 48 anni e in Italia da 95. La figura di Luigia Tagliariol era già emersa tra il 2005 e il 2007 all’interno di una raccolta di biografie dedicate alle donne protagoniste del territorio nel secolo scorso, curata dalla stessa associazione. Da quel lavoro è nata la richiesta poi ripresentata all’amministrazione comunale.
La presidente della FIDAPA di Pordenone, Romanina Santin, ha parlato di un’intitolazione attesa da anni e di un riconoscimento doveroso per una donna che ha lasciato un segno concreto nel territorio, ringraziando il Comune e la commissione pari opportunità per il sostegno all’iniziativa.
Il ricordo della famiglia
A raccontare un tratto privato e insieme molto concreto della vita dell’imprenditrice è stato il nipote Luigi Tomadini, che porta il nome della nonna. Nel suo ricordo, “la parona” rimase al comando fino alla fine. Ha ricordato che, quando nel 1968 la produzione entrò nella nuova fabbrica, chiese subito uno spazio dove dormire in azienda, con una branda e una piastra per il caffè, per continuare a seguire di persona produzione e conti anche durante la notte.
Luigi Tomadini ha descritto inoltre il rapporto costruito all’interno dell’azienda come un rapporto di famiglia, con generazioni di lavoratori cresciute accanto ai Tomadini. Ha ringraziato FIDAPA, sindaco e assessore De Bortoli per aver voluto ricordare una donna che, rimasta sola nel 1924, dedicò la vita al lavoro e alla crescita dell’impresa.
Chi era Luigia Tagliariol ved. Tomadini
Nata nel 1890 in una famiglia pordenonese di commercianti di ferramenta e lavorazione del ferro battuto, Luigia Tagliariol sposò nella famiglia Tomadini e diventò madre di cinque figli. Quando il marito morì, nel 1924, la figlia più piccola Giuseppina aveva appena diciassette giorni.
Fu allora che assunse la guida del pastificio fondato nel 1843, liquidando le quote dei cognati con la garanzia bancaria della famiglia d’origine, pur mantenendoli al lavoro in azienda. Per acquisire gli strumenti necessari a dirigere l’impresa frequentò anche la scuola serale, in un periodo in cui il diritto di famiglia riservava l’eredità ai figli, che le affidarono il mandato di rappresentarli.
Negli anni Trenta acquistò l’ex cartiera e vi trasferì la produzione da via della Motta, con l’obiettivo di aumentare automazione e volumi. Negli anni Quaranta aprì un secondo pastificio ad Arezzo, affidato ai figli Lorenzo e Giovanni, mentre a Pordenone rimasero Arcangelo e Gino. Per seguire il lavoro da vicino portò la propria residenza accanto alla fabbrica.
Nel 1959 realizzò la centrale idroelettrica del Maglio, che ancora oggi conserva la scritta Tomadini, affiancandola a due centraline già acquistate e a un elettrodotto proprio, così da rendere autosufficiente un’azienda ad alto consumo energetico.
Negli anni Sessanta ampliò ancora l’attività rilevando in affitto d’azienda i pastifici ICA di Portogruaro, Quadrivio di Codroipo e Menazzi di Udine. Nello stesso periodo il panificio prese la propria autonomia dal pastificio, mentre nel 1968 la produzione fu trasferita nel nuovo stabilimento di via Benedetto Marcello, indicato allora tra i più moderni. In quegli anni la pasta Tomadini arrivava in molti Paesi del mondo.
Luigia Tagliariol ved. Tomadini guidò l’impresa fino a 84 anni, ricevette il cavalierato al merito del lavoro e morì nel 1979.