Pordenonelegge, AICA: in Friuli Venezia Giulia servono tecnici formati a usare l’AI
Al festival il confronto tra AICA, scuola, imprese e credito.
PORDENONE - Non servono tecnici sostituiti dall’intelligenza artificiale, ma professionisti capaci di usarla bene nel proprio lavoro. È questo il punto emerso a pordenonelegge dall’incontro “Intelligenza artificiale. I tecnici AI del Friuli Venezia Giulia”, che ha riunito Antonio Piva, presidente di AICA – Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico, Alberto Cavicchiolo, presidente di Mill’s e ideatore di Metal Hab, Angela Napolitano, dirigente scolastica dell’ISIS “Enrico Mattei” di Latisana, e Luca Occhialini, presidente dell’Associazione BCC del Friuli Venezia Giulia.
Al centro del confronto, il rapporto tra istruzione tecnica, trasformazione digitale e sistema produttivo regionale, a partire dall’esperienza di Metal Hab e dal volume dedicato al progetto, sostenuto dal credito cooperativo del Friuli Venezia Giulia. Per il territorio il tema è concreto: capire come preparare studenti e lavoratori a un uso efficace dell’AI nelle aziende, senza confondere la familiarità con gli strumenti digitali con una competenza reale.
Secondo Piva, il “tecnico AI” non coincide per forza con uno specialista di intelligenza artificiale, ma con un tecnico capace di svolgere il proprio mestiere nell’epoca dell’AI. In questa lettura, la tecnologia diventa un supporto alla competenza, non un sostituto della conoscenza tecnica e della responsabilità personale.
I dati AICA sulle competenze di base
Durante l’incontro AICA ha presentato alcune rilevazioni sulle competenze digitali. Tra novembre 2024 e ottobre 2025 l’associazione ha raccolto 11.844 assessment, di cui 1.136 dedicati alle conoscenze di base sull’intelligenza artificiale.
Su questi test il punteggio medio si è fermato al 51,1%. Solo il 15% dei partecipanti ha superato la soglia del 75%, mentre il 50,4% è rimasto sotto il 50%. Anche tra gli studenti ITS coinvolti emerge un fabbisogno rilevante: nei 76 test specifici sull’AI il risultato medio è stato del 56,2% e appena il 19,7% ha superato il 75%.
I numeri, è stato precisato, non rappresentano un campione statistico dell’intera popolazione scolastica o lavorativa, ma indicano una distanza concreta tra uso quotidiano delle tecnologie e comprensione del loro funzionamento.
Per Piva, essere nativi digitali non significa automaticamente essere competenti dal punto di vista digitale. La differenza, ha osservato, emerge soprattutto quando occorre valutare la qualità di una risposta, capirne i limiti e assumersi la responsabilità di una decisione.
Scuola, ITS, imprese e credito: il modello discusso a Pordenone
Il confronto ha ripercorso anche il ruolo storico dell’istruzione tecnica italiana nello sviluppo manifatturiero e nella crescita delle piccole e medie imprese, fino alle competenze oggi richieste dall’industria contemporanea. Dal tavolo è emersa la necessità di rafforzare la collaborazione tra scuola, ITS, università, imprese, formazione e sistema finanziario, evitando di ridurre l’innovazione a una semplice adozione di nuovi strumenti.
In questo quadro è stata richiamata l’esperienza dell’ISIS Mattei di Latisana e il percorso internazionale vissuto dagli studenti nelle attività sviluppate con Metal Hab. L’esperienza è stata indicata come occasione per lavorare non solo sulle tecnologie, ma anche sui metodi di apprendimento, sul rapporto tra scuola e impresa e sulla capacità di sviluppare progetti.
La linea proposta da AICA insiste su un passaggio preciso: più che portare genericamente l’intelligenza artificiale dentro scuole e aziende, occorre costruire competenze attorno all’AI. Significa unire preparazione tecnica, cultura del dato, cybersecurity, pensiero critico e capacità di aggiornarsi in modo continuo.
La formazione come risultato misurabile
Nel corso dell’incontro AICA ha richiamato anche un caso di formazione con esiti misurabili, presentato come esempio dell’efficacia dei percorsi strutturati rispetto all’improvvisazione. Il punto, nella lettura dell’associazione, è che la formazione non coincide con il semplice accumulo di ore di lezione, ma con la capacità di produrre competenze verificabili.
Il tema si inserisce in un quadro più ampio di riflessione pubblica sull’AI in regione, che nelle prossime settimane toccherà anche Trieste con l’Immaginario Scientifico una nuova multivisione sull’intelligenza artificiale.
Per AICA, fondata nel 1961 e attiva nella cultura digitale attraverso certificazioni, ricerca, formazione e collaborazione con scuole, università, imprese, professionisti e pubblica amministrazione, la priorità resta quella di formare tecnici “aumentati” dall’intelligenza artificiale, non dipendenti da essa.
A chiudere il confronto è stata l’idea che l’istruzione tecnica possa continuare a essere una delle infrastrutture umane decisive per il sistema produttivo, anche nell’epoca dell’AI, se scuola e imprese riusciranno a costruire insieme nuove competenze.