Il 5 per mille alle associazioni: come si distribuisce, chi riceve di più e come verificare dove vanno i fondi

5 per mille: scopri a chi destinarlo, cosa succede se non firmi e come verificare i fondi ricevuti e spesi dalle associazioni

21 ottobre 2026 07:00
Il 5 per mille alle associazioni: come si distribuisce, chi riceve di più e come verificare dove vanno i fondi -
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Il riquadro è sempre lì, a metà del modello, e quasi nessuno ci dedica più di dieci secondi. Si firma dove dice il commercialista, oppure dove si è firmato l’anno prima, oppure non si firma affatto, con l’idea vaga che si tratti di spiccioli. Spiccioli non sono. Il 5 per mille sposta ogni anno centinaia di milioni di euro, e per una piccola associazione di paese può valere l’affitto della sede o la revisione del pulmino con cui si accompagnano gli anziani alle visite. Il meccanismo ha regole precise, alcune poco note, e chi vuole sapere dove finiscono i propri soldi ha gli strumenti per scoprirlo. Bisogna solo andarli a cercare.

Chi può ricevere il 5 per mille e cosa succede se non si firma

Il contribuente non paga nulla in più. Destina allo scopo una quota della propria IRPEF che verrebbe versata comunque, e lo fa con il 730, con il modello Redditi o, se non deve presentare la dichiarazione, con la scheda allegata alla Certificazione Unica, da consegnare in posta o a un intermediario.

I possibili beneficiari sono parecchi e appartengono a mondi diversi. Si va dagli enti della ricerca scientifica e sanitaria alle università, dalle associazioni sportive dilettantistiche agli enti che gestiscono le aree protette, fino al proprio Comune di residenza, che deve usare quei fondi per le attività sociali. La fetta più ampia riguarda però gli enti iscritti al RUNTS, il registro nazionale nato con la riforma: organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e altre realtà con finalità di interesse generale. Per capire quali requisiti servano e quali obblighi comporti oggi far parte del terzo settore, il riferimento è il Codice approvato con la riforma, che ha fatto dell’iscrizione al registro la porta d’accesso al beneficio.

Poi c’è un dettaglio che sorprende molti. Con l’8 per mille, chi non firma vede comunque la propria quota redistribuita secondo le preferenze degli altri. Con il 5 per mille no. La parte di chi lascia il riquadro vuoto resta allo Stato, e quindi la scelta di non scegliere, in questo caso, ha un effetto molto concreto.

Tetto di spesa, soglie e concentrazione delle risorse

Raccolte le firme, l’amministrazione calcola quanto spetta a ciascun ente in base all’imposta di chi lo ha indicato. Esiste però un tetto di spesa fissato per legge: se il totale delle scelte lo supera, tutti gli importi vengono ridotti in proporzione. E sotto i cento euro non si riceve niente. Una regola pensata forse per evitare micropagamenti, che di fatto penalizza le realtà più minuscole, quelle che magari raccolgono dieci o quindici firme tra soci e parenti.

Basta scorrere gli elenchi pubblicati ogni anno per notare la concentrazione delle risorse. Una quota molto consistente del totale va a poche grandi organizzazioni nazionali, attive nella ricerca medica, nell’assistenza, nella cooperazione internazionale, con campagne pubblicitarie che in primavera occupano televisione e social. Dietro di loro si allunga una coda lunghissima. Pro loco, gruppi di protezione civile, cori, società sportive giovanili, associazioni di genitori. Ricevono cifre che a livello nazionale scompaiono nelle statistiche e che nei loro bilanci, spesso di poche migliaia di euro, pesano invece moltissimo.

Nel Nordest questa coda è particolarmente affollata, perché il tessuto associativo è fitto e radicato in comuni piccoli, dove il volontariato tiene in piedi servizi che altrimenti non esisterebbero. Qui qualche decina di firme in più fa davvero la differenza.

Il problema, semmai, sono i tempi. I soldi arrivano con circa due anni di ritardo rispetto alla dichiarazione in cui il contribuente ha firmato, e un’associazione che vive di bilanci annuali deve programmare spese contando su entrate che non sa con precisione quando incasserà.

Come controllare dove finiscono i fondi

La trasparenza passa da due documenti. Gli elenchi dei beneficiari, pubblicati online dalle amministrazioni competenti, riportano per ogni ente il numero di scelte e l’importo assegnato: chiunque può verificare quante persone hanno firmato per una certa associazione e quanto ha ricevuto. Sono file lunghi, poco amichevoli, ma consultabili da tutti.

L’altro documento è il rendiconto. Chi riceve il contributo deve spiegare, entro un anno, come ha speso le somme, e pubblicare sul proprio sito sia l’importo sia il rendiconto stesso. Oltre una determinata soglia va anche inviato all’amministrazione che ha erogato i fondi, che può fare controlli e, se qualcosa non torna o il documento non arriva, chiedere indietro il denaro.

Per chi firma, la verifica più utile è anche la più banale: aprire il sito dell’ente e cercare il rendiconto degli anni passati. Un’associazione seria lo mette in evidenza, con cifre e voci comprensibili, e permette di capire se i fondi sono andati a progetti precisi oppure si sono dissolti nelle spese generali. Se non si trova nulla, o si trova un documento di mezza pagina scritto in modo generico, è legittimo chiedersi se quella firma meriti di essere ripetuta.

Scegliere l’ente giusto, e farlo bene

Al momento della dichiarazione basta la firma, ma conviene aggiungere il codice fiscale dell’ente. Senza, la firma viene attribuita alla categoria nel suo insieme e ripartita tra tutti i soggetti di quel gruppo in base alle scelte che hanno già ricevuto. Il risultato è prevedibile: chi è già grande riceve un po’ di più.

Chi preferisce che la propria quota resti vicino a casa può cercare negli elenchi le associazioni del proprio comune, chiedere il codice a quelle che conosce di persona, dare un’occhiata ai loro rendiconti. Ci vuole poco. Un quarto d’ora all’anno, più o meno, e una firma che non costa niente ma che, messa insieme a quella dei vicini di casa, può decidere se un servizio continua a esistere oppure no.

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