A 9 anni resta fuori casa per due ore e chiama il 113: madre condannata

A Verona madre condannata a un anno e quattro mesi: il figlio di 9 anni avrebbe atteso due ore fuori casa. Annunciato l’appello.

07 ottobre 2026 10:47
A 9 anni resta fuori casa per due ore e chiama il 113: madre condannata -
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VERONA – Un anno e quattro mesi di reclusione, con rito abbreviato, per una madre accusata di aver lasciato il figlio di 9 anni fuori casa per circa due ore, senza aprirgli nonostante i ripetuti tentativi al campanello. Il bambino aveva infine chiamato il 113, ottenendo l’intervento di una Volante della Questura.

La sentenza è stata pronunciata dalla gup del tribunale di Verona, Paola Vacca. La donna ha sempre contestato la ricostruzione del figlio e la sua avvocata, Alice Chiementin, ha già annunciato che presenterà ricorso in appello.

Il pomeriggio di giochi nel cortile

L’episodio risale a un pomeriggio del 2024. Il bambino si era fermato a giocare con alcuni coetanei nel cortile del condominio, mentre la madre, 39 anni e di nazionalità romena, lo seguiva dal balcone.

Le versioni di accusa e difesa sono in netto contrasto. Secondo la ricostruzione degli investigatori, una volta terminati i giochi il piccolo avrebbe cercato di rientrare nell’appartamento, trovando però la porta chiusa.

La vicenda, ora approdata a una sentenza non definitiva, rientra tra le notizie di cronaca del territorio veneto e del Nordest.

L’attesa e la chiamata al 113

Il bambino sarebbe rimasto all’esterno dell’edificio per circa due ore, cercando più volte di richiamare l’attenzione della madre attraverso il campanello.

Non riuscendo a entrare, avrebbe deciso di telefonare al 113, spiegando agli operatori di essere stato lasciato fuori casa.

Dopo la richiesta di aiuto, una pattuglia della Questura ha raggiunto il condominio. Gli agenti hanno parlato con il bambino e successivamente citofonato all’appartamento.

La porta aperta all’arrivo degli agenti

Di fronte ai poliziotti, la madre avrebbe aperto la porta. Secondo la ricostruzione riportata, avrebbe però contestato l’intervento delle forze dell’ordine, sostenendo che non vi fossero ragioni per intromettersi nella questione familiare.

Gli agenti hanno proseguito gli accertamenti e, poche ore dopo, la donna è stata denunciata per l’ipotesi di abbandono di minore.

La chiamata del bambino aveva consentito alla pattuglia di intervenire. In un’altra vicenda, di natura diversa, una richiesta telefonica aveva portato gli operatori a offrire ascolto e compagnia a un anziano che si sentiva solo.

La condanna e l’appello annunciato

Il procedimento è stato definito in primo grado attraverso il rito abbreviato, con la condanna della madre a un anno e quattro mesi.

La donna ha sempre respinto la ricostruzione del bambino. La difesa, rappresentata dall’avvocata Alice Chiementin, ha annunciato l’intenzione di impugnare la decisione davanti alla Corte d’appello.

La sentenza non è definitiva e il successivo giudizio dovrà esaminare le contestazioni che saranno presentate dalla difesa.

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