L'audiovisivo muove lavoro e spesa locale in Friuli Venezia Giulia: i numeri dietro i set

Dal festival di Trieste ai set regionali: nel 2025 l'audiovisivo in FVG ha assistito 80 produzioni, con 10,2 milioni di spesa diretta prevista. I dati e cosa cambia nel 2026.

25 ottobre 2026 13:08
L'audiovisivo muove lavoro e spesa locale in Friuli Venezia Giulia: i numeri dietro i set -
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TRIESTE – Il cartellone del Trieste Science+Fiction Festival, in programma dal 3 all'8 novembre, riporta l'attenzione sul cinema nella sua forma più visibile: anteprime, autori, sale e pubblico. Ma dietro una settimana di proiezioni c'è un'economia meno immediata da vedere e più distribuita sul territorio. Nel 2025 la Friuli Venezia Giulia Film Commission ha assistito 80 produzioni fra film, serie, cortometraggi, documentari e programmi televisivi; 21 progetti sono stati finanziati e la spesa diretta prevista in regione è stata quantificata in 10,2 milioni di euro. Il dato è stato comunicato dalla Regione Friuli Venezia Giulia a settembre.

Non è una misura degli incassi al botteghino né del valore turistico futuro di una singola opera. È, più concretamente, la spesa prevista che le produzioni sostengono qui: servizi, ospitalità, professionisti, figurazioni, trasporti, location e lavorazioni. Per residenti e imprese è la parte che spiega perché il cinema non riguarda soltanto le città dei festival. Un set può arrivare in un comune piccolo, restare poche settimane e lasciare commesse a una platea di attività che non appartengono al settore culturale in senso stretto.

Dal programma del festival alla filiera che lavora tutto l'anno

Science+Fiction è un appuntamento culturale con una funzione propria, da non sovrapporre ai meccanismi del Film Fund: la 26ª edizione si svolgerà a Trieste dal 3 all'8 novembre, con sale e appuntamenti diversi, come spiegato nel nostro articolo sul programma, le sedi e le modalità di accesso al festival. La sua attualità offre però un buon punto d'osservazione per leggere il sistema più ampio: la regione ospita rassegne consolidate, ma al tempo stesso usa Film Commission e Fondo audiovisivo per attirare e accompagnare le produzioni che girano sul posto.

La funzione della Film Commission non si riduce al contributo economico. La pagina istituzionale della Regione descrive attività di ricerca delle location, supporto logistico, relazioni con enti e uffici e collegamento con professionalità locali. Sono passaggi che incidono sulla possibilità stessa di aprire un set fuori dai poli produttivi tradizionali. Per una produzione, trovare in tempi brevi un luogo adatto, chi può fornire un servizio e con quale interlocutore pubblico coordinarsi è una parte rilevante del preventivo; per un territorio, è il modo con cui una richiesta episodica può trasformarsi in lavoro per chi è già presente.

Nel 2025, secondo il bilancio regionale presentato a febbraio, erano state assistite 75 produzioni e finanziate 21, più tre sostenute dal Fondo Go Film della Camera di commercio Venezia Giulia. Il successivo aggiornamento regionale di settembre indica 80 produzioni assistite e conferma 21 progetti finanziati. Per evitare di sommare rilevazioni non omogenee, il confronto utile è usare il dato più aggiornato di 80 assistite e mantenere separati i 21 finanziamenti: essere assistiti dalla Film Commission e ottenere un contributo non sono la stessa cosa.

Che cosa raccontano 10,2 milioni di euro

I 10,2 milioni di euro di spesa diretta previsti per i progetti finanziati nel 2025 non equivalgono a un ritorno garantito per ogni euro pubblico né a un fatturato attribuibile a una singola impresa. Il numero va letto per quello che è: una previsione di spesa sul territorio collegata alle produzioni sostenute. La Regione ha quantificato in circa 2,5 milioni la dotazione destinata ai 21 progetti e ha stimato una spesa locale circa quattro volte superiore all'investimento. È un rapporto comunicato dall'ente regionale, non una certificazione di utile per il comparto.

I dettagli operativi mostrano dove quella spesa può distribuirsi. Nella presentazione di febbraio la Regione aveva indicato 278 giornate di lavorazione, 13.500 pernottamenti alberghieri e 1.984 generici e figurazioni impiegati; circa il 30% della spesa diretta prevista era destinato a tecnici e maestranze del Friuli Venezia Giulia. Alberghi, ristorazione, noleggi, artigiani, trasporti, fornitori di materiali e servizi di produzione sono quindi coinvolti accanto a chi lavora direttamente con camera, suono, costumi, scenografia o organizzazione.

Questo è il cambiamento più concreto: il cinema diventa una domanda temporanea ma articolata di servizi locali. Non la sostituzione di un'attività stabile, e nemmeno una garanzia automatica per tutte le imprese, ma un canale aggiuntivo che richiede competenze riconoscibili, disponibilità e capacità di lavorare con tempi di set. Per chi già opera nel territorio, la differenza fra essere chiamato o restare fuori dipende anche dall'essere rintracciabile nelle reti professionali che la Film Commission mette in relazione con le produzioni.

Bordano, il caso che rende visibile la ricaduta

Il caso più leggibile è quello di The Dog Stars, il film di Ridley Scott girato a Bordano e lungo il Tagliamento. Le riprese locali sono durate circa tre settimane e hanno trasformato l'area pedemontana in un paesaggio americano post-apocalittico: qui il racconto delle riprese di The Dog Stars tra Bordano e il Tagliamento ricostruisce il lavoro di sopralluogo che ha preceduto la scelta.

Secondo la Regione, quella sola produzione ha generato quasi 3,4 milioni di euro di spesa diretta sul territorio e 6,1 milioni di indotto stimato. Sono dati riferiti al progetto, non da estendere automaticamente ad altri film. Servono però a capire la scala potenziale di una produzione internazionale: in un comune di dimensioni contenute il valore non è soltanto l'immagine finale della location, ma la concentrazione di pernottamenti, pasti, trasporti e prestazioni richieste in un arco di tempo breve.

Un altro esempio citato dalla Regione è Palmanova, scelta da Disney Italia per la promozione di Thunderbolts dei Marvel Studios. I due casi sono diversi per dimensione e finalità, ma chiariscono una caratteristica del modello friulano: non esiste un solo set-tipo. Possono entrare nella filiera le città storiche, le aree fluviali, le montagne e la costa, a condizione che la produzione trovi luoghi, servizi e interlocutori adeguati.

Le regole del sostegno: quali spese e quali soggetti

Il Film Fund è una leva pubblica con regole definite, non un fondo indistinto per qualunque video. La scheda regionale su produzioni e audiovisivi precisa che possono accedere imprese di produzione con sede in Italia, nell'Unione europea o in Paesi equiparati a condizione di reciprocità. Le spese rimborsabili riguardano servizi svolti per le produzioni; non è quindi un contributo diretto a un generico esercizio commerciale o a un privato che voglia proporre una location.

Per opere seriali e di finzione il regolamento prevede, secondo il punteggio, percentuali del 20, 25 o 30% della spesa dichiarata in Friuli Venezia Giulia, con massimali che arrivano a 300mila euro. Per documentari e cortometraggi le percentuali indicate sono 30 o 35%, fino a 30mila euro. La soglia di accesso e il genere dell'opera contano: non è corretto applicare queste percentuali a ogni progetto né interpretarle come rimborso dell'intero costo di produzione.

Nel 2026 la Giunta regionale ha stanziato 1,55 milioni di euro per il Fondo audiovisivo: 1,2 milioni destinati alle produzioni regionali, 50mila euro a prodotti in lingua friulana e 300mila euro per l'attività istituzionale dell'Associazione Fondo audiovisivo FVG. Il riparto, pubblicato dalla Regione il 28 febbraio, rafforza soprattutto la continuità della filiera, mentre non autorizza a prevedere in anticipo il numero di set o le ricadute dell'anno in corso.

Quali conseguenze per territori e imprese

Per gli enti locali la questione pratica è preparare procedure e contatti che non rallentino un set: concessioni, uso degli spazi, viabilità temporanea, rapporti con i gestori di luoghi pubblici e tutela delle attività quotidiane vanno coordinati prima delle riprese. Un set ben gestito può generare domanda senza scaricare disagi non previsti su residenti e negozi; uno gestito male rischia invece di trasformare una presenza breve in un costo organizzativo.

Per le imprese, il dato da non fraintendere è che il comparto non funziona soltanto per attori e registi. La Regione cita espressamente l'impiego di maestranze locali e le ricadute sull'accoglienza. Chi offre ospitalità, catering, trasporto, noleggio, servizi tecnici o artigianali può avere interesse a seguire gli strumenti della Film Commission e del Fondo audiovisivo, ma senza aspettarsi incarichi automatici: la selezione resta nelle mani delle produzioni e dipende dalle necessità di ciascun progetto.

Per i residenti il beneficio più immediato non è sempre visibile sul momento. Un film può rendere riconoscibile un luogo e creare curiosità, ma il turismo cinematografico non nasce per decreto e non va confuso con i pernottamenti della troupe. Il risultato misurabile oggi è la spesa attivata durante la lavorazione; la reputazione della destinazione e l'eventuale ritorno di visitatori sono effetti possibili, da verificare nel tempo caso per caso.

Il festival di Trieste, dunque, resta un evento per il pubblico; i set regionali raccontano un'altra parte della stessa infrastruttura culturale. I dati 2025 e le risorse 2026 mostrano una filiera che coinvolge Trieste, le città d'arte e località meno esposte. La prova della sua utilità non sta in una promessa generica di visibilità, ma nella capacità di rendere quella filiera accessibile, trasparente e concretamente spendibile per chi vive e lavora nei territori scelti dalle produzioni.

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