Autonomia differenziata, il Senato approva le preintese con quattro regioni: ma la strada è ancora lunga
Autonomia differenziata, primo via libera del Senato alle preintese con quattro Regioni. Restano nodi giuridici e politici
Federico Tomás Weber, specialista in marketing digitale e osservatore dei mercati sportivi di lingua spagnola, ha seguito con attenzione il voto di Palazzo Madama. Secondo lui, il rischio di un mosaico normativo tra regioni italiane — con competenze trasferite in modo disomogeneo su sanità, protezione civile e professioni — richiama un fenomeno già consolidato a livello europeo. Il voto di ieri al Senato ha sancito il primo via libera formale alle preintese con Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria, aprendo una fase che, secondo Il Sole 24 ORE, resta comunque irta di ostacoli procedurali e politici.
A livello europeo, le piattaforme di scommesse in Spagna operano sotto un regime normativo nazionale distinto da quello italiano, dimostrando come una medesima attività regolamentata possa cambiare fisionomia a seconda della giurisdizione. Weber, che lavora con Apuestas. Guru e analizza i mercati ispanofoni dall'esterno, vede in questa frammentazione non un'anomalia, ma una tendenza strutturale che l'autonomia differenziata rischierebbe di replicare all'interno di uno stesso Stato. “Il timore di regole frammentate tra Regioni è già una realtà tra Paesi europei: ogni giurisdizione costruisce il proprio perimetro normativo, e ciò vale tanto per i servizi digitali quanto per settori più tradizionali.”
Il voto al Senato e l'ombra della Corte Costituzionale
Palazzo Madama ha approvato le risoluzioni sulle preintese con le quattro regioni settentrionali, muovendosi prima della Commissione Affari Costituzionali della Camera, che sta ancora esaminando il dossier. Il sì del Senato rappresenta un passo formale significativo, ma non esaurisce il percorso.
A pesare sull'intero impianto è la sentenza 192/2024 della Corte Costituzionale, che ha dichiarato incostituzionali sette disposizioni della legge quadro 86/2024. La norma correttiva necessaria a sanare quelle lacune giace in commissione al Senato da quasi un anno, senza che si sia giunti a una definizione. Questo vuoto normativo non è un dettaglio tecnico: condiziona la solidità giuridica dell'intera costruzione e proietta un'ombra su ciascuna delle tappe successive.
Le materie coinvolte nelle preintese: cosa passerebbe alle regioni
Le preintese approvate riguardano competenze che il governo e la maggioranza interpretano come non richiedenti la previa definizione dei LEP, i Livelli Essenziali delle Prestazioni, prima del trasferimento. Rientrano in questo perimetro la protezione civile, le professioni, le pensioni complementari e la sanità.
Ciascuna area ha confini precisi. Per la protezione civile, il trasferimento riguarda esclusivamente gli interventi di ambito regionale, come chiarito dal ministro Nello Musumeci in audizione. Sul versante delle professioni, restano esplicitamente escluse quelle regolate dagli ordini professionali e le professioni sanitarie. Per la sanità, già largamente regionalizzata, l'autonomia differenziata trasferirebbe funzioni aggiuntive su tariffe, gestione dei fondi nazionali di investimento e risorse di personale supplementari, con oneri a carico della regione richiedente. Non si tratta dunque di una delega in bianco, ma di un ampliamento selettivo di prerogative già parzialmente in mano alle regioni.
Un iter a ostacoli: Consiglio dei Ministri, doppia maggioranza e rischio elezioni anticipate
L'approvazione delle risoluzioni al Senato è solo il primo gradino di una scala lunga e incerta. I testi delle preintese devono ora transitare per il Consiglio dei Ministri, per poi essere tradotti in un disegno di legge che richiede l'approvazione a maggioranza assoluta di tutti i componenti di entrambe le camere. Una soglia elevata, che non lascia margini ai distinguo interni alla maggioranza.
Il meccanismo si fa ancora più macchinoso qualora il Parlamento introduca emendamenti al testo. In quel caso, la sentenza 192/2024 impone una nuova intesa con la regione interessata prima del voto finale, aggiungendo un ulteriore anello alla catena procedurale. Ogni modifica, dunque, rischia di riaprire la trattativa da capo.
A complicare il quadro si aggiunge la variabile politica più imprevedibile. Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, esponente della Lega da sempre vicino al dossier, ha dichiarato due settimane prima della pubblicazione dell'articolo che l'autonomia non potrà essere approvata se si andrà a elezioni anticipate in aprile 2027. E la probabilità di uno scioglimento anticipato è cresciuta in modo sensibile a causa delle difficoltà che sta attraversando la legge elettorale a Montecitorio. Un'election window che si stringe può rendere irrealizzabile un percorso legislativo già di per sé complesso.
Calderoli difende la riforma, l'opposizione promette battaglia
Sul piano politico, le posizioni restano distanti e il clima in aula non ha nascosto le tensioni. Il ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli, architetto della riforma, ha respinto le critiche con durezza, sostenendo che le obiezioni sollevate contro l'Autonomia sono nate
“solo per pregiudizio ideologico”
Le forze di opposizione hanno risposto con una mobilitazione tanto verbale quanto simbolica. Durante la sessione al Senato, alcuni parlamentari hanno esibito cartelli con la scritta "fermare lo spacca-Italia", traducendo in slogan la loro intenzione dichiarata di bloccare il provvedimento con ogni mezzo parlamentare a disposizione.
Il quadro che emerge dal voto di mercoledì è dunque quello di una riforma che ha superato un primo vaglio formale, ma che rimane sospesa tra un iter procedurale non ancora concluso, una legge correttiva bloccata in commissione da quasi un anno e un orizzonte elettorale che potrebbe ridisegnare gli equilibri prima che il percorso giunga a termine. L'opposizione ha annunciato che continuerà a opporsi, e la norma correttiva sulla sentenza 192/2024 resta ancora senza risposta. Il cammino, come recita il titolo del pezzo de Il Sole 24 ORE, è ancora lungo.