Autonomia Fvg, Pellegrino attacca: “Poche competenze e confronto non a porte chiuse”

Dopo l’audizione in V Commissione, la consigliera Avs contesta metodo e risultati sul trasferimento delle competenze.

A cura di Web Team Web Team
22 giugno 2026 17:17
Autonomia Fvg, Pellegrino attacca: “Poche competenze e confronto non a porte chiuse” -
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TRIESTE - Sul percorso di ampliamento dell’autonomia del Friuli Venezia Giulia, la consigliera regionale Serena Pellegrino chiede un cambio di metodo e attacca i risultati fin qui raggiunti dalla Commissione paritetica Stato-Regione. Dopo l’audizione in V Commissione, l’esponente di Alleanza Verdi e Sinistra sostiene che il lavoro sulle norme di attuazione dello Statuto speciale non possa svolgersi “a porte chiuse” e che il collegamento con l’intero Consiglio regionale debba diventare stabile.

Per Pellegrino, il punto non è solo procedurale. La consigliera contesta anche il merito dell’attività svolta finora, giudicata troppo limitata: i risultati sarebbero riconducibili a poche voci, con prevalenza di trasferimenti di immobili demaniali dallo Stato alla Regione, mentre su dossier considerati centrali non ci sarebbero avanzamenti.

Il nodo politico dopo l’audizione in V Commissione

Secondo Pellegrino, la Commissione paritetica, che interviene sull’assetto delle competenze tra Stato e Regione, dovrebbe mantenere un rapporto “costante, trasparente e strutturato” con tutto il Consiglio regionale, come previsto dal regolamento consiliare. A suo giudizio, il confronto non può limitarsi alle direzioni centrali dell’amministrazione regionale se l’obiettivo è ampliare davvero gli spazi di specialità del Friuli Venezia Giulia.

La critica arriva in una fase in cui il tema dell’autonomia è tornato al centro del dibattito regionale, anche per il peso che avrà sulle competenze future e sulla capacità della Regione di incidere su materie strategiche. In questo quadro rientrano anche le scelte politiche e finanziarie più ampie, come quelle affrontate nell’assestamento del Fvg da 624 milioni.

“Un compitino”: le critiche ai risultati della Commissione

Nel merito, Pellegrino afferma che quanto prodotto finora dalla Commissione è lontano da ciò che era stato chiesto quasi due anni fa con un documento approvato a larga maggioranza. La consigliera parla di una sorta di “compitino”, insufficiente persino per chi quel documento lo aveva votato nel 2024.

Secondo l’esponente di opposizione, molte istanze ritenute essenziali sarebbero rimaste ferme, segnando una fase di stasi che, nella sua lettura, contrasta con quanto fatto dalle Province autonome di Trento e Bolzano. Il riferimento è alla capacità di tradurre il confronto istituzionale in un ampliamento più concreto delle competenze.

Pellegrino osserva inoltre che nell’elenco delle materie trattate prevalgono i passaggi di beni immobili dallo Stato alla Regione, mentre mancherebbe un avanzamento sostanziale su temi di maggiore peso politico e amministrativo.

I temi assenti: istruzione, ambiente e beni culturali

Tra le competenze che, secondo la consigliera, non trovano spazio nel lavoro della Commissione ci sono istruzione, paesaggio, beni culturali e ambiente. È su questi ambiti che Pellegrino concentra la parte più netta della sua critica, sostenendo che siano proprio le materie più sensibili per misurare la qualità e la direzione dell’autonomia.

La consigliera precisa che l’obiettivo non dovrebbe essere un semplice trasferimento di funzioni, ma un’armonizzazione di spazi e competenze “a beneficio delle comunità”. Per questo mette in guardia dal rischio che il valore economico prevalga sulla tutela del patrimonio culturale e paesaggistico, che a suo avviso deve restare in capo allo Stato.

Il riferimento a Fedriga e la critica alla linea della maggioranza

Nella nota, Pellegrino chiama in causa anche il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, ricordando il suo ruolo di presidente della Conferenza delle Regioni. Secondo la consigliera, proprio questa posizione dovrebbe spingerlo ad affrontare il nodo politico dell’autonomia in termini più sostanziali, invece di fermarsi alla sola dimensione della rappresentanza.

Da qui la domanda sugli ostacoli che, sempre secondo Pellegrino, avrebbero impedito al documento della maggioranza di arrivare ai risultati annunciati.

La parte finale dell’intervento allarga poi il campo alle politiche regionali degli ultimi anni. La consigliera sostiene che da oltre otto anni la maggioranza abbia inseguito il consenso attraverso bonus e misure non strutturali, senza affrontare le emergenze di fondo né il tema della messa in sicurezza del territorio e della comunità. Il punto, conclude, è capire come la Regione affronterà il futuro quando le risorse oggi disponibili si ridurranno e tornerà a pesare la ciclicità delle fluttuazioni economiche.

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