Autotrasporto, costi in aumento e imprese in difficoltà: «il Friuli Venezia Giulia perde pezzi»

Pedaggi e gasolio più cari spingono in alto i costi. In dieci anni perse 450 imprese di trasporto in Friuli Venezia Giulia.

07 febbraio 2026 08:51
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L’inizio dell’anno si sta rivelando particolarmente pesante per chi opera nel trasporto su strada. Il settore si trova stretto tra pedaggi autostradali in aumento e prezzi del carburante in crescita, due voci che incidono in modo diretto sui costi fissi delle imprese. Secondo le analisi dell’Ufficio studi CGIA, il rialzo medio dei pedaggi (+1,5%) e quello del gasolio per autotrazione (+3,6%) stanno comprimendo i margini, soprattutto per le realtà più piccole, già strutturalmente fragili .

Se il prezzo del diesel dovesse restare sugli attuali livelli per tutto l’anno, l’impatto economico potrebbe tradursi in diverse migliaia di euro di spese aggiuntive. Un aggravio che pesa in modo sproporzionato sui piccoli operatori, spesso esclusi dai meccanismi di rimborso dei pedaggi e dai crediti d’imposta sulle accise. Per ogni mezzo pesante impiegato, l’extra costo annuo per il solo carburante può arrivare a circa 2.000 euro, una cifra che mette sotto stress i bilanci aziendali.

A rendere il quadro ancora più critico contribuiscono i ritardi nei pagamenti, una pratica diffusa che ha spinto il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a intervenire con una circolare specifica. Il provvedimento richiama i committenti al rispetto dei tempi di pagamento e introduce sanzioni fino al 10% del fatturato annuo, applicabili dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nei confronti dei soggetti inadempienti. Costi fissi in crescita e flussi di cassa incerti rappresentano oggi una combinazione potenzialmente esplosiva per molte aziende del comparto.

Il ridimensionamento del settore emerge con chiarezza guardando ai dati di medio periodo. In dieci anni il numero complessivo delle imprese attive nel trasporto merci su strada in Friuli Venezia Giulia è sceso da 1.473 a 1.024 unità, con una perdita netta di 449 aziende (-30,5%). Un calo che colloca la regione tra le realtà più colpite a livello nazionale.

Nel confronto con il resto del Paese, le flessioni più marcate si registrano in Valle d’Aosta, Marche e Lazio, mentre l’unica eccezione positiva è il Trentino-Alto Adige, che mostra una crescita superiore al 12%. Le crisi economiche succedutesi nell’ultimo decennio – dal debito sovrano alla pandemia – hanno inciso in modo significativo, ma non sono l’unica spiegazione.

In Friuli Venezia Giulia ha pesato anche la concorrenza dei vettori stranieri, in particolare provenienti dall’Europa orientale. A questo si aggiunge un processo di aggregazioni e acquisizioni che ha ridotto drasticamente il numero delle imprese monoveicolari. Un fenomeno che, pur riducendo la platea degli operatori, ha contribuito ad aumentare la dimensione media delle aziende e la produttività complessiva del sistema logistico.

Un settore strategico spesso sottovalutato

Il trasporto su strada rappresenta una colonna portante dell’economia regionale. In un territorio a forte vocazione manifatturiera e con una rete diffusa di piccole e medie imprese, la movimentazione delle merci su gomma è essenziale per collegare produzione, distribuzione e consumo.

In Italia oltre l’80% delle merci viaggia su strada almeno in una fase del percorso. Materie prime, semilavorati e prodotti finiti dipendono quotidianamente dall’efficienza dei trasporti per raggiungere stabilimenti, magazzini, porti e punti vendita. Senza questo contributo, intere filiere produttive rischierebbero di fermarsi in poche ore, con effetti economici a catena.

Il settore svolge inoltre un ruolo chiave nel sostegno alle eccellenze produttive regionali, dall’agroalimentare alla meccanica, garantendo puntualità, flessibilità e qualità del servizio. Per le merci deperibili, come alimenti freschi e farmaci, il trasporto su strada resta spesso l’unica soluzione in grado di assicurare consegne rapide e controllate.

Tra i principali fattori di debolezza spiccano le infrastrutture datate, progettate decenni fa e oggi non sempre adeguate ai volumi di traffico attuali. Alcuni snodi strategici, come l’autostrada A4 Venezia-Trieste, sono sottoposti a un utilizzo intenso che genera rallentamenti, disservizi e costi aggiuntivi per le imprese.

Dal punto di vista economico, molti operatori lavorano con margini estremamente contenuti. La pressione competitiva, spesso alimentata da operatori esteri, spinge le aziende a rinviare investimenti in mezzi più moderni, digitalizzazione e innovazione organizzativa. L’aumento dei costi energetici e l’incertezza dei mercati rendono questo equilibrio ancora più fragile.

A tutto ciò si aggiunge la carenza di manodopera. Il mestiere dell’autista fatica ad attrarre nuove generazioni, scoraggiate da orari irregolari, condizioni di lavoro impegnative e redditi incerti. Sullo sfondo resta infine la sfida ambientale: la transizione verso soluzioni più sostenibili richiede investimenti elevati e tempi lunghi, non sempre compatibili con le risorse disponibili delle imprese.

Udine guida per numero di aziende, gorizia la più colpita

Nel dettaglio provinciale, Udine si conferma l’area con il maggior numero di imprese attive nel settore, 459 unità, seguita da Pordenone (336), Trieste (131) e Gorizia (98). Tuttavia, guardando all’andamento dell’ultimo decennio, è proprio Gorizia a segnare la contrazione più pesante, con una riduzione del 35,1% delle aziende.

Seguono Trieste (-33,2%), Udine (-29,5%) e Pordenone (-29,3%). Numeri che fotografano un comparto ancora centrale per l’economia regionale, ma alle prese con sfide strutturali sempre più complesse, tra costi in aumento, pressione competitiva e difficoltà operative.

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