Babysitter pedofilo, continue chiamate dei genitori in Questura: "E' quello che lavorava da noi?"

Genitori in ansia dopo l’arresto di un babysitter: indagini su foto e video per identificare tutti i minori coinvolti.

23 gennaio 2026 08:57
Babysitter pedofilo, continue chiamate dei genitori in Questura: "E' quello che lavorava da noi?" -
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PADOVA – Non si fermano le telefonate e le e-mail che arrivano in questura. A contattare la polizia sono genitori preoccupati, famiglie che negli ultimi anni avevano affidato i propri figli a un giovane babysitter e che ora chiedono con angoscia se quel ragazzo arrestato possa essere proprio lui. Il timore è uno solo: che tra i bambini vittime di abusi possano esserci anche i loro figli.

L’allarme delle famiglie e le verifiche della polizia

Le richieste dei genitori si intrecciano con il lavoro investigativo portato avanti dagli agenti della Squadra mobile, impegnati a ricostruire nel dettaglio un quadro che la Procura distrettuale di Venezia ha definito gravissimo. Le accuse contestate sono di violenza sessuale e detenzione di materiale illegale, in un’indagine che continua ad allargarsi.

Il flusso di segnalazioni spontanee rappresenta un elemento cruciale: mamme e papà forniscono indicazioni utili su periodi, abitazioni e contatti, permettendo agli investigatori di incrociare i dati con quanto emerge dalle analisi tecniche.

Il contenuto del cellulare e l’identificazione dei minori

Sotto la lente degli esperti informatici è finito il telefono cellulare del 27enne, insieme ad altri dispositivi elettronici. All’interno sono stati trovati numerosi file, tra immagini e filmati. In alcuni casi i volti dei bambini risultano riconoscibili, in altri le riprese si concentrano esclusivamente su dettagli che rendono impossibile un’identificazione immediata.

Proprio per questo il contributo delle famiglie è ritenuto fondamentale: sapere se il giovane abbia prestato servizio in determinate abitazioni può aiutare a dare un nome alle vittime e a quantificare con precisione il numero dei minori coinvolti. Un passaggio indispensabile anche in vista di un eventuale processo, nel quale le famiglie potranno costituirsi parte civile.

La denuncia e l’avvio dell’inchiesta

L’inchiesta ha preso avvio dal racconto di un bambino, che avrebbe subito abusi tre anni fa. Un episodio rimasto a lungo sommerso e che ancora oggi lascia segni profondi. Il coraggio di parlare ha fatto scattare l’allarme e ha permesso agli inquirenti di intervenire.

Dopo il via libera della Procura, è stata disposta una perquisizione domiciliare, effettuata nei giorni scorsi. All’interno dell’abitazione del 27enne sono stati sequestrati due telefoni cellulari, un tablet e un computer, tutti ora al vaglio degli specialisti.

Migliaia di file e materiale autoprodotto

Dalle prime verifiche è emerso un quadro inquietante: migliaia di foto e video archiviati sui dispositivi. Una parte del materiale risulterebbe scaricata dalla rete, ma diverse centinaia di file sarebbero stati realizzati direttamente dal giovane.

In molti filmati il 27enne si riprende mentre compie atti espliciti con bambini anche molto piccoli. Alcune registrazioni sarebbero recentissime, altre risalirebbero a diversi anni fa, fino al 2019. Secondo quanto accertato, il ragazzo pubblicava annunci online e su giornali locali e, nel corso di circa sei anni, avrebbe accudito decine di bambini.

Un lavoro delicato per tutelare i minori

Gli investigatori parlano di un’indagine complessa e particolarmente delicata. L’obiettivo prioritario è la tutela dei bambini, evitando ulteriori traumi. Sarà coinvolto personale specializzato per accompagnare le famiglie in un percorso difficile, fatto di riconoscimenti, ascolto e supporto.

Il 27enne, descritto come insospettabile e senza precedenti noti, svolgeva l’attività di babysitter come principale occupazione, seppur in modo saltuario. Un dettaglio che rende ancora più profondo lo sconcerto delle famiglie coinvolte e della comunità.

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