A Belluno l’ex caserma Piave diventa laboratorio per teatro, voce e intelligenza artificiale

Il 10 ottobre Hangar 11 ospita Vertigini: un appuntamento che lega ricerca scenica, riuso di uno spazio urbano e la nuova stagione Belluno Miraggi.

09 ottobre 2026 11:16
A Belluno l’ex caserma Piave diventa laboratorio per teatro, voce e intelligenza artificiale -
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BELLUNO — Sabato 10 ottobre, a Hangar 11, il Festival Vertigini propone un seminario dedicato alla voce dell’attore e alle nuove tecnologie di intelligenza artificiale. L’appuntamento è puntuale; il tema, però, racconta qualcosa di più concreto per Belluno: uno spazio dell’ex caserma Piave continua a essere usato come luogo di produzione, formazione e incontro per le arti performative, invece di restare soltanto una porzione di patrimonio urbano in attesa di una funzione.

Non è corretto trasformare un singolo seminario in una prova di un cambiamento generale del lavoro teatrale o dell’uso dell’AI in provincia: non esistono dati pubblici che lo dimostrino. È però verificabile il percorso dello spazio e dell’associazione che lo anima. Dal 2015 SlowMachine lavora all’Hangar 11, nella zona dell’ex caserma Piave; il progetto Vertigini è nato nel 2018 e lo ha scelto come uno dei suoi luoghi chiave. L’iniziativa di sabato mette quindi insieme tre piani che interessano direttamente il territorio: il riuso di una struttura esistente, la ricerca artistica e l’apertura di una nuova stagione teatrale cittadina.

Il 10 ottobre: non soltanto un incontro sull’AI

Il programma comunicato dagli organizzatori parte alle 18.30 all’Hangar 11, in via Tiziano Vecellio 82/N. L’avvio è affidato alla presentazione della decima edizione di Belluno Miraggi, la stagione che si svolgerà da novembre 2026 ad aprile 2027 al Teatro Dino Buzzati. Dopo un momento di condivisione, è prevista la messinscena di Causa di beatificazione, testo di Massimo Sgorbani con regia di Rajeev Badhan, prodotto da SlowMachine e debuttato nell’ottobre 2025.

Il seminario sulla voce dell’attore e sulle nuove tecnologie AI è inserito nel progetto Marte – Uomo e nuove tecnologie per l’audiovisivo e lo spettacolo dal vivo. La formulazione merita prudenza: il programma non presenta l’intelligenza artificiale come sostituto dell’interprete né annuncia una dimostrazione di un prodotto commerciale. Il fuoco dichiarato è la condivisione attorno al rapporto fra strumento tecnologico, voce e pratica artistica. Per chi frequenta teatro, scuole, associazioni culturali o produzioni audiovisive locali, è questa la domanda utile: come possono essere discussi e sperimentati nuovi strumenti senza confondere una tecnologia con il lavoro umano, la presenza in scena o i diritti sulle opere.

Data, luogo e scansione della serata sono riportati nella comunicazione dell’iniziativa. Gli organizzatori non indicano nella nota una tariffa o una procedura di prenotazione per l’intera serata: non è quindi corretto attribuire ingresso gratuito, costo o posti disponibili senza una conferma diretta. Il contatto pubblicato da SlowMachine è [email protected]; i numeri indicati dall’associazione sono 328 9252116 e 0437 381188.

Da spazio militare a luogo per prove e spettacoli

Hangar 11 non è una sala nata per il teatro. È collocato nell’area dell’ex caserma Piave, un contesto che rende evidente il valore del riuso: anziché costruire un nuovo contenitore per ogni attività culturale, il progetto ha lavorato su una struttura esistente, adattandola a prove, laboratori, residenze, incontri e spettacoli. Per una città alpina, dove la rete di sale e spazi indipendenti non ha la densità delle grandi aree urbane, la disponibilità di un luogo flessibile ha una conseguenza pratica: artisti e pubblico possono incontrarsi in un ambiente che non coincide né con il palco istituzionale né con un evento estemporaneo in piazza.

La storia pubblicata dall’associazione collega l’assegnazione dello spazio al 2015 e la nascita di Vertigini al 2018. Il festival è stato pensato come progetto di arti performative e contaminazione fra linguaggi: teatro, musica, arti visive e ricerca. L’archivio delle passate edizioni di Vertigini descrive Hangar 11 come luogo chiave del percorso e ricorda la volontà di creare un punto di riferimento per artisti e nuove generazioni. Sono gli obiettivi dell’organizzazione, non un bilancio statistico di presenze o ricadute economiche; proprio per questo vanno letti per ciò che sono, senza trasformarli in numeri non pubblicati.

Nel caso di Belluno, il riuso ha anche un significato quotidiano. Uno spazio culturale attivo permette di programmare attività in periodi diversi dell’anno, di ospitare pratiche che richiedono tempi di prova e di affiancare il cartellone del Teatro Dino Buzzati. Non significa che ogni edificio dismesso possa diventare automaticamente un teatro: servono gestione, sicurezza, sostenibilità economica e una proposta artistica. Ma l’esperienza di Hangar 11 mostra come una funzione culturale possa dare continuità a un luogo, non solo occupare una data in calendario.

Perché la voce resta il centro del tema tecnologico

Parlare di AI nello spettacolo dal vivo può far pensare subito a immagini generate, avatar o sostituzione digitale. Il titolo scelto per il seminario sposta invece l’attenzione sulla voce dell’attore. È un passaggio importante perché la voce non è un semplice file audio: è respirazione, interpretazione, relazione con il corpo e con lo spettatore. Gli strumenti digitali possono intervenire su registrazione, montaggio, elaborazione e riproduzione; non eliminano automaticamente il valore artistico e professionale di chi interpreta.

Questa distinzione non è un dettaglio teorico. Per una compagnia, un performer o uno studente che si avvicina all’audiovisivo, l’uso di software generativi pone questioni operative: quale materiale è stato usato per addestrare o produrre un contenuto, chi autorizza la riproduzione di una voce, come si indica il contributo umano, quali limiti si scelgono in scena. Il programma di Belluno non fornisce risposte normative a tutti questi interrogativi e non sarebbe serio attribuirgliele. Offre tuttavia un contesto locale nel quale affrontarli attraverso le pratiche dello spettacolo, invece di lasciarli a una discussione astratta.

Il collegamento con la voce rende il seminario diverso da una semplice presentazione di app. Nel lavoro scenico, la tecnologia entra dentro un processo fatto di prove, drammaturgia, diritti, suono e presenza. Un laboratorio o un incontro di condivisione può essere utile proprio se rende visibili queste differenze: non serve per decretare che l’AI sia buona o cattiva, ma per capire quali usi sono coerenti con un progetto e quali richiedono cautela, consenso e competenze specifiche.

Vertigini e la stagione: due tempi dello stesso presidio culturale

La serata del 10 ottobre tiene insieme un appuntamento festivaliero e l’annuncio della stagione Belluno Miraggi 2026/27. Sono due formati diversi. Vertigini lavora sull’incontro, sulla ricerca e sulla sperimentazione in uno spazio come Hangar 11; una stagione teatrale organizza invece un rapporto continuativo con il pubblico attraverso date programmate in sala. La presenza nella stessa serata aiuta a leggere il passaggio dall’attività di ricerca alla fruizione cittadina, senza far coincidere le due cose.

Causa di beatificazione è il tassello performativo della serata. Nella presentazione diffusa dagli organizzatori, le interpreti Elena Strada e Sofija Zobina sono in scena con Isabella Nefar in video; il lavoro mette al centro tre figure femminili e una riflessione su identità, dolore e trasformazione. È utile ricordare che lo spettacolo ha debuttato nel 2025: l’appuntamento bellunese non viene presentato come una prima assoluta, ma come parte di un percorso produttivo già avviato.

La programmazione recente di Vertigini aiuta a capire il tipo di spazio che l’associazione sta costruendo. Il 27 settembre, sempre all’Hangar 11, è stato ospitato PFAS ovvero la nascita dell’antropocene, esito di un laboratorio di cittadinanza sviluppato a partire da materiali, documenti e testimonianze sul rapporto fra acqua e territorio. Il resoconto dell’iniziativa spiega che i partecipanti hanno costruito progressivamente la drammaturgia, invece di limitarsi a recitare un testo già dato. L’accostamento non autorizza a definire Vertigini un festival “sull’AI” o “ambientale”: documenta però una linea di lavoro in cui il teatro dialoga con questioni contemporanee e con chi vive il territorio.

Cosa può portarsi a casa il pubblico

Per i residenti, l’utilità dell’appuntamento non è soltanto assistere a uno spettacolo. È vedere come viene usato uno spazio che fa parte della città e capire che il tema delle tecnologie può essere affrontato anche fuori da convegni specialistici. Per chi lavora nella cultura, nelle scuole o nell’audiovisivo, la serata offre un’occasione di osservazione e confronto; per chi cerca semplicemente il teatro, presenta un titolo già inserito in un percorso artistico e anticipa la stagione invernale.

Resta una regola di metodo: prima di partecipare è bene verificare direttamente con l’organizzazione condizioni di accesso, eventuale prenotazione, durata e aggiornamenti. L’pagina di SlowMachine dedicata a Vertigini riporta i riferimenti dell’associazione e il contesto storico del festival; la comunicazione del 10 ottobre resta il riferimento per la serata specifica. Non sono disponibili elementi verificabili per promettere posti, costi o attività ulteriori.

Il punto centrale, a Belluno, è dunque concreto: un ex spazio militare viene usato come presidio culturale e laboratorio, mentre una serata mette in relazione palco, voce e tecnologie emergenti. Non è una scorciatoia per risolvere le sfide della cultura locale, né una prova che l’AI cambierà da sola il teatro. È un esempio verificabile di come un luogo recuperato possa ospitare domande contemporanee e trasformarle in un incontro aperto alla città.

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