Negozi alimentari, in Italia calano le imprese ma crescono gli addetti: i dati 2012-2024

Lo studio presentato a Venezia fotografa il settore: meno attività dal 2012, più occupati e clienti sempre più attenti a prezzo e qualità.

21 luglio 2026 11:39
Negozi alimentari, in Italia calano le imprese ma crescono gli addetti: i dati 2012-2024 -
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VENEZIA - I negozi alimentari al dettaglio in Italia diminuiscono di numero, ma diventano mediamente più strutturati e con maggiore capacità occupazionale. È il quadro che emerge dallo studio “La bottega del futuro. Come cambiano i consumi, come evolve il negozio”, presentato a Venezia il 20 luglio 2026 da Format Research.

Nel 2024 le imprese del commercio al dettaglio alimentare sono 123.383, su un totale di 518 mila imprese del commercio al dettaglio: rappresentano il 23,7% del settore. Gli addetti, invece, mostrano una tenuta e un lieve aumento rispetto al 2012, segnale di un comparto che perde attività ma si concentra in strutture più organizzate.

Il calo delle imprese dal 2012 al 2024

La serie storica ricostruita da Format Research su dati Istat mostra una discesa costante nell’arco di dodici anni. Nel 2012 le imprese del commercio alimentare al dettaglio erano 154.944; nel 2024 sono scese a 123.383.

L’andamento annuale segnala una riduzione quasi continua: 154.627 nel 2013, 149.582 nel 2014, 146.482 nel 2015, 146.328 nel 2016, 142.094 nel 2017, 138.531 nel 2018, 137.758 nel 2019, 133.634 nel 2020, 131.866 nel 2021, 131.589 nel 2022 e 127.053 nel 2023, fino all’ulteriore calo del 2024 (-1,4% sull’anno precedente).

Lo studio distingue anche tra dettaglio non specializzato e specializzato. Le imprese non specializzate risultano in forte contrazione: da 48.643 nel 2012 a 26.578 nel 2024. Più stabile il dettaglio specializzato, che passa da 76.912 a 78.478 nello stesso periodo, mantenendo un andamento molto più vicino ai livelli iniziali.

Più addetti nonostante meno negozi

Uno dei dati centrali del report riguarda il rapporto tra imprese e occupazione. Nel 2024, mentre il numero delle attività attive continua a ridursi, il numero degli addetti mostra invece un incremento rispetto ai livelli del 2012.

Secondo Format Research, questa dinamica è legata a una progressiva evoluzione del settore verso formule distributive mediamente più organizzate e capaci di assorbire più occupazione. In altre parole, diminuiscono le insegne attive, ma quelle che restano tendono ad avere una struttura più solida.

Come cambia la spesa degli italiani

Accanto ai numeri sulle imprese, la ricerca analizza anche il comportamento dei consumatori. Il quadro descritto è quello di famiglie prudenti, con acquisti più frequenti ma quantitativi più ridotti.

Pesano il calo demografico e l’invecchiamento della popolazione. I consumatori senior dispongono di più risorse e trainano una parte della crescita, mentre gli shopper più giovani continuano a orientare le tendenze di sviluppo.

Tra i comportamenti rilevati emergono meno scorte in casa, minore tolleranza agli sprechi e una spesa sempre più frammentata: carrelli più piccoli, acquisti ravvicinati nel tempo e fedeltà più debole verso il punto vendita. Si riducono inoltre gli acquisti dei prodotti ritenuti non necessari e la sostituzione dei beni avviene solo quando indispensabile.

Lo studio registra anche un orientamento più marcato verso le formule percepite come convenienti, con una particolare attenzione a discount e drugstore.

Prezzo, qualità e promozioni guidano le scelte

Per chi vende alimentari, il fattore decisivo resta il prezzo, ma non da solo. La ricerca segnala una crescita molto forte dell’attenzione al rapporto qualità-prezzo, indicato dal 95,1% degli intervistati. Subito dopo compaiono le promozioni e le offerte, al 91,8%, e la qualità legata anche agli ingredienti, al 91,5%.

Il documento insiste su un punto: in un contesto competitivo, il negozio deve costruire un posizionamento chiaro nella mente del consumatore. La domanda di fondo, secondo lo studio, è semplice: perché scegliere quel punto vendita e non un altro. La risposta passa dalla capacità di offrire un motivo riconoscibile, concreto e positivo per fare acquisti lì.

Le fonti del report

L’analisi si basa su elaborazioni Format Research realizzate su dati Istat e Unioncamere, oltre che su materiali di Agronetwork e sull’Osservatorio FIDA 2025 e 2026. Tra le fonti citate figurano anche gli atti del Convegno FIDA 2026, curati dal professor Roberto Ravazzoni.

Il documento è stato predisposto come base per una presentazione orale e raccoglie dati sulla struttura del comparto, sull’occupazione e sull’evoluzione delle abitudini di acquisto, con un focus sulle strategie che i dettaglianti possono adottare di fronte ai nuovi comportamenti dei consumatori.

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