Casa di Cura Città di Udine: dipendenti in Cassa integrazione. Il direttore ASU FC: "rimango esterrefatto"
"In relazione al tema emerso in queste ore , relativo alla messa in cassa integrazione di dipendenti della Casa di Cura Città di Udine, rimango esterrefatto. "Tuona così il Direttore Generale dell'ASU...
"In relazione al tema emerso in queste ore , relativo alla messa in cassa integrazione di dipendenti della Casa di Cura Città di Udine, rimango esterrefatto. "
Tuona così il Direttore Generale dell'ASU FC Massimo BRAGANTI.
"Da diverse settimane – segnatamente da metà marzo, il sottoscritto, insieme alla Direttrice Sanitaria dell’ Azienda, abbiamo incontrato il Direttore Sanitario della Casa di Cura."
" In quella sede, oltre a chiedere la disponibilità ad accogliere nostri pazienti dalle medicine per potenziare le aree dedicate al Covid, in conseguenza della riduzione di attività imposta dalla normativa vigente abbiamo richiesto la messa a disposizione di tecnologia per rianimazione (ventilatori) ma anche di avere l’ elenco di anestesisti, medici, infermieri, OOS che potessero metterci a disposizione secondo i vari istituti contrattuali (distacco dei loro dipendenti o prestazioni libero professionali)."
"Di tali elenchi non abbiamo ad oggi avuto notizia, mentre apprendiamo la procedura di attivazione della Cassa Integrazione, in un momento in cui stiamo disperatamente cercando professionisti per garantire l’ apertura dei posti COVID a Udine e a Palmanova, che richiedono un maggior carico assistenziale. "
"Appare assurdo ricercare medici e infermieri in giro per l’ Italia, avendone la disponibilità nel nostro territorio. Laddove fossero state evidenziate criticità, il sottoscritto e la Direttrice Sanitaria avrebbero certamente identificato mediazioni e soluzioni vincenti per ambedue le Aziende e soprattutto per i cittadini."
"Dal contatto intervenuto, rimango in attesa della trasmissione degli elenchi dei professionisti, onde poter rinforzare i nostri ranghi in questa battaglia contro il COVID."
IL COMUNICATO UFFICIALE DELLA STRUTTURA
In
seguito alle disposizioni regionali che hanno sospeso tutte le prestazioni
ambulatoriali non urgenti per il contenimento del contagio da Covid-19, il
Policlinico Città di Udine ha registrato un calo sostanziale delle attività in
base al quale si è resa necessaria l’attivazione del fondo di integrazione
salariale per 210 dei 270 dipendenti.
“Dopo aver fatto smaltire permessi e ferie, ci troviamo nella
situazione di dover attivare il fondo di integrazione salariale (FIS) per i
nostri lavoratori – spiega l’amministratore delegato Claudio Riccobon. “L’azienda,
come segnale di vicinanza e riconoscenza per la disponibilità dimostrata dai
propri collaboratori in questa fase critica, è già al lavoro per riuscire a
coprire con uno stanziamento di fondi propri parte della percentuale di
stipendio non coperta dal FIS”.
A partire dal 10 marzo il Policlinico è rimasto infatti operativo
solo per le prestazioni indifferibili, come le urgenze oncologiche, la dialisi
o le prestazioni ambulatoriali con priorità B (breve).
“Come ci è stato richiesto dall’Azienda Sanitaria
Universitaria Friuli Centrale – continua Riccobon - nell’ambito di una
concreta collaborazione con le strutture pubbliche, abbiamo messo a
disposizione 50 posti letto di medicina non-Covid per far fronte al momento di
emergenza. Fortunatamente tali posti letto non si sono resi necessari e quindi
abbiamo ritenuto di limitare l’attività della struttura di viale Venezia
ricorrendo temporaneamente a questo strumento di sostegno del reddito nei
confronti dei nostri dipendenti”.