Case di comunità, in Friuli centrale raggiunto il target Pnrr: 23 strutture attivate
Presentati a Udine i risultati della Missione 6 in Asufc: investimenti per 40,1 milioni e primi dati sugli accessi tra dicembre 2025 e
UDINE - Nella sanità territoriale del Friuli centrale è stato raggiunto il target delle 23 case di comunità previste dal Pnrr. Il dato è stato presentato all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, dove la Regione ha illustrato lo stato di attuazione della Missione 6 in Asufc, con un investimento complessivo di 40.166.851 euro tra fondi nazionali e risorse regionali.
La rete delle Case della comunità, organizzata tra hub e spoke, interessa i nodi di Udine, Tarvisio, Tolmezzo, Gemona del Friuli, Tarcento, San Daniele del Friuli, Cividale del Friuli, Codroipo, Palmanova, Cervignano del Friuli e Latisana. Per l’hub di Udine il direttore Denis Caporale ha indicato l’apertura nei primi mesi del 2027.
Quanto vale l’investimento in Asufc
Il modello delle Case della comunità, pensato come punto fisico di prossimità per l’accesso ai servizi sanitari, vale complessivamente 40.166.851 euro. Di questi, 16.383.345 euro arrivano dai fondi Pnrr, mentre la Regione Friuli Venezia Giulia ha coperto una quota superiore, pari a 23.783.506 euro, destinata agli interventi edilizi e impiantistici e all’acquisto di attrezzature biomediche, strumenti informatici e arredi.
L’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi ha rivendicato proprio questo aspetto, sottolineando che oltre la metà delle risorse è stata messa a disposizione dal bilancio regionale.
I primi dati sugli accessi nei servizi territoriali
I numeri dei primi sei mesi di attività, rilevati tra dicembre 2025 e maggio 2026, mostrano una domanda sostenuta nei servizi territoriali. Negli Ambulatori di cure primarie si registrano picchi di oltre 4.000 accessi diurni a Udine e Cividale.
Ancora più significativo il dato sulla continuità assistenziale notturna e festiva: nel solo capoluogo friulano sono stati gestiti 11.199 contatti. Un volume che, secondo quanto emerso nella presentazione, conferma il peso di questi presidi nell’orientare e assorbire una parte della domanda sanitaria fuori dagli ospedali.
Per mantenere l’operatività medica sulle 24 ore, l’amministrazione sanitaria ha adottato una strategia su più livelli: medici a tempo determinato e indeterminato, contratti libero-professionali e procedure di coprogettazione. Sono inoltre in fase di attivazione nuovi bandi dedicati ai medici pensionati da impiegare nelle cure primarie.
Cosa offrono le Case della comunità
Accanto alle prestazioni sanitarie obbligatorie, come Punto unico di accesso, assistenza domiciliare e servizi infermieristici, il modello punta anche sull’integrazione con la rete sociale. La coprogettazione con gli enti del Terzo settore viene indicata come uno degli strumenti per rafforzare il welfare di comunità, sostenere i caregiver e attivare servizi di accompagnamento rivolti ad anziani e persone fragili.
L’obiettivo è una presa in carico più ampia, che unisca componente sanitaria e sociale.
I prossimi passaggi tra medici di famiglia e enti locali
Nel corso dell’incontro Riccardi ha ribadito che questa fase non chiude il percorso, ma rappresenta un passaggio iniziale di una riorganizzazione più ampia. Tra i punti richiamati dall’assessore c’è l’accordo con la medicina generale, considerato uno dei passaggi chiave per popolare progressivamente le nuove strutture di prossimità con i medici di famiglia.
L’assessore ha inoltre indicato i prossimi interlocutori del percorso: enti locali, sindaci, assessori, consiglieri comunali, Terzo settore, rappresentanze economiche e sociali e organizzazioni sindacali. L’intenzione dichiarata è spiegare in modo più chiaro a cittadini e territori a cosa serva concretamente la riforma.
Nel suo intervento Riccardi ha richiamato anche il tema della percezione dei cittadini rispetto alla qualità del sistema sanitario regionale, osservando che i giudizi dei report indipendenti e la percezione pubblica non sempre coincidono.
Il ruolo delle centrali territoriali e del numero 116117
Tra gli strumenti meno visibili ma considerati centrali nella riforma ci sono le Centrali operative territoriali, indicate come il luogo in cui i professionisti coordinano i percorsi, intercettano i bisogni e assumono decisioni organizzative.
Fra i tasselli operativi è stato citato anche il 116117, il numero pensato per orientare correttamente i cittadini e accompagnarli nell’accesso ai servizi sanitari.