Caso Regeni, Capozzi: la sentenza della Corte d'Assise fissa le responsabilità

La consigliera regionale Rosaria Capozzi commenta il verdetto della prima Corte d'Assise di Roma sull'uccisione di Giulio Regeni.

29 settembre 2026 13:24
Caso Regeni, Capozzi: la sentenza della Corte d'Assise fissa le responsabilità -
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TRIESTE - La sentenza della prima Corte d'Assise di Roma sull'uccisione di Giulio Regeni viene definita "importante" dalla consigliera regionale del Movimento 5 Stelle Rosaria Capozzi, che richiama il valore del verdetto nel fissare responsabilità e nel dare un punto fermo alla ricerca della verità.

Capozzi è intervenuta dopo la condanna di tre cittadini egiziani, sottolineando che la decisione dei giudici non può restituire Giulio Regeni alla sua famiglia né alleviare il dolore per una perdita che definisce ingiusta e devastante. Per la consigliera, però, il pronunciamento ha un peso preciso sul piano giudiziario e pubblico.

Secondo Capozzi, dopo anni di ricerca, attesa e ostacoli, il verdetto afferma in modo netto la responsabilità per quanto accaduto al ricercatore friulano. La sentenza, aggiunge, riconosce anche la natura dell'attività messa in atto da persone legate allo Stato egiziano.

Il commento sul valore della sentenza

Nel suo intervento, la rappresentante del M5S parla di un passaggio fondamentale nella ricerca di quella verità che la famiglia Regeni ha continuato a chiedere nel tempo. Un percorso, osserva, portato avanti nonostante gli anni trascorsi, le difficoltà investigative e la complessità di un caso che ha segnato profondamente il Paese.

Capozzi evidenzia che la giustizia non cancella il dolore, ma può comunque dare un nome alle responsabilità e fissare nella storia giudiziaria ciò che è accaduto. In questo senso, la sentenza viene indicata come un accertamento che non può essere ignorato.

Il richiamo alla memoria di Giulio Regeni

Nel suo commento, la consigliera regionale insiste anche sul dovere di ricordare Giulio Regeni, richiamandone l'impegno, la curiosità e la sete di conoscenza. Per Capozzi, la decisione dei giudici rappresenta un punto fermo proprio perché afferma che la sua vita, la sua dignità e la sua memoria non possono essere consegnate all'oblio.

Il riferimento finale della consigliera va quindi non solo al valore della sentenza emessa il 29 settembre 2026, ma anche alla necessità di tenere aperta la memoria pubblica su una vicenda che, dopo anni di attesa, ha portato a un riconoscimento giudiziario delle responsabilità.

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