Cavasso Nuovo, un libro racconta la ricostruzione di 21 Comuni dopo il terremoto
Presentato a Cavasso Nuovo il volume di 123 pagine dedicato ai borghi tra Livenza e Arzino e al recupero dell’identità edilizia.
CAVASSO NUOVO - Un volume di 123 pagine ricostruisce, attraverso documenti tecnici, immagini d’epoca e fotografie attuali, il percorso seguito da 21 Comuni della montagna e della Pedemontana pordenonese dopo il terremoto del 1976. Il libro, intitolato “Il recupero nel segno dell’identità: dal Livenza all’Arzino a 50 anni dal terremoto”, è stato presentato nella sala polifunzionale di Cavasso Nuovo su iniziativa del Comune con il contributo della Regione FVG.
Il lavoro mette al centro le soluzioni adottate nella ricostruzione di borghi storici, case a ballatoio e corti rurali, con l’obiettivo di documentare come il recupero edilizio abbia cercato di conservare il tessuto storico e paesaggistico dei paesi colpiti dal sisma. L’opera è stata realizzata da City Advertising di Elena Iuri, che ha condotto la serata, e dalla redazione di Esplora&Ama con Lucia Braida per il coordinamento editoriale, Francesco Pesante per progetto grafico e impaginazione e Ferdi Terrazzani per la foto di copertina.
I Comuni raccontati nel volume
Nel libro trovano spazio i Comuni di Polcenigo, Aviano, Montereale-Valcellina, Maniago, Fanna, Cavasso Nuovo, Arba, Vivaro, Andreis, Barcis, Claut, Frisanco, Meduno, Tramonti di Sotto, Tramonti di Sopra, Sequals, Travesio-Toppo, Clauzetto, Castelnovo del Friuli, Pinzano al Tagliamento e Vito d’Asio.
Si tratta di una documentazione pensata non solo per studiosi e tecnici, ma anche per amministratori e cittadini. A presentare il volume è stato l’architetto Giampiero Calligaro, autore dell’introduzione, che ha richiamato una cultura del progetto capace di innovare senza cancellare l’identità dei luoghi.
Il sindaco Michele Bier ha affidato al frontespizio del libro una dedica rivolta a chi ha rimarginato “le crepe nei muri e degli animi” e, durante la cerimonia, ha spiegato che l’opera è pensata come memoria da trasmettere alle nuove generazioni. Un tema che si inserisce anche nel calendario dei 50 anni dal terremoto, al centro in queste settimane di altre iniziative sul territorio come il volume sulla ricostruzione tra Livenza e Arzino.
Le indicazioni emerse durante la presentazione
Nel prologo del libro, Cristina Amirante, assessore regionale alle Infrastrutture e Territorio, richiama il valore del patrimonio edilizio storico come risorsa strategica per uno sviluppo sostenibile del territorio, indicando nella qualità della ricostruzione un riferimento ancora attuale.
Durante l’incontro sono intervenuti anche Lucia Buna e Markus Maurmair. Buna ha definito il libro una testimonianza per immagini di una delle aree che più hanno sofferto il sisma del ’76, mentre Maurmair ha ricordato il contributo arrivato anche dagli emigrati friulani e dai fondi statunitensi destinati alla ricostruzione.
Rudy De Zorzi, vicepresidente dell’Associazione Sindaci, ha posto l’attenzione anche sull’aspetto amministrativo del modello Friuli e sui modelli matematici sviluppati nel territorio per la tenuta antisismica. Ancilla Canderan, assessore alla cultura di Cavasso Nuovo, ha invece definito il volume uno strumento di memoria duratura, non soltanto un registro del passato.
Recupero edilizio e identità dei borghi
Uno dei passaggi centrali emersi durante la presentazione riguarda il rapporto tra ricostruzione e identità locale. Giuliano Cescutti, presidente della Comunità di montagna delle Prealpi friulane orientali, ha richiamato il principio del “dove era e come era”, mentre il vicesindaco Emanuele Zanon ha ricordato che accanto ai risultati raggiunti non sono mancate alcune “ferite edilizie” dovute a demolizioni affrettate.
Zanon ha però sottolineato il ruolo dell’articolo 8 della legge regionale 30 del ’97, che ha introdotto il concetto di recupero e valorizzazione dei criteri storici ed etnici, ponendo un argine alla delocalizzazione e all’omologazione. In questa cornice, il patrimonio edilizio tradizionale viene letto come parte essenziale dell’identità culturale, storica e paesaggistica regionale.
Nel volume, l’ingegnere Piermarino Francescon evidenzia inoltre l’importanza delle tecniche di consolidamento e adeguamento strutturale introdotte nel tempo, spiegando come gli interventi standardizzati sugli elementi strutturali abbiano consentito il recupero di una parte ampia del patrimonio edilizio esistente. Un tema che torna anche nel confronto più ampio avviato in Friuli sul rapporto tra ricostruzione, lavoro e sviluppo, come nel convegno di Osoppo sul lavoro e la ricostruzione.
Le testimonianze finali e la mostra fotografica
Nella parte conclusiva della cerimonia, Ancilla Canderan ha dato spazio alle testimonianze dirette di due vigili del Contingente di Soccorso del 1976, che hanno raccontato la loro esperienza durante i giorni del sisma.
Accanto alla presentazione del libro è stata proposta anche la mostra fotografica collettiva “Apocalisse” di Andrea Schettin e Riccardo Brunetti, curata da Boris Brollo e presentata da Annamaria Poggioli.