Prima gli sparano, poi gettano l’auto con il corpo nel fiume: chi è il 35enne ucciso

Identificato il 35enne trovato legato in un’auto nel Tergola. Indagini su un possibile regolamento di conti legato allo spaccio.

10 settembre 2026 11:05
Prima gli sparano, poi gettano l’auto con il corpo nel fiume: chi è il 35enne ucciso -
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SAN GIORGIO DELLE PERTICHE – È stato identificato l’uomo trovato senza vita all’interno di una Fiat Bravo affondata nelle acque del Tergola. La vittima è Ferdinant Hoti, cittadino albanese di 35 anni domiciliato a Mirano, in provincia di Venezia.

Secondo quanto emerso dai primi accertamenti, Hoti sarebbe stato ucciso con un colpo d’arma da fuoco esploso da distanza ravvicinata. Il corpo sarebbe stato successivamente avvolto in un sacco nero, caricato nella parte posteriore dell’automobile e trasportato fino alla chiusa di Torre di Burri, nel territorio di San Giorgio delle Pertiche.

L’inchiesta si concentra ora sugli ultimi spostamenti del 35enne e sulle persone incontrate nelle ore precedenti alla morte. Gli investigatori stanno approfondendo soprattutto le sue frequentazioni nel Miranese, dove l’uomo risultava domiciliato.

Il corpo nascosto nella parte posteriore dell’auto

Il ritrovamento è avvenuto martedì mattina, dopo la segnalazione di un passante che aveva notato un’automobile nelle acque del canale. Una volta recuperata la vecchia Fiat Bravo, i soccorritori hanno scoperto il cadavere nel vano posteriore, sistemato sopra i sedili abbattuti.

Il corpo era avvolto in un sacco nero e aveva le mani legate. Anche la vettura presentava un elemento che ha subito attirato l’attenzione degli investigatori: era stata privata delle targhe prima di essere fatta finire nel Tergola.

Le modalità del delitto e il tentativo di nascondere contemporaneamente il cadavere e l’automobile hanno dato all’indagine i contorni di un’esecuzione pianificata. Il caso si aggiunge agli altri omicidi e fatti di sangue avvenuti nel Nordest sui quali sono impegnate le forze dell’ordine.

Il colpo esploso da distanza ravvicinata

I primi esami medico-legali avrebbero individuato sul corpo una ferita compatibile con un proiettile esploso a distanza ravvicinata. Hoti sarebbe quindi stato già morto quando la Fiat Bravo è stata spinta nel corso d’acqua.

Il cadavere potrebbe essere rimasto nel fiume per diverse ore. La permanenza nell’acqua avrebbe compromesso alcuni degli elementi utili all’esame esterno, rendendo determinante l’autopsia programmata per domani.

L’esame autoptico dovrà stabilire con precisione la causa e l’orario della morte, la traiettoria del proiettile e l’eventuale presenza di altre lesioni. Potrà inoltre fornire indicazioni utili per ricostruire ciò che è accaduto prima che il corpo venisse caricato sull’automobile.

L’identificazione attraverso le impronte digitali

L’identità della vittima è stata accertata nella giornata di mercoledì attraverso il confronto delle impronte digitali presenti nelle banche dati delle forze dell’ordine.

Una volta attribuito un nome al cadavere, le indagini si sono spostate anche nel Veneziano. I carabinieri stanno cercando di ricostruire i movimenti compiuti da Ferdinant Hoti prima dell’omicidio, verificando contatti, frequentazioni e appuntamenti.

L’inchiesta è coordinata dalla pubblica ministera Claudia Brunino ed è affidata al Nucleo investigativo dei carabinieri di Padova, con il supporto dei militari della Compagnia di Cittadella. Gli accertamenti rientrano in una complessa attività investigativa che interessa sia la cronaca della provincia di Padova sia il territorio veneziano.

L’ipotesi del regolamento di conti

Una delle piste prese in considerazione conduce a un possibile regolamento di conti maturato nell’ambiente dello spaccio di sostanze stupefacenti. Si tratta, allo stato attuale, di un’ipotesi investigativa ancora da verificare.

A indirizzare gli accertamenti in questa direzione sarebbero soprattutto le modalità dell’omicidio: il colpo esploso da vicino, le mani legate, il corpo chiuso nel sacco e il successivo tentativo di eliminare ogni traccia facendo sprofondare l’automobile nel canale.

Gli inquirenti stanno quindi ricostruendo il passato di Hoti e la rete dei suoi rapporti. Le persone con le quali il 35enne aveva trascorso le ultime ore potrebbero fornire elementi utili per individuare il movente e gli autori del delitto.

Le telecamere potrebbero ricostruire la fuga

Le immagini dei sistemi di videosorveglianza rappresentano uno dei principali elementi sui quali stanno lavorando i carabinieri. I militari stanno cercando di seguire il percorso della Bravo attraverso i varchi installati lungo le strade della zona.

Le telecamere possono registrare non soltanto le targhe, assenti sulla vettura recuperata, ma anche le caratteristiche dei mezzi in transito. L’obiettivo è verificare se, davanti o dietro alla Fiat, compaia ripetutamente la stessa automobile.

La presenza costante di un secondo veicolo potrebbe indicare l’esistenza di un mezzo utilizzato dall’assassino o dai suoi complici per allontanarsi dopo aver spinto la Bravo nel Tergola. Se sufficientemente complete e nitide, le registrazioni potrebbero consentire di ripercorrere a ritroso il viaggio dell’auto e individuare eventuali accompagnatori.

Le operazioni investigative condotte dai carabinieri proseguono quindi su più territori, con l’analisi delle telecamere, dei contatti della vittima e dei suoi ultimi movimenti.

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