«Non andate a scuola domani, ci vogliono stuprare»: choc nelle chat studentesche

A Verona circolano nelle chat scolastiche messaggi su presunte aggressioni alle studentesse. Paura tra le famiglie, notizie da verificare.

20 ottobre 2026 12:19
«Non andate a scuola domani, ci vogliono stuprare»: choc nelle chat studentesche -
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VERONA – Messaggi che invitano le ragazze a non presentarsi a scuola, riferimenti a presunti gruppi organizzati per commettere violenze sessuali e segnalazioni di elenchi con nomi di studentesse. Sono gli avvisi che, secondo quanto riportato da L’Arena, circolano dalla sera di lunedì 19 ottobre nelle chat delle scuole superiori veronesi, suscitando forte preoccupazione tra alunne e genitori.

Le minacce descritte nei messaggi restano da verificare: il materiale riportato non consente di stabilire se si tratti di un pericolo concreto o della diffusione di voci prive di riscontro. Intanto, alcune famiglie hanno contattato la Polizia e altre hanno deciso, per precauzione, di tenere le figlie a casa.

Gli avvisi condivisi nelle chat scolastiche

Nei messaggi viene prospettata la presenza di gruppi che si starebbero organizzando per aggredire sessualmente le studentesse. In alcune conversazioni sarebbero comparsi anche nomi e cognomi di una decina di ragazze indicate come possibili bersagli.

Gli avvisi citano inoltre istituti frequentati prevalentemente da ragazze, presentandoli come luoghi che potrebbero essere presi di mira.

Tra le informazioni rilanciate compare anche la voce di una violenza sessuale che sarebbe già avvenuta all’esterno di una discoteca di Verona. Anche questa circostanza, nel racconto disponibile, non è accompagnata da una conferma ufficiale e non può essere considerata un fatto accertato.

Le telefonate dei genitori alla Polizia

La circolazione dei messaggi ha spinto diversi genitori a cercare chiarimenti. Uno di loro ha raccontato a L’Arena di aver chiamato subito la Polizia dopo aver letto le conversazioni.

Secondo la sua testimonianza, l’agente contattato avrebbe riferito che la situazione era già nota, che erano stati avvisati gli uffici competenti e che sarebbero stati predisposti presidi nelle scuole. Il genitore ha però precisato di non aver ricevuto una risposta certa sull’attendibilità delle minacce.

Si tratta del resoconto di una telefonata fornito da un familiare, distinto da una comunicazione ufficiale delle forze dell’ordine.

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