Anca senza protesi, svolta a Portogruaro: torna il chirurgo che attira pazienti da tutta Italia
All’ospedale di Portogruaro torna Luigino Turchetto, specialista nella chirurgia conservativa dell’anca con metodo Ganz.
PORTOGRUARO – L’ospedale di Portogruaro torna a rafforzare il proprio ruolo nella chirurgia conservativa dell’anca. L’ULSS4 ha annunciato il ritorno di Luigino Turchetto, chirurgo ortopedico tra i pochi specialisti in Italia a praticare la tecnica sviluppata da Reinhold Ganz, riferimento internazionale della moderna chirurgia dell’anca senza ricorso immediato alla protesi.
A comunicarlo è stato il direttore generale dell’ULSS4, Carlo Bramezza, che ha sottolineato il valore del rientro di Turchetto all’interno dell’ospedale portogruarese. Un ritorno che non riguarda soltanto l’attività chirurgica, ma anche la possibilità di trasmettere esperienza, metodo e competenze ai giovani ortopedici.
La presenza di Turchetto rappresenta un elemento di grande rilievo per l’ortopedia di Portogruaro. Il chirurgo è stato allievo di Reinhold Ganz e ha maturato una competenza specifica in una tecnica che punta a correggere alcune patologie dell’anca senza arrivare subito all’impianto di una protesi artificiale.
Portogruaro è stato tra i primi ospedali in Italia a introdurre questo tipo di intervento e resta ancora oggi tra le poche strutture nazionali in cui viene eseguita la chirurgia conservativa dell’anca con questa metodologia.
Si tratta di un percorso specialistico rivolto soprattutto a pazienti giovani, spesso bambini, adolescenti e adulti sotto i 40 anni, per i quali l’obiettivo è preservare il più possibile l’articolazione naturale.
La chirurgia conservativa dell’anca è una tecnica pensata per intervenire su alcune condizioni congenite o strutturali dell’articolazione, in particolare nei casi di displasia d’anca.
L’obiettivo è correggere il problema prima che l’anca vada incontro a un deterioramento più serio, riducendo il rischio di una precoce artrosi e cercando di evitare, o almeno rinviare, il ricorso alla protesi in età giovane.
Il metodo praticato da Turchetto permette, in molti casi, di ottenere benefici già nelle prime fasi successive all’intervento. Il paziente operato non necessita di apparecchiature esterne di stabilizzazione e può iniziare a muoversi nei giorni immediatamente successivi utilizzando semplici stampelle, secondo le indicazioni cliniche del personale sanitario.
Il direttore dell’Ortopedia di Portogruaro, Stefano Saggin, ha evidenziato come questa tipologia di chirurgia venga eseguita solo in pochi centri specializzati in Italia. Tra questi rientra proprio l’ospedale di Portogruaro, che da anni lavora su questo fronte con un’esperienza riconosciuta.
Gli interventi riguardano in particolare persone in giovane età, generalmente tra gli 8 e i 40 anni, affette da displasia dell’anca. Si tratta di una condizione che, se non trattata in modo adeguato, può portare negli anni a un’usura anticipata dell’articolazione e alla necessità di sostituire l’anca con una protesi.
Proprio per questo la chirurgia conservativa assume un valore importante: intervenire prima, quando possibile, per proteggere la qualità della vita del paziente e mantenere più a lungo la funzionalità dell’articolazione naturale.
L’esperienza maturata dall’ospedale di Portogruaro ha portato nel tempo numerosi pazienti a rivolgersi alla struttura non solo dal Veneto orientale, ma anche da altre regioni italiane e dall’estero.
Sono soprattutto famiglie con figli giovani o giovanissimi a cercare una risposta specialistica per patologie congenite dell’anca. In questi casi la prospettiva di evitare una protesi precoce rappresenta un elemento determinante nel percorso di cura.
La possibilità di intervenire con una tecnica conservativa offre infatti una strada diversa rispetto alla sostituzione articolare, soprattutto quando il paziente è ancora in fase di crescita o comunque troppo giovane per affrontare una soluzione protesica definitiva.
L’attività svolta negli ultimi anni conferma il peso di questa specializzazione all’interno dell’ospedale. Nel triennio 2022-2024 sono stati effettuati 22 interventi di chirurgia conservativa dell’anca.
Nel 2025 gli interventi sono stati 8, mentre dall’inizio del 2026 ne sono già stati eseguiti 2. Numeri che raccontano un’attività mirata, ad alta specializzazione, rivolta a casi selezionati e complessi.
Non si tratta quindi di una chirurgia di routine, ma di un ambito in cui la competenza del team, l’esperienza del chirurgo e la qualità della presa in carico fanno la differenza.
Il ritorno di Luigino Turchetto assume anche un significato formativo. Secondo il direttore generale Carlo Bramezza, la sua presenza sarà un punto di riferimento per i giovani chirurghi dell’ospedale.
La possibilità di apprendere direttamente da uno specialista con lunga esperienza in questa tecnica rappresenta un’opportunità per consolidare e far crescere ulteriormente le competenze del reparto.
L’obiettivo è mantenere Portogruaro tra i centri capaci di offrire una chirurgia altamente specialistica, continuando a garantire ai pazienti un percorso di cura avanzato e qualificato.
Bramezza ha richiamato anche l’aspetto umano di questo percorso, ricordando le famiglie che negli anni sono arrivate a Portogruaro da ogni parte d’Italia con ragazzi da operare.
Il ritorno a casa dopo l’intervento, con una prospettiva di migliore qualità di vita, rappresenta per molti genitori un momento di sollievo e fiducia. È proprio questa dimensione, fatta di cura, attesa e speranza, a rendere particolarmente significativo il lavoro svolto nel reparto.
La chirurgia conservativa dell’anca, in questo senso, non è soltanto una tecnica operatoria. È anche una risposta concreta a famiglie che cercano di evitare ai propri figli un percorso più invasivo e una protesi in età troppo precoce.
Con il rientro di Turchetto, l’ospedale di Portogruaro rafforza una linea di attività che lo distingue nel panorama sanitario nazionale. La presenza di una chirurgia conservativa dell’anca praticata da professionisti esperti conferma la capacità della struttura di offrire prestazioni ad alta specializzazione.
Il reparto di Ortopedia potrà così continuare a rappresentare un riferimento per pazienti giovani con patologie congenite dell’anca, mantenendo al centro l’obiettivo di preservare l’articolazione naturale il più a lungo possibile.
Per l’ULSS4 si tratta di un investimento in competenze, continuità e qualità. Per i pazienti e le loro famiglie, una possibilità in più nel percorso verso una vita quotidiana più stabile, autonoma e serena.