Dolomiti Mountain School, a Claut il cibo accende il confronto sul futuro della montagna

A Claut la Dolomiti Mountain School racconta come cibo, tradizioni e nuove imprese possano creare lavoro e futuro in montagna.

30 ottobre 2026 18:49
Dolomiti Mountain School, a Claut il cibo accende il confronto sul futuro della montagna -
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La montagna può essere anche questo: un luogo in cui il cibo diventa cultura, occasione di lavoro, cura del paesaggio e possibilità di futuro. È il filo conduttore dell'appuntamento della decima edizione della Dolomiti Mountain School che si è svolto ieri nella Sala Convegni dell'Albergo Dolomiti di Claut . Il tema "Anche nel cibo la montagna insegna qualcosa" ha destato vivo interesse, portando al centro dell'attenzione il legame tra alimentazione, biodiversità, saperi e comunità delle terre alte.

La giornata ha offerto una lettura del cibo capace di andare oltre la dimensione gastronomica. Dietro una ricetta, una coltivazione o un prodotto locale si trovano conoscenze, scelte economiche e relazioni con l'ambiente. Riconoscerne il valore significa interrogarsi anche sulle condizioni che permettono alle persone di continuare a vivere e lavorare in montagna.

Dopo i saluti istituzionali di Pierpaolo Zanchetta, del Servizio biodiversità della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, e di Federico Francesco Tomè, sindaco di Claut, Gianpaolo Carbonetto, giornalista, studioso delle culture della montagna e coordinatore della Dolomiti Mountain School, ha introdotto i lavori.

L'analisi socioeconomica della montagna del Friuli Venezia Giulia proposta da Elisa Qualizza, responsabile dell'Ufficio Statistica della Camera di commercio Pordenone-Udine, ha fornito il quadro entro cui leggere opportunità e difficoltà dei territori. Irma Visalli, architetta ed esperta di paesaggio e governance territoriale partecipata, ha approfondito il rapporto tra cibo, paesaggio e comunità nelle Dolomiti Patrimonio Mondiale, mettendo in relazione le pratiche alimentari con la vita e le trasformazioni dei luoghi.

Il contributo delle antropologhe Iolanda Da Deppo e Daniela Perco ha richiamato l'attenzione sul patrimonio di conoscenze legate alla terra. Un patrimonio che trova espressione anche nella cucina, come ha mostrato il percorso dedicato a Gianni Cosetti da Annalisa Bonfiglioli, vicepresidente della Cooperativa Cramars e autrice della biografia "Il mondo di Gianni Cosetti".

L'intervento "Controvento. Gianni Cosetti e la cucina di montagna che guarda avanti" ha offerto uno spunto per riflettere sulla capacità di innovare a partire dalle proprie radici.

Alle erbe spontanee e al loro rapporto con alimentazione, salute e saperi locali è stato dedicato l'intervento di Ursula Puntel, erborista, divulgatrice e socia fondatrice dell'Accademia delle Erbe di montagna. Un tema che ha riportato lo sguardo sulle risorse del territorio e sulle conoscenze necessarie per riconoscerle e valorizzarle.

Nel pomeriggio il confronto si è esteso all'agricoltura e alle produzioni. Raffaele Testolin, già docente all'Università di Udine ed esperto di genetica agraria e frutticoltura, ha affrontato la storia delle piante e il loro rapporto con l'uomo. Giannandrea Mencini, storico dell'ambiente, giornalista e scrittore, ha approfondito il tema della "battaglia dei semi", mentre Pierpaolo Rovere, direttore tecnico della Fondazione Agrifood & Bioeconomy FVG, ha illustrato le prospettive dei prodotti innovativi legati al cibo e alla foresta nella bioeconomia montana.

Le testimonianze imprenditoriali hanno dato concretezza a questi temi. Carlo e Chiara Santarossa, agronomo e pastry chef, titolari dell'Azienda Agricola Saliet di Claut, hanno raccontato l'esperienza della coltivazione delle piante officinali in alta quota e del loro impiego in cucina. Francesco Ferraro, giovane imprenditore di Borgo Titol a Tramonti di Sopra, ha portato il proprio contributo con "Dalle radici al futuro", mentre Marica Freschi, gestrice del Rifugio Pordenone a Cimolais, ha affrontato il tema "La cucina nei rifugi che cambiano". La tavola rotonda conclusiva ha riunito le diverse prospettive emerse nel corso della giornata.

Dalla conservazione dei semi alla ristorazione in quota, dalle erbe spontanee alle nuove attività agricole, l'appuntamento ha restituito l'immagine di una montagna che custodisce conoscenze e sperimenta possibilità. Il vivo interesse suscitato dall'argomento ha sottolineato il valore di un confronto che riguarda da vicino il futuro delle comunità: il cibo può generare lavoro, mantenere competenze nei territori e dare nuove ragioni per abitarli.

L'incontro si è svolto nell'ambito della decima edizione della Dolomiti Mountain School, con la collaborazione del Comune di Claut e degli enti e delle istituzioni che accompagnano il percorso della scuola.

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