Coesione Ue, le Regioni chiedono un ruolo diretto nei piani
La commissione Coter si è riunita a Trieste; Fedriga ha illustrato la dichiarazione firmata dal Friuli Venezia Giulia con altre 64 Regioni.
Trieste, 29 ottobre - "La politica di coesione non rappresenta una semplice voce di bilancio, bensì il modo concreto in cui l'Europa entra nella vita quotidiana dei cittadini, delle imprese e dei nostri comuni. Ogni forma di centralizzazione va respinta, sostenendo il valore della coesione come principale strumento di lungo periodo dell'Unione per investire in competitività, conoscenza e sviluppo sostenibile, proprio perché si fonda su politiche regionali basate sui territori".
Così il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga ha introdotto oggi a Trieste i lavori della Commissione politica di coesione territoriale e bilancio dell'Unione europea (Coter) del Comitato europeo delle Regioni, riunitasi questa mattina nel palazzo della Regione in piazza Unità d'Italia con la presenza di oltre 30 componenti da tutta Europa. Tema centrale della giornata la centralità delle regioni nella definizione delle strategie europee di coesione.
Intervenendo per il saluto istituzionale, il massimo esponente dell'Esecutivo regionale ha sostenuto come la posizione del Comitato delle Regioni e la sinergia con la Commissione Coter risultino essenziali, in particolare in vista della transizione dalla programmazione europea 2021-27 a quella 2028-34.
Fedriga contro la centralizzazione della coesione
"Decidere gli investimenti senza considerare la strategicità e il protagonismo dei territori sarebbe un grave errore per l'intera Unione - ha dichiarato Fedriga -. Le regioni hanno sviluppato un'esperienza fondamentale per efficientare la spesa e garantire la massima efficacia degli interventi. Pur non essendoci alcuna contrarietà al monitoraggio dei risultati, questo deve strutturarsi a partire dalla centralità territoriale: una nazionalizzazione o centralizzazione delle politiche di coesione arrecherebbe un danno diretto sia alle amministrazioni locali che ai cittadini europei".
Secondo il governatore, l'efficacia della gestione territoriale è dimostrata dall'esperienza concreta delle aree di confine, come quella tra Italia e Slovenia, dove la coesione ha consentito di creare proficue sinergie su infrastrutture, servizi condivisi e integrazione della vita quotidiana. "Aree che fino a pochi decenni fa erano segnate da profonde divisioni - ha osservato Fedriga - oggi condividono piazze, comunità e strategie di sviluppo comune. Per questo motivo le regioni non devono essere considerate semplici beneficiarie dei fondi, ma partner strategici dell'Unione".
Le richieste delle 65 Regioni sul bilancio Ue
Soffermandosi sulla proposta di un Fondo unico per la gestione dei finanziamenti comunitari, Fedriga ha avvertito sul rischio di un'eccessiva centralizzazione, priva di garanzie giuridicamente vincolanti, e illustrato i punti su cui si fonda la dichiarazione sottoscritta dal Friuli Venezia Giulia a Bruxelles con altre 64 regioni europee.
"Chiediamo in primo luogo un bilancio fisso, adeguato e dedicato a tutte le categorie di regioni, incluse quelle in transizione e sviluppate. Riteniamo inoltre essenziale riconoscere normativamente il ruolo delle regioni nella preparazione, negoziazione e attuazione dei piani, poiché non esiste coesione senza rappresentanza diretta nei confronti della Commissione. Un terzo punto riguarda un orientamento ai risultati che si basi sul consenso regionale e non su riforme nazionali che sfuggono al nostro controllo. Infine, chiediamo tempistiche certe con l'approvazione delle norme entro la fine dell'anno per consentire l'uso immediato delle risorse da gennaio 2028".
"Le Regioni - ha concluso Fedriga - chiedono soltanto di poter continuare a programmare, investire e rendere conto dei risultati. Non come semplici beneficiari, ma come partner strategici dell'Unione. Il Friuli Venezia Giulia continuerà porterà queste posizioni nel confronto con Roma e Bruxelles".