Lei scaraventata sui tavolini, lui preso a calci a terra: il racconto choc di una coppia
Coppia aggredita nella notte a Badia Polesine. Presentata una denuncia: tra le accuse anche minacce e un presunto colpo di pistola.
BADIA POLESINE (ROVIGO) – Una serata trascorsa in centro si sarebbe trasformata in pochi minuti in una violenta aggressione, culminata con due persone finite al pronto soccorso e con un episodio ancora da chiarire riguardante un presunto colpo di pistola esploso in aria.
I fatti denunciati risalgono alla notte del 13 settembre, intorno alle 2, nelle vicinanze del bar Campo, in piazza a Badia Polesine. Vittime una donna di 39 anni e il compagno di 40, entrambi originari della cittadina polesana.
Secondo quanto riferito dalle persone coinvolte e dal loro legale, l'avvocato Federico Donegatti, la coppia sarebbe stata affrontata da alcuni giovani, descritti nella denuncia come poco più che maggiorenni.
La denuncia presentata ai carabinieri
A rendere pubblica la vicenda è stato proprio l'avvocato Federico Donegatti, che ha spiegato di avere depositato per conto della coppia una denuncia-querela ai carabinieri di Badia Polesine.
Il legale ha chiesto che vengano accertate le responsabilità penali delle persone indicate dai suoi assistiti, spiegando che alcuni dei presunti aggressori sarebbero stati riconosciuti e identificati.
Donegatti ha inoltre annunciato l'intenzione di costituirsi parte civile nell'eventuale processo penale, sottolineando le conseguenze che l'accaduto avrebbe avuto sulle due persone coinvolte, descritte come ancora profondamente scosse.
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La testimonianza della 39enne: «Non pensavo potesse succedere qui»
La donna ha raccontato di essere rimasta particolarmente colpita dal fatto che l'episodio sia avvenuto proprio a Badia Polesine, luogo al quale continua a essere profondamente legata nonostante da alcuni anni viva a Mira.
La 39enne ha spiegato che aveva persino valutato la possibilità di tornare a stabilirsi nella sua città d'origine. Dopo quanto accaduto, tuttavia, avrebbe iniziato a riconsiderare questa ipotesi.
Secondo la sua testimonianza, nella zona sarebbe presente un gruppo di giovani che provocherebbe preoccupazione tra alcune persone del posto. Si tratta comunque della ricostruzione fornita dalla donna, sulla quale dovranno essere svolti gli accertamenti del caso.
La 39enne ha inoltre dichiarato di essere una militante di Forza Nuova, precisazione inserita nel racconto della vicenda dalla stessa interessata.
Tutto sarebbe iniziato da alcune frasi rivolte al cane
La donna ha cercato di ricostruire i momenti precedenti alla presunta aggressione, pur spiegando di avere alcuni vuoti di memoria relativi alle fasi più violente dell'episodio.
Secondo il suo racconto, tutto sarebbe cominciato quando alcuni componenti del gruppo avrebbero fatto commenti sul suo cane.
La 39enne avrebbe reagito verbalmente e da quel momento la discussione sarebbe rapidamente degenerata.
«Io non sono una che sta zitta», ha spiegato nella sua ricostruzione, riferendo di avere risposto alle provocazioni. Sarebbero quindi arrivati gli insulti e successivamente il contatto fisico.
La donna sostiene che inizialmente sarebbero stati tre giovani poco più che maggiorenni ad affrontarla.
«Presa per il collo e scaraventata contro i tavolini»
La versione fornita dall'avvocato Donegatti descrive momenti particolarmente concitati.
Alla donna sarebbero state rivolte pesanti offese e, successivamente, uno dei presenti l'avrebbe afferrata per il collo. La 39enne sarebbe quindi stata colpita con uno schiaffo e spinta contro alcuni tavolini del locale.
Una volta a terra, secondo la denuncia, sarebbe stata raggiunta ripetutamente da calci alla schiena e al fianco.
La donna riferisce di ricordare solo parzialmente questi momenti.
«Da quando sono caduta a terra e sono stata presa a calci ho dei vuoti», ha raccontato, spiegando di volersi rivolgere anche a uno psicologo per cercare di comprendere meglio quanto accaduto e affrontare le conseguenze emotive dell'episodio.
Il compagno interviene e viene aggredito
Vedendo la donna in difficoltà, il compagno di 40 anni sarebbe intervenuto per cercare di proteggerla.
A quel punto, sempre secondo la denuncia, la situazione sarebbe ulteriormente degenerata.
Il numero delle persone presenti attorno alla coppia sarebbe aumentato e, secondo quanto riferito dalla 39enne, il gruppo sarebbe arrivato a comprendere otto o dieci giovani.
Il quarantenne sarebbe stato quindi raggiunto da calci e pugni al volto.
L'avvocato Donegatti sostiene che le percosse sarebbero continuate anche dopo la caduta dell'uomo a terra, con ulteriori colpi diretti anche alla zona del viso.
La dinamica precisa e il ruolo di ciascuna persona presente dovranno comunque essere ricostruiti attraverso le testimonianze e gli altri elementi eventualmente raccolti dagli investigatori.
Gli episodi legati alla sicurezza nelle città del Nordest continuano a essere al centro dell'attenzione della cronaca locale.
La telefonata al 112 e la fuga
La situazione si sarebbe temporaneamente interrotta quando la donna avrebbe preso il telefono per chiamare il 112.
Vedendola comporre il numero di emergenza, alcune delle persone coinvolte si sarebbero allontanate.
Ma, secondo quanto dichiarato dalla coppia, la vicenda non sarebbe terminata in quel momento.
Dopo alcuni minuti, infatti, alcuni giovani sarebbero tornati nei pressi del bar.
Ed è proprio su quanto sarebbe accaduto successivamente che si concentra uno degli aspetti più delicati dell'intera denuncia.
Il racconto della pistola e del colpo esploso in aria
Secondo la ricostruzione fornita dall'avvocato Donegatti, uno dei giovani sarebbe tornato sul posto con quella che appariva essere una pistola.
L'arma sarebbe stata sbattuta contro un tavolino del locale mentre venivano pronunciate altre frasi offensive e provocatorie.
Il gruppo avrebbe urlato nuovamente espressioni contro la coppia, chiedendo dove fosse il quarantenne.
A quel punto, secondo quanto denunciato, sarebbe stato esploso un colpo verso l'alto.
Rimane tuttavia da stabilire un elemento fondamentale: se si trattasse di un'arma reale, di una pistola a salve o di un altro tipo di dispositivo.
Su questo punto non risultano, nel racconto fornito, conclusioni definitive e saranno dunque necessari gli accertamenti degli investigatori.
L'arrivo dei carabinieri e dell'ambulanza
Sul posto sono poi intervenuti i carabinieri e il personale sanitario.
Il quarantenne è stato trasportato in pronto soccorso, mentre la compagna si è successivamente recata autonomamente nella struttura sanitaria per essere visitata.
Alla donna sarebbe stata riconosciuta una prognosi di sette giorni.
Entrambi, secondo quanto riferito dal loro avvocato, avrebbero riportato conseguenze non soltanto fisiche ma anche psicologiche.
La 39enne ha dichiarato di sentirsi ancora particolarmente scossa e di essere preoccupata anche per i familiari che vivono a Badia Polesine.
Proprio per questa ragione ha chiesto che la propria identità non venga resa pubblica.