Ddl caccia in Senato, da Trieste l’allarme di Pellegrino: «Più specie cacciabili e meno tutele»

La consigliera regionale Avs contesta il ddl 1552 in Senato: nel mirino specie cacciabili, aree protette e demanio costiero.

18 giugno 2026 19:55
Ddl caccia in Senato, da Trieste l’allarme di Pellegrino: «Più specie cacciabili e meno tutele» -
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TRIESTE - Il ddl 1552 sulla caccia è arrivato in Aula al Senato e dal Friuli Venezia Giulia si alza una nuova presa di posizione politica. Serena Pellegrino, consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra e vicepresidente della Commissione Ambiente, chiede di fermare il testo a prima firma del senatore di Fratelli d’Italia Lucio Malan, definendolo una «vera deregulation» che metterebbe a rischio fauna, habitat e sicurezza pubblica.

Per la consigliera, il provvedimento non interviene con una semplice revisione dell’attività venatoria ma finisce per stravolgere la legge 157/1992, la norma di riferimento sulla tutela della fauna selvatica e sul prelievo venatorio. Il punto politico e tecnico sollevato da Pellegrino è che il disegno di legge allargherebbe il perimetro della caccia proprio mentre restano centrali i vincoli europei sulla biodiversità.

Cosa contesta Pellegrino al ddl 1552

Nel merito, Pellegrino indica tre nodi principali: l’aumento delle specie cacciabili, l’estensione dei periodi di caccia e la riduzione delle tutele nelle aree protette e nel demanio costiero. A suo giudizio, si tratta di modifiche che segnerebbero un arretramento netto rispetto all’attuale quadro di protezione ambientale.

La consigliera sostiene che il testo approdato in Senato si ponga in contrasto con la direttiva Uccelli 2009/147/CE e con la direttiva Habitat 92/43/CEE, richiamate come i due riferimenti europei fondamentali per la tutela della biodiversità. Nella sua nota parla inoltre di un disegno di legge che avrebbe già incassato bocciature da parte dell’Unione europea e del Consiglio d’Europa.

Il giudizio politico è molto duro: secondo Pellegrino, le modifiche previste rappresentano «una resa incondizionata» alle componenti più estreme del mondo venatorio e agricolo. Da qui l’accusa di voler trasformare il territorio in un «bersaglio libero», ignorando i pareri della comunità scientifica e le norme comunitarie poste a tutela degli habitat.

Il nodo di aree protette, demanio costiero e sicurezza

Uno dei passaggi più critici, nella lettura della vicepresidente della Commissione Ambiente, riguarda la riduzione delle garanzie in zone particolarmente sensibili. Pellegrino cita espressamente le aree protette e il demanio costiero, due ambiti nei quali ritiene che un allentamento delle limitazioni produrrebbe effetti diretti sulla tutela della fauna e degli ecosistemi.

A questo si aggiunge, sempre secondo la consigliera regionale, un problema di sicurezza pubblica. Pellegrino sostiene infatti che l’impianto normativo ignorerebbe del tutto questo aspetto e presenta anche possibili profili di incostituzionalità. Nella sua valutazione, la tutela del patrimonio naturale dello Stato non può essere subordinata a logiche di sfruttamento né a una visione che riduce gli animali a bersagli.

Un altro punto contestato riguarda il ruolo della scienza. Pellegrino critica l’impostazione che considera i cacciatori come bioregolatori e afferma che in questo modo si finirebbe per sminuire il parere scientifico dell’Ispra, sostituendo valutazioni tecniche con interessi di lobby.

La richiesta al Parlamento: fermare il ddl Malan

Nelle conclusioni, la consigliera regionale chiede apertamente che il Parlamento blocchi il ddl Malan durante l’esame al Senato. Il suo appello, spiega, si collega alle preoccupazioni espresse da oltre 400mila cittadini, dalle associazioni ambientaliste e dagli organismi europei.

Per Pellegrino il disegno di legge non è una riforma dell’attività venatoria, ma «un attacco frontale» al patrimonio naturale italiano. Per questo annuncia opposizione politica al testo e la volontà di contrastarne l’approvazione.

La presa di posizione si inserisce nel confronto politico aperto in queste settimane a Trieste e in Friuli Venezia Giulia su vari dossier istituzionali, tra cui anche quello delle nuove Province in Fvg. Sul punto, nei giorni scorsi, si erano registrate altre critiche dal fronte delle opposizioni, come nel caso dell’intervento sulle nuove Province in Fvg.

La linea espressa da Pellegrino resta netta: la tutela degli ecosistemi, afferma, è un dovere costituzionale e il ddl 1552, così com’è stato presentato in Aula al Senato, dovrebbe essere fermato.

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