Aggrappato allo sportello per rianimarla: il racconto del carabiniere di Latisana | VIDEO
Demetrio De Riccardis, 55 anni, racconta il tentativo di salvare Antonietta a Latisana. Nel 2010 aveva salvato un uomo dal fumo.
LATISANA – Si chiama Demetrio De Riccardis, ha 55 anni, è leccese ed è brigadiere capo dei Carabinieri. È il militare che si è immerso nel sottopasso allagato di Latisana per raggiungere Antonietta Zamarian, rimasta intrappolata nella sua automobile. È riuscito a estrarla dall’abitacolo, ma il suo intervento e i successivi tentativi di rianimazione non sono bastati a salvarle la vita.
Non era la prima volta che affrontava una situazione di pericolo per soccorrere qualcuno: nel 2010 era entrato in un’abitazione satura di fumo, portando fuori un uomo semincosciente. Per quel gesto gli era stata concessa la medaglia di bronzo al merito civile.
Oggi, dall’ospedale di Latisana dove è ricoverato, il brigadiere ripercorre nell’intervista al Corriere del Veneto i momenti del tentativo di salvataggio nel sottopasso allagato. Al centro del suo racconto non c’è il riconoscimento per ciò che ha fatto, ma il dolore per non essere riuscito a riportare in vita Antonietta.
Chi è il brigadiere Demetrio De Riccardis
Cinquantacinque anni, leccese, un precedente salvataggio premiato con una medaglia: sono questi gli elementi che raccontano il profilo del carabiniere intervenuto a Latisana.
Nel 2010 De Riccardis aveva affrontato un ambiente invaso dal fumo per raggiungere un uomo che si trovava in condizioni di parziale incoscienza. Lo aveva trascinato fuori dalla casa, mettendolo in salvo. Il riconoscimento al merito civile era arrivato per quell’intervento.
Nel sottopasso, invece, si è trovato davanti un’automobile quasi completamente sommersa. Due situazioni diverse, accomunate dalla necessità di raggiungere una persona in pericolo.
Quando gli viene chiesto se si senta un eroe, il brigadiere respinge questa definizione. Per lui, intervenire significa rispondere a una richiesta d’aiuto e assolvere al proprio dovere.
La chiamata e l’auto quasi interamente sott’acqua
La pattuglia si trovava vicino al sottopasso quando dalla centrale è arrivata la segnalazione di una vettura bloccata nell’acqua. I militari hanno quindi raggiunto rapidamente il luogo dell’emergenza.
Secondo il racconto di De Riccardis, era visibile soltanto la parte posteriore dell’automobile, che galleggiava, mentre il resto del mezzo era sommerso. L’acqua superava i due metri e continuava a salire.
Il pensiero immediato era che nell’abitacolo potesse esserci qualcuno ancora vivo. Il brigadiere spiega di aver agito senza il tempo di confrontarsi a lungo con il collega: prima si è liberato di stivali, cinturone e giacca a vento, poi si è tuffato.
La ricerca nell’acqua senza visibilità
L’acqua era scura e impediva di vedere all’interno della vettura. De Riccardis ha cercato inizialmente nella parte posteriore, immaginando che potesse essersi conservata una sacca d’aria.
Non trovando nessuno, si è spostato verso la parte anteriore, mantenendosi aggrappato all’automobile. È riuscito ad aprire la portiera e ha introdotto una mano nell’abitacolo, cercando al tatto.
Quando ha sentito dei vestiti, ha afferrato il corpo della donna e l’ha tirato verso di sé. Era Antonietta Zamarian, la vittima della tragedia di Latisana.
I tentativi di rianimazione aggrappato allo sportello
La donna non era cosciente e non respirava. Il brigadiere racconta di averla sentita ancora calda e di aver deciso di tentare immediatamente di rianimarla.
Nell’intervista riferisce di averla sostenuta sul braccio sinistro e di aver iniziato la respirazione bocca a bocca e il massaggio cardiaco mentre si trovava ancora in acqua, tenendosi allo sportello aperto per restare a galla.
La profondità dell’acqua e l’impossibilità della donna di collaborare rendevano difficile raggiungere da solo un punto sicuro. De Riccardis spiega che tentare di trascinarla senza aiuto avrebbe potuto far affondare anche lui.
Il sostegno è arrivato dai Vigili del fuoco, che hanno lanciato una corda. Con l’aiuto del collega è stato possibile portare la donna fuori dall’acqua. I tentativi di rianimazione sono proseguiti, quindi sono intervenuti i sanitari. Nonostante i soccorsi, Antonietta è morta.
Il ricovero e il dolore per non averla salvata
De Riccardis parla dall’ospedale di Latisana, dove è ricoverato dopo l’intervento. Rileggendo quei momenti, distingue ciò che ha provato durante il soccorso da quanto è arrivato successivamente.
Mentre era in acqua, racconta, l’attenzione era interamente rivolta alla donna. Solo dopo ha realizzato di aver rischiato a sua volta di annegare. A pesargli maggiormente, però, è il pensiero di non essere riuscito a salvarla.
«È un intervento che mi ha segnato», dice. Ripensa anche alla possibilità di essere arrivato un minuto prima: un interrogativo doloroso, non una certezza su come sarebbero potute andare le cose.
La morte di Antonietta nel sottopasso ha accompagnato le ore più drammatiche dell’ondata di maltempo. Alla vittima e ai soccorritori è stato dedicato anche il messaggio di cordoglio del presidente Fedriga.
Per il brigadiere già decorato al merito civile, tuttavia, il centro della vicenda resta quella vita che ha cercato di salvare. Il riconoscimento del suo gesto non cancella il rammarico per l’esito del soccorso.