Gesto estremo in carcere: detenuto trovato senza vita nella sua cella

Un detenuto si è tolto la vita nel carcere Due Palazzi di Padova alla vigilia della protesta contro la chiusura dell’Alta sicurezza.

28 gennaio 2026 10:33
Gesto estremo in carcere: detenuto trovato senza vita nella sua cella -
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PADOVA – Un detenuto del carcere Due Palazzi si è tolto la vita nella notte tra il 27 e il 28 gennaio, alla vigilia della mobilitazione annunciata contro la chiusura del settore Alta sicurezza e il conseguente trasferimento dei detenuti ospitati nel reparto. Secondo quanto emerso, l’uomo non avrebbe retto all’ipotesi di essere spostato da Padova, dove stava scontando la pena.

La tragedia avvenuta in cella

Il corpo senza vita del detenuto è stato trovato nella sua cella in mattinata. L’episodio rappresenta l’ennesima tragedia all’interno dell’istituto penitenziario padovano, già al centro dell’attenzione per la decisione improvvisa di dismettere il reparto di Alta sicurezza. Una scelta che ha generato forte preoccupazione tra detenuti, familiari e realtà del volontariato attive da anni all’interno della struttura.

La protesta contro la chiusura dell’Alta sicurezza

La morte del detenuto è avvenuta alla vigilia del sit-in di protesta programmato davanti al carcere Due Palazzi, promosso contro la chiusura del settore e il trasferimento forzato delle persone ristrette. La manifestazione nasce proprio per contestare una decisione ritenuta traumatica e potenzialmente devastante per chi stava seguendo un percorso di reinserimento.

L’allarme di Ristretti Orizzonti

A intervenire sono stati i volontari dell’associazione Ristretti Orizzonti, che hanno espresso forte preoccupazione per le conseguenze della chiusura. «Si tratta di persone che da anni, e in qualche caso da decenni, stanno facendo a Padova assieme al terzo settore un percorso di rieducazione e di profondo cambiamento che verrà così brutalmente interrotto», hanno sottolineato, evidenziando il rischio di vanificare anni di lavoro educativo e sociale.

La lettera alle istituzioni

Nei giorni precedenti alla tragedia, il Coordinamento delle associazioni e delle cooperative operanti all’interno del Due Palazzi aveva inviato una lettera formale alle massime autorità competenti in materia penitenziaria, tra cui il ministro della Giustizia e i vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Nella comunicazione veniva avanzata una richiesta di incontro per discutere le ricadute della chiusura del reparto e dei trasferimenti annunciati, ritenuti incompatibili con i percorsi trattamentali in corso.

Un contesto di forte tensione

Il suicidio del detenuto si inserisce in un contesto già segnato da forte tensione, in cui l’incertezza sul futuro e la prospettiva di essere sradicati da un ambiente costruito nel tempo hanno alimentato paura e fragilità. Una vicenda che riaccende il dibattito sulle condizioni di detenzione, sul valore dei percorsi rieducativi e sulla necessità di garantire continuità e stabilità a chi sta cercando un reale cambiamento.

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