Dipendenze, in Veneto oltre 2.300 prese in carico: under 25 solo al 10%

Al convegno all’Ospedale dell’Angelo la rete Co.Ve.S.T ha chiesto una riforma. Paola Roma annuncia un tavolo regionale.

15 maggio 2026 17:14
Dipendenze, in Veneto oltre 2.300 prese in carico: under 25 solo al 10% -
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MESTRE – In Veneto le strutture residenziali e semiresidenziali dedicate alle dipendenze hanno accolto nel 2025 oltre 2.300 persone, ma gli under 25 rappresentano appena il 10% del totale. Un dato che, secondo gli operatori del settore, segnala la difficoltà dei servizi attuali a intercettare i più giovani e le nuove forme di dipendenza.

Il tema è stato al centro del convegno nazionale «Governare il cambiamento - nuove sfide e modelli di cambiamento», che si è tenuto venerdì 15 maggio all’Ospedale dell’Angelo di Mestre. L’appuntamento è stato promosso da Co.Ve.S.T, il coordinamento regionale delle comunità terapeutiche che riunisce 21 enti e 40 strutture accreditate in Veneto. Dal confronto tra istituzioni, esperti e privato sociale è arrivata la richiesta di rivedere la normativa regionale sulle dipendenze, la Dgr 84/2007. Una richiesta raccolta dall’assessore regionale alle Politiche Sociali Paola Roma, che ha annunciato l’apertura di un tavolo di lavoro.

La richiesta: aggiornare una normativa di quasi vent’anni fa

«Negli ultimi vent’anni il fenomeno delle dipendenze è cambiato profondamente, tra nuove sostanze e nuovi comportamenti a rischio legati ai cambiamenti sociali», ha detto Michele Resina, presidente di Co.Ve.S.T, aprendo i lavori del convegno. Secondo Resina, «i servizi oggi esistenti non riescono più a garantire risposte adeguate e tempestive» e per questo serve «una revisione complessiva della normativa regionale, la Dgr 84/2007, per aggiornare le regole, definire nuovi modelli e costruire un sistema davvero in grado di affrontare la complessità attuale delle dipendenze».

L’assessore Paola Roma ha accolto l’appello sottolineando la necessità di un confronto stabile con chi lavora ogni giorno nel settore. «Ringrazio gli organizzatori per questo momento di confronto che dimostra come gli attori quotidiani in tema di dipendenze avvertano la necessità di un confronto tra loro e con la Regione al fine di migliorare e implementare le loro capacità e le loro azioni», ha dichiarato. Roma ha evidenziato come le persone prese in cura siano «radicalmente cambiate nel tempo sia per la tipologia che per le età dei soggetti coinvolti, in particolare delle vecchie dipendenze con nuove forme».

Da qui l’impegno dell’assessorato: «È per questo che l’Assessorato promuoverà la creazione di un tavolo di lavoro per la revisione della Dgr 84/2007 per l’emersione delle nuove forme di dipendenza, oltre a una rilevazione dei dati anche nazionali condivisi con le regioni con l’obiettivo di individuare nuove risposte nelle unità di offerta».

I numeri del 2025 e il nodo degli under 25

Secondo i dati presentati a Mestre, nel 2025 le strutture residenziali e semiresidenziali venete dedicate alle dipendenze hanno accolto complessivamente 2.324 persone: 1.772 uomini e 552 donne. Di queste, solo 231 appartengono alla fascia 13-25 anni, pari al 10% del totale.

Il quadro non mostra variazioni significative rispetto ai due anni precedenti. Nel 2024 le persone prese in carico erano state 2.427, con 235 under 25. Nel 2023 erano state 2.377, con 249 giovani nella fascia 13-15 indicata nei dati presentati. Sul totale degli utenti accolti, la presenza femminile resta inferiore al 25%, ma tra i più giovani arriva al 35%, elemento letto dagli operatori come conferma dell’aumento di situazioni di dipendenza anche fra le ragazze.

Durante il convegno è emersa in particolare la difficoltà di raggiungere la fascia giovanile, dove accanto all’uso di sostanze si registrano sempre più spesso dipendenze comportamentali, definite new addiction: dalla dipendenza da social media alla dipendenza affettiva, tra gli esempi citati.

«Le situazioni che coinvolgono i giovani spesso non vengono individuate perché i servizi, Serd e comunità, sono modelli pensati soprattutto per un’utenza adulta e i giovani difficilmente si avvicinano», ha spiegato Resina. Il presidente di Co.Ve.S.T ha ricordato inoltre che a livello regionale esiste «una sola comunità, nel trevigiano, che accoglie i minori».

Dati frammentati e proposta di un osservatorio

Un altro punto sollevato riguarda la qualità e la completezza delle informazioni disponibili. Per Co.Ve.S.T i dati attuali sono ancora parziali e frammentati: i numeri degli utenti accolti nelle comunità, da soli, non permettono di descrivere in modo completo il quadro delle diverse dipendenze.

Da qui la proposta di avviare in Veneto un osservatorio capace di seguire l’evoluzione del fenomeno. Una necessità resa più urgente, secondo gli operatori, dal fatto che sempre più spesso le persone prese in carico sono poliassuntori, quindi difficili da ricondurre a una sola categoria o a un’unica forma di dipendenza.

Pubblico e privato sociale, la richiesta di una nuova integrazione

Tra le proposte consegnate da Co.Ve.S.T all’assessore regionale alle Politiche Sociali c’è anche il rilancio dell’integrazione tra pubblico e privato, in particolare tra Serd e comunità, attraverso percorsi strutturati di co-programmazione e co-progettazione. Il tema era già stato inserito in un appello presentato in occasione delle ultime elezioni regionali.

Secondo il coordinamento, le realtà del terzo settore svolgono una funzione pubblica. Le comunità terapeutiche sono nate tra gli anni Settanta e Ottanta per colmare l’assenza di soluzioni residenziali, accogliendo persone con dipendenza da eroina, allora molto diffusa. Nel tempo queste strutture hanno qualificato il proprio intervento, sviluppando un approccio socio-sanitario integrato e una collaborazione stabile con il servizio pubblico.

Risorse economiche e personale: le criticità indicate

Nel confronto è stato affrontato anche il tema del sostegno economico. Co.Ve.S.T segnala che negli ultimi 19 anni il settore delle dipendenze in Veneto ha ricevuto adeguamenti economici significativamente inferiori rispetto ad altri ambiti sociosanitari. Per gli enti resta urgente un aggiornamento legato all’aumento del costo della vita, dei beni e dei servizi, cresciuto in modo rilevante negli ultimi due decenni.

A complicare la situazione, secondo quanto emerso, c’è anche il fatto che le risorse stanziate dalla Regione Veneto per il settore non sempre vengono utilizzate per la finalità prevista. Il trasferimento nei fondi indistinti delle Aziende Ulss, è stato sottolineato, può portare a una dispersione delle risorse e creare uno scollamento tra programmazione regionale e programmazione locale. Per questo viene chiesto che i trasferimenti regionali alle Aziende Ulss siano vincolati alle attività per cui sono stati stanziati, in modo da garantire coerenza tra risorse, programmazione e servizi effettivamente erogati.

Infine, il convegno ha posto l’accento sul capitale umano. Negli ultimi dieci anni, secondo Co.Ve.S.T, la programmazione formativa delle professioni sanitarie e sociali si è dimostrata inadeguata. Oggi tutti i settori, sanitari, socio-sanitari e sociali, devono fare i conti con una carenza strutturale di medici, infermieri, operatori di comunità, educatori e Oss.

A questo si aggiunge, per gli operatori, un irrigidimento del sistema legato anche all’aumento degli ordini professionali e ai vincoli normativi. Per evitare il rischio di compromettere la tenuta della rete dei servizi, è stata indicata la necessità di una fase transitoria che permetta soluzioni più flessibili, anche con strumenti straordinari. Tra le ipotesi citate, come già avvenuto in passato, percorsi formativi mirati e a carattere sanatorio, pensati per valorizzare esperienze e competenze già presenti sul campo.

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