Ecosistema Urbano 2026, Treviso prima in Veneto e undicesima in Italia: cosa dice davvero la classifica
Il capoluogo risale dall'undicesimo posto nella graduatoria di Legambiente, Ambiente Italia e Sole 24 Ore. Il confronto riguarda dati 2025: risultati, limiti e cosa conta per chi vive in città.
TREVISO – Treviso è il primo capoluogo del Veneto e l’undicesimo d’Italia nella 33ª edizione di Ecosistema Urbano, il rapporto curato da Legambiente e Ambiente Italia con Il Sole 24 Ore. La classifica, presentata lunedì 26 ottobre, confronta 106 città capoluogo e colloca il capoluogo della Marca appena fuori dalla top ten nazionale.
È un avanzamento rispetto al 13° posto dell’edizione precedente, ma non autorizza letture sbrigative: il rapporto 2026 usa soprattutto dati riferiti al 2025, con alcune basi statistiche di anni diversi. Non misura la “città migliore” in assoluto né l’operato di una sola amministrazione; mette insieme qualità dell’aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia per verificare quanto una città si avvicini a parametri di sostenibilità.
Per Treviso il primo posto regionale è quindi un dato concreto e attuale nella pubblicazione, ma va letto assieme alle questioni quotidiane: spostamenti, aria respirata, rete idrica, spazi verdi e servizi di raccolta. È su questi aspetti, più che sul numero in graduatoria, che il rapporto può essere utile a chi abita, lavora o studia in città.
La posizione di Treviso e il quadro nazionale
In testa alla graduatoria 2026 c’è Mantova, con 81,29 punti su 100; seguono Trento e Bolzano. Le prime dieci posizioni sono in larga parte occupate da città medio-piccole del Nord, con Pordenone ottava. Treviso è undicesima e davanti agli altri capoluoghi veneti. Il confronto nazionale resta severo: le sole Mantova, Trento e Bolzano superano il 75%, un segnale che anche i territori ai vertici sono lontani dalla condizione ideale fissata dall’indagine.
Il quadro complessivo non racconta un salto risolutivo delle città italiane. La media dell’indice di performance sostenibile sale al 55,72%, dal 53,84% dell’anno precedente. Migliorano, in media, raccolta differenziata, uso del trasporto pubblico e dispersione della rete idrica; restano invece criticità strutturali smog, consumo di suolo e auto in circolazione. Il dato nazionale sulle perdite idriche scende al 34,7%, mentre le automobili arrivano a 70 ogni 100 abitanti: due numeri che spiegano perché una buona posizione finale non equivalga a un problema risolto.
Nel Veneto il confronto è interessante anche perché i capoluoghi hanno profili molto diversi. Venezia risale dal 47° al 31° posto e, secondo la sintesi del rapporto, primeggia per passeggeri del trasporto pubblico e si colloca seconda per spazio pedonale; Padova è 33ª. Sono risultati che non si possono trasferire automaticamente a Treviso: città, dimensione urbana e reti di mobilità sono differenti. Indicano però che la competizione utile non è tra slogan, ma tra interventi verificabili su aria, acqua, rifiuti e modi di muoversi.
Che cosa misura davvero Ecosistema Urbano
La metodologia è un punto essenziale. La piattaforma del Sole 24 Ore indica 20 parametri, raggruppati in cinque macroaree; Legambiente li riconduce alle sei aree di aria, acqua, rifiuti, mobilità, ambiente urbano ed energia. Ogni indicatore viene normalizzato in una scala da 0 a 100 e poi pesato: mobilità vale il 21% del totale, aria il 19%, rifiuti e acqua il 18% ciascuno, ambiente urbano il 18% ed energia il 6%. Conta anche la distinzione fra politiche dell’ente locale, dati di stato e fattori di pressione.
Le fonti non hanno tutte lo stesso anno di riferimento. L’edizione appena pubblicata utilizza dati comunali raccolti nel 2025; per il verde urbano accessibile usa Istat 2023, per le auto Aci 2025, per l’uso efficiente del suolo elaborazioni su dati Ispra 2024 e per la qualità dell’aria dati Arpa regionali del 2025. È la ragione per cui sarebbe scorretto usare l’undicesimo posto per dire che oggi, in ogni strada di Treviso, l’aria o i servizi siano migliori che altrove.
Il rapporto è piuttosto uno strumento di confronto: mette in evidenza dove una città ha risultati solidi e dove deve recuperare. Anche un punteggio alto può convivere con una criticità locale; al contrario, un singolo cantiere o un anno meteorologicamente favorevole non bastano per cambiare da soli la qualità urbana nel lungo periodo.
Il contesto trevigiano: aria, rifiuti e mobilità
La lettura locale parte da segnali che vanno tenuti distinti. Sul fronte dell’aria, i dati Arpav illustrati dalla Provincia raccontano che il 2025 è stato il migliore degli ultimi vent’anni nella provincia di Treviso per gli indicatori monitorati. Come documentato da Nordest24 nel riepilogo dei dati e delle misure per la stagione termica 2026-2027, nell’area di Treviso i superamenti giornalieri del PM10 sono stati 17 nel 2025, contro 36 nel 2024. È un miglioramento importante, ma non elimina il bisogno di ridurre le fonti emissive: traffico, riscaldamento domestico e combustione di biomasse restano elementi centrali nelle politiche locali.
Va inoltre considerato che il rapporto non assegna una medaglia alla sola raccolta differenziata. Valuta anche quantità dei rifiuti prodotti, mobilità, disponibilità del verde, auto, acqua immessa e persa, ciclabili, zone pedonali e rinnovabili negli edifici pubblici. Per i residenti questo significa che il gesto quotidiano di separare correttamente i materiali è utile ma non può compensare, da solo, una rete idrica inefficiente o troppi spostamenti obbligati in auto.
Il territorio dispone però di infrastrutture e pratiche concrete da osservare. Il sistema di gestione dei rifiuti resta un riferimento vicino: le visite agli impianti Contarina di Spresiano e Trevignano, svolte a settembre, hanno mostrato il percorso successivo alla raccolta domestica. Sul lato della mobilità attiva, il collegamento con il Sile non è soltanto un’attrazione per il tempo libero: la guida ai percorsi ciclabili veneti ricorda come il tratto Treviso-Casier-Casale sia fruibile per spostamenti e pedalate, pur richiedendo attenzione ai tratti condivisi e agli attraversamenti.
Un primato regionale da non confondere con una promozione piena
Treviso era 13ª nell’edizione 2025, quando aveva ottenuto 67,07 punti su 100. Il passaggio all’11° posto è dunque un recupero di due posizioni, ma il confronto tra annualità va fatto con prudenza: la classifica dipende anche dalle prestazioni delle altre città e dalla disponibilità o dall’aggiornamento dei dati. Per valutare un cambiamento reale servono serie storiche degli stessi indicatori, non il solo scarto nella graduatoria finale.
È utile anche distinguere Ecosistema Urbano dalla classifica sulla qualità della vita delle province. Quest’ultima usa un insieme molto più ampio di indicatori sociali, economici e di servizi; Nordest24 ne aveva raccontato gli esiti del 2025, con Treviso sesta nella graduatoria generale della qualità della vita. Qui, invece, il perimetro è strettamente urbano-ambientale e riguarda il Comune capoluogo. Mescolare i due dati porterebbe a conclusioni imprecise.
Il valore del risultato trevigiano sta quindi nel fornire un termine di confronto e nel rendere più leggibili le priorità. Il primo posto in Veneto dice che, nel set di dati valutato, Treviso registra la migliore performance complessiva regionale. Non dice che ogni quartiere abbia gli stessi servizi, che le concentrazioni di inquinanti siano uguali in tutto il territorio o che non siano necessari investimenti ulteriori.
Cosa possono controllare cittadini e imprese
Per chi vive a Treviso la verifica più utile non è inseguire la classifica ogni anno, ma guardare gli indicatori che incidono direttamente sulle abitudini. Chi si sposta ogni giorno può verificare sicurezza e continuità dei percorsi pedonali e ciclabili, disponibilità dei servizi pubblici e alternative reali all’auto. Chi gestisce una casa o un’attività può controllare consumi idrici, corretto conferimento dei rifiuti e opportunità di efficienza energetica, usando sempre avvisi e bandi ufficiali quando vengono pubblicati.
Sull’aria conviene seguire le comunicazioni Arpav e dei Comuni, soprattutto nei periodi di limitazioni stagionali: un buon dato annuale non sostituisce gli avvisi nei giorni di accumulo degli inquinanti. Per il verde e il suolo, la domanda pratica è se gli spazi siano accessibili, ombreggiati e collegati, non soltanto quanti alberi risultino nel conteggio. Per l’acqua, perdite e qualità della rete sono temi infrastrutturali meno visibili, ma incidono su bollette, risorsa disponibile e affidabilità del servizio.
La classifica 2026 dà a Treviso un riconoscimento regionale e un posto appena fuori dalla top ten italiana. Il dato più utile, però, è il promemoria che porta con sé: la sostenibilità urbana non è una voce unica. Si costruisce con risultati misurabili e continui, dalla qualità dell’aria alla rete idrica, dalla raccolta al modo in cui ci si muove. È qui che il primato dovrà trovare conferma nei prossimi anni.