Electrolux, allarme su Susegana: 420 esuberi nel Trevigiano e 1.450 in Italia
Nel sito trevigiano sono a rischio 420 posti di lavoro. Borgia sollecita misure europee e investimenti per evitare il ridimensionamento.
SUSEGANA - La vertenza Electrolux torna ad accendere l’attenzione sul sito trevigiano, dove il piano di riorganizzazione della multinazionale mette in discussione 420 posti di lavoro. Il dato riguarda lo stabilimento di Susegana, indicato come uno dei punti più delicati del riassetto annunciato dall’azienda, che a livello nazionale prevede 1.450 esuberi complessivi.
A intervenire sulla situazione è Claudio Borgia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale del Veneto, che chiede di affrontare il caso non come una semplice riorganizzazione aziendale ma come una questione industriale di più ampia portata, legata al futuro del comparto degli elettrodomestici in Italia e in Europa.
Nelle ultime ore, ricorda Borgia, i lavoratori dello stabilimento sono tornati a mobilitarsi contro il piano. Nel sito di Susegana il quadro viene definito particolarmente preoccupante: i posti a rischio sono 180 tra gli impiegati e 240 tra gli operai, con possibili ricadute anche sulla filiera dell’indotto collegata alla produzione.
I numeri del sito di Susegana
Secondo Borgia, il tema centrale è evitare che il ridimensionamento produttivo diventi strutturale. Per il consigliere regionale, non basta limitarsi alla gestione degli esuberi: serve invece mantenere Susegana come sito produttivo centrale, con un piano industriale fondato su investimenti, innovazione e prospettive di lungo periodo.
Il riferimento è al peso che lo stabilimento ha per il territorio trevigiano e per le aziende collegate. Il taglio occupazionale annunciato, infatti, non riguarda soltanto l’organico interno, ma rischia di incidere su un sistema produttivo più ampio.
La situazione del settore in Italia
Nel suo intervento Borgia richiama anche i dati nazionali del comparto. La sola fabbricazione di elettrodomestici conta in Italia circa 319 imprese, 24 mila addetti e 9,1 miliardi di euro di fatturato, con quasi il 59% destinato all’export. Se si considera l’intera filiera, il numero degli occupati supera il mezzo milione.
Il quadro, però, è appesantito dalla concorrenza internazionale e dall’andamento del mercato. Nel 2024 la produzione italiana di elettrodomestici è scesa del 14%, mentre l’export ha registrato un calo del 9,1% in volume. Due dati che, secondo Borgia, mostrano una pressione crescente sul settore, anche per effetto della debolezza del mercato europeo e della concorrenza dei produttori asiatici.
Il nodo europeo e il confronto con il Governo
Borgia giudica positivamente la scelta del ministro Urso di portare la questione degli elettrodomestici all’attenzione europea e di chiedere che il comparto venga riconosciuto come strategico. L’obiettivo, nelle parole del capogruppo di Fratelli d’Italia, è arrivare rapidamente a misure concrete per difendere la capacità produttiva italiana ed europea.
Il prossimo Consiglio Competitività europeo viene indicato come un passaggio rilevante, perché potrebbe definire una posizione comune sul settore. Secondo Borgia, senza una risposta industriale a livello europeo il rischio è quello di vedere spostare progressivamente la produzione fuori dall’Europa, con la perdita non solo di posti di lavoro ma anche di competenze, know-how, capacità tecnologica e intere filiere produttive.
Per il consigliere regionale, la filiera degli elettrodomestici continua ad avere un ruolo significativo anche sul fronte della transizione energetica, grazie allo sviluppo di prodotti sempre più efficienti. In questo quadro, sostiene, difendere gli stabilimenti italiani significa difendere una parte della capacità produttiva nazionale.
L’attenzione resta quindi concentrata su Susegana, dove la richiesta politica è che il sito non venga accompagnato verso una riduzione progressiva delle produzioni, ma inserito in un vero piano di rilancio industriale capace di fermare gli esuberi annunciati.