Emma Bonino è morta a 78 anni: dall’aborto all’Europa, una vita in prima linea

Emma Bonino è morta a 78 anni. Leader radicale e fondatrice di +Europa, fu ministra e commissaria Ue: una vita dedicata ai diritti.

11 settembre 2026 09:54
Emma Bonino è morta a 78 anni: dall’aborto all’Europa, una vita in prima linea -
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È morta Emma Bonino, protagonista di oltre cinquant’anni di politica italiana ed europea. Aveva 78 anni. Storica esponente radicale, compagna di tante battaglie di Marco Pannella e fondatrice di +Europa, aveva attraversato le istituzioni senza abbandonare i temi che avevano segnato la sua militanza: autodeterminazione delle donne, libertà individuali, giustizia internazionale e integrazione europea. La notizia del decesso è stata rilanciata anche dall’agenzia ANSA.

Negli ultimi giorni era stata ricoverata a Roma per problemi respiratori. Nel corso della sua vita pubblica era stata parlamentare, commissaria europea e ministra in due governi. Il suo nome era stato proposto anche in tre occasioni per la presidenza della Repubblica.

Il saluto dei Radicali

A dare l’annuncio della scomparsa sono stati i Radicali, con un messaggio che unisce il dolore per la perdita al ricordo delle battaglie condivise: «Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai».

Nel loro omaggio, Bonino viene ricordata come una figura libera e determinata, capace di portare il proprio impegno dalle campagne italiane alle grandi questioni internazionali. Una militanza contro le limitazioni delle libertà, ma anche un lavoro per costruire diritti, strumenti di giustizia e occasioni di partecipazione democratica.

Il messaggio ripercorre le campagne contro l’aborto clandestino, la fame nel mondo, le mutilazioni genitali femminili, i genocidi e gli autoritarismi, insieme alla critica della partitocrazia e del giustizialismo. Richiama inoltre la difesa dello Stato di diritto, delle libertà personali e della possibilità di scegliere anche nelle decisioni di fine vita.

Per i Radicali, il modo di raccoglierne l’eredità sarà continuare questo lavoro, trasformando la gratitudine per il percorso condiviso in nuovo impegno politico.

Gli ultimi ricoveri e l’annuncio della malattia nel 2015

Le condizioni di salute di Bonino avevano richiesto diversi ricoveri negli ultimi anni. Dopo quelli dell’ottobre 2024 e del novembre 2025, legati a difficoltà respiratorie, nei giorni precedenti alla morte era stata nuovamente assistita all’ospedale Santo Spirito di Roma.

Era poi uscita dalla terapia intensiva per essere trasferita in una struttura privata. Le informazioni diffuse prima del decesso descrivevano una situazione clinica ancora delicata, accompagnata dalla richiesta dei familiari di rispettarne la riservatezza. Il trasferimento era stato riferito dall’ANSA nell’aggiornamento sulle sue condizioni.

Bonino aveva parlato pubblicamente della propria malattia il 12 gennaio 2015, annunciando a Radio Radicale una diagnosi di microcitoma polmonare. Nel maggio dello stesso anno aveva comunicato che il tumore era in remissione e che la chemioterapia stava dando risultati. Nel 2023 aveva dichiarato di essere guarita.

Da Bra agli studi a Milano

Emma Bonino era nata il 9 marzo 1948 a Bra, in provincia di Cuneo. Seconda di tre figli, con una sorella maggiore e un fratello minore, aveva trascorso l’infanzia in campagna.

Dopo il liceo classico, si era trasferita a Milano, dove aveva studiato Lingue e letterature moderne, laureandosi nel 1972.

La scelta universitaria aveva rappresentato anche un passaggio verso l’indipendenza. Come avrebbe raccontato in seguito, quel percorso di studi le offriva la possibilità di lasciare la famiglia e la città d’origine: la stessa facoltà non era disponibile a Torino.

La sua formazione precedette di pochi anni l’incontro con il mondo radicale e l’inizio di una militanza destinata a diventare il centro della sua vita.

La battaglia per l’aborto e l’incontro con Pannella

L’impegno politico di Bonino si sviluppò negli anni Settanta, nel movimento per l’accesso all’aborto e per la libertà di scelta delle donne.

Nel 1974 aveva affrontato personalmente un’interruzione di gravidanza, quando in Italia l’aborto era ancora illegale. Quell’esperienza contribuì a orientare la sua attività: portare alla luce una condizione vissuta da molte donne e contestare le norme che le costringevano alla clandestinità.

A Milano partecipò alle attività del Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto, nel quale operava Adele Faccio. Fu proprio Faccio a presentarla a Marco Pannella, con cui Bonino avrebbe condiviso una lunga stagione di iniziative e campagne.

Nel 1975 si autodenunciò per procurato aborto e si consegnò pubblicamente alle autorità. L’arresto divenne uno dei primi episodi che la fecero conoscere su scala nazionale. Ad accompagnarla c’erano anche Pannella e il concittadino Carlo Petrini.

Dal Parlamento alla Commissione europea

La militanza si tradusse progressivamente in una presenza nelle istituzioni italiane ed europee. Bonino fu deputata, senatrice ed europarlamentare, affiancando agli incarichi le campagne promosse dal movimento radicale.

Tra il 1995 e il 1999 ricoprì il ruolo di commissaria europea, portando la propria attività in una dimensione internazionale.

Nel 2006, con il secondo governo guidato da Romano Prodi, divenne ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee. Fu la prima esponente radicale a ricoprire un incarico ministeriale.

Tornò al governo nel 2013, quando Enrico Letta le affidò il ministero degli Affari esteri. Le tre occasioni nelle quali il suo nome venne proposto per il Quirinale segnarono un altro capitolo della sua presenza nel dibattito pubblico.

La giustizia internazionale e il progetto europeo

Tra le campagne che ne hanno caratterizzato il percorso figura il lavoro per la nascita della Corte penale internazionale, sostenuto dal movimento radicale negli anni Ottanta e Novanta.

La richiesta di strumenti capaci di perseguire i crimini più gravi si accompagnava all’impegno per la democrazia e lo Stato di diritto. Lo stesso orizzonte comprendeva la lotta alla fame, la tutela delle donne e il contrasto alle mutilazioni genitali femminili.

Un altro riferimento costante fu l’Europa unita. Bonino sostenne una prospettiva federale, fondata su istituzioni democratiche comuni e su una maggiore integrazione politica.

Nel 2017 partecipò alla fondazione di +Europa, dando una nuova forma organizzativa a un europeismo che aveva accompagnato tutta la sua carriera. Nel ricordo diffuso dai Radicali torna proprio l’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa, indicato tra i punti centrali del suo lascito politico.

La vita privata e il confine con l’impegno pubblico

Pur avendo raccontato esperienze personali per sostenere le proprie battaglie, Bonino mantenne un confine tra dimensione pubblica e vita privata. Nel 2006 spiegò questa distinzione con una frase: «Il personale è politico, ma il privato non è pubblico».

Tra le relazioni importanti della sua vita ci furono quelle con gli esponenti radicali Marcello Crivellini e Roberto Cicciomessere.

Tra il 1975 e il 1976 accolse in affido due bambine, Aurora e Rugiada, che rimasero con lei per quattro anni.

Nel messaggio di commiato, i Radicali affidano il ricordo di Bonino anche alla sua perseveranza: la capacità di affrontare sconfitte e ostacoli senza rinunciare a una battaglia, nella convinzione che una libertà conquistata potesse diventare un diritto per tutti.

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