Enrico Fornito: il commercialista non è un costo, è l’ultimo argine prima del disastro fiscale
Cinque miti duri a morire sulla figura del commercialista, smontati uno per uno da chi ha vissuto la fiscalità da entrambe le visuali: prima come verificatore della Guardia di Finanza, poi come consulente di imprese con fatturati milionari.
C’è un pregiudizio che attraversa trasversalmente il tessuto imprenditoriale italiano, dalle microimprese alle PMI strutturate: il commercialista è un costo, una voce di bilancio da comprimere, un obbligo burocratico da assolvere al minor prezzo possibile, un professionista intercambiabile il cui valore si misura in F24 compilati e dichiarazioni inviate nei termini. È una percezione radicata, diffusa, e profondamente sbagliata. A smontarla non è un teorico dell’organizzazione aziendale, ma Enrico Fornito, fondatore di Enrico Fornito Commercialisti, Studio con sede a Bergamo attivo dal 2001, il cui percorso professionale rappresenta di per sé un’anomalia rispetto allo stereotipo: conservatorio, ragioneria, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, università, Polizia tributaria di Venezia, Ufficio Fiscale della Banca Popolare di Bergamo e, infine, la libera professione. Un itinerario che gli ha consentito di osservare il sistema fiscale italiano da ogni angolazione – quella di chi controlla e quella di chi viene controllato – e di maturare una convinzione netta: il commercialista, quando è davvero tale, non è un adempimento, ma un argine strategico.
Nel suo libro, Verifica Fiscale, Enrico Fornito offre uno strumento orientato non alla difesa reattiva, ma alla consapevolezza preventiva; un approccio che sfida direttamente i luoghi comuni più resistenti della cultura imprenditoriale italiana. Infine, va precisato che il metodo proposto funziona solo a patto che non vi sia un’intenzione evasiva da parte dell’imprenditore.
Mito #1: “Il commercialista si occupa solo di tasse”
Realtà: il commercialista è – o dovrebbe essere – un partner strategico dell’imprenditore.
È il mito fondativo, quello da cui discendono tutti gli altri: l’idea che il professionista fiscale si limiti a tradurre numeri in moduli, a rispettare scadenze, a inviare telematicamente ciò che il legislatore impone. La realtà è radicalmente diversa, almeno negli studi che hanno superato la logica dell’adempimento puro.
Enrico Fornito lo sintetizza con una formula diretta: “Prima di essere guidato, l’imprenditore ha bisogno di essere ascoltato. Spesso si sente giudicato o sotto pressione fiscale. Il nostro primo compito è creare le condizioni perché possa esporre la situazione reale della propria azienda, senza omettere informazioni per timore”.
L’ascolto non è un lusso relazionale, ma il presupposto tecnico senza il quale qualsiasi pianificazione fiscale è costruita su fondamenta instabili. Un commercialista che non conosce in profondità la realtà operativa, finanziaria e organizzativa dell’impresa non può offrire consulenza strategica. Può solo compilare moduli.
Mito #2: “Cambiare commercialista per risparmiare è una scelta razionale”
Realtà: il risparmio sulla consulenza fiscale è spesso il costo più alto che un imprenditore possa sostenere.
È un fenomeno che Fornito osserva con regolarità: clienti che lasciano lo Studio attratti da parcelle più basse, per poi tornare dopo aver sperimentato un livello di servizio inadeguato.
“I miei riconoscimenti più significativi – racconta – sono la fiducia della clientela che ritorna, magari dopo essersi rivolta a professionisti meno costosi, ma non in grado di offrire lo stesso livello di servizio”.
Non si tratta di una questione di prestigio. Si tratta di comprendere che la consulenza fiscale e aziendale ha un valore proporzionale alla complessità dei problemi che è chiamata a prevenire o risolvere. Un’impresa con un fatturato superiore a un milione e mezzo di euro – il target di riferimento dello Studio Fornito – opera in un contesto normativo dove un errore di impostazione, una mancata compliance, un’esposizione finanziaria non monitorata possono generare danni che nessun risparmio sulla parcella potrà mai compensare.
Mito #3: “La verifica fiscale è un evento imprevedibile, ci si può solo difendere”
Realtà: la verifica fiscale si affronta prima che arrivi, non dopo.
È la tesi centrale del libro Verifica Fiscale, ed è qui che l’esperienza biografica di Fornito diventa un asset intellettuale unico. Avendo operato nella Polizia tributaria, conosce le logiche, le metodologie e i criteri con cui le verifiche vengono condotte. Avendo poi assistito decine di imprese, sa esattamente dove si annidano le vulnerabilità.
“Ho scritto questo libro per spiegare il funzionamento reale di una verifica – spiega Fornito – illustrando gli strumenti organizzativi che permettono di affrontarla con lucidità. Non si tratta di un manuale difensivo, ma di uno strumento orientato alla consapevolezza”.
Il punto chiave è un cambio di paradigma: dalla reazione alla prevenzione. Per le imprese al di sopra di determinate soglie dimensionali, la normativa prevede già modelli organizzativi obbligatori se vogliono aderire a un sistema di cooperative compliance in materia di controllo fiscale; ma anche le PMI strutturate possono adottare, su base volontaria, un tax control framework di governance fiscale orientato alla prevenzione: mappatura delle aree di rischio, formalizzazione dei processi decisionali, garanzia di coerenza e tracciabilità nelle scelte fiscali.
Come afferma lo stesso Fornito: “Strutturarsi prima dell’obbligo normativo è una scelta di maturità aziendale”.
Mito #4: “L’intelligenza artificiale sostituirà il commercialista”
Realtà: la tecnologia accelera i processi, ma non sostituisce il giudizio professionale; se usata senza competenza, può persino generare danni.
Il dibattito sull’automazione della professione contabile è reale e legittimo. L’intelligenza artificiale sta effettivamente trasformando l’elaborazione della contabilità, semplificando operazioni ripetitive e riducendo i tempi di lavorazione; ma Enrico Fornito mette in guardia da un entusiasmo acritico: “L’IA non è ancora affidabile al 100%. L’intervento umano resta fondamentale”.
Mito #5: “Il rapporto con il commercialista è un rapporto tecnico, non serve la componente umana”
Realtà: l’aspetto umano è esattamente ciò che distingue una consulenza efficace da una prestazione intercambiabile.
Quando gli si chiede cosa lo differenzi realmente dai competitor, Fornito non cita software, metodologie proprietarie o certificazioni. Risponde con una parola che potrebbe sembrare inappropriata in un contesto di fiscalità d’impresa: umanità. “Ciò che mi distingue è l’aspetto umano, che risulta preponderante nel mio lavoro”.
Non è retorica, ma una posizione che si comprende pienamente alla luce di un caso concreto gestito dallo Studio: una società in nome collettivo con un fatturato di circa venti milioni di euro, esposta verso il sistema bancario per circa sei milioni a causa di una gestione finanziaria inadeguata e della possibilità, tipica della forma societaria, di effettuare prelievi senza formalità. Lo studio ha gestito una complessa ristrutturazione del debito attraverso una società veicolo, salvando l’azienda e cinquanta posti di lavoro in un processo durato dieci anni.
Dieci anni, non mesi, non trimestri. Un decennio di affiancamento che ha richiesto, a detta di Fornito, “un forte supporto umano agli imprenditori”. Nessun algoritmo, nessun software gestionale, nessuna piattaforma automatizzata può offrire quel tipo di sostegno. È il territorio esclusivo del professionista che ha scelto di essere partner, non fornitore.
Oltre l’adempimento: una questione di maturità aziendale
I cinque miti smontati convergono verso un’unica direzione: la necessità, per l’imprenditore strutturato, di ripensare radicalmente il rapporto con la consulenza fiscale; non come voce di costo da ottimizzare, ma come investimento strategico nella sostenibilità e nella sicurezza della propria impresa.
Il percorso che Enrico Fornito ha delineato – dalla formazione alla Guardia di Finanza, dall’esperienza bancaria alla libera professione, fino alla stesura di Verifica Fiscale – è la dimostrazione che la competenza fiscale autentica nasce dall’incrocio di prospettive diverse, dalla capacità di leggere il sistema dall’interno e dall’esterno, e da una scelta consapevole di trasparenza.
Per le PMI italiane con fatturati rilevanti, la domanda non è se possono permettersi un commercialista di alto livello. La domanda è se possono permettersi di non averlo e di scoprirlo soltanto quando la verifica fiscale è già in corso, il debito è già fuori controllo o il contratto generato dall’intelligenza artificiale ha già prodotto i suoi danni.
L’argine si costruisce prima della piena, non durante.
Per informazioni sui servizi di consulenza: www.studiofornito.it.