Rientra tardi per assistere la madre malata e viene licenziata: scoppia la protesta
Epta Limana, licenziata dopo il rientro tardivo dalle ferie. Fiom: assenza per assistere la madre, da verificare l’accordo col superiore.
LIMANA – Riesaminare il licenziamento, ricostruire le comunicazioni interne e aprire subito un confronto con la dipendente e le rappresentanze sindacali. Sono le richieste che la Fiom Cgil di Belluno rivolge a Epta Limana dopo l’allontanamento di una lavoratrice alla quale sarebbe stata contestata un’assenza ingiustificata, legata al rientro tardivo dalle ferie collettive.
Secondo quanto riferisce il sindacato, la donna aveva prolungato l’assenza per assistere la madre malata e sostiene di aver concordato questa necessità con il proprio responsabile di reparto. È proprio sull’esistenza e sul contenuto di quell’intesa che la Fiom chiede di fare chiarezza, contestando una sanzione giudicata sproporzionata rispetto alla vicenda descritta.
L’accordo con il responsabile al centro della contestazione
La ricostruzione diffusa dall’organizzazione dei metalmeccanici della Cgil si basa sul racconto della dipendente. La lavoratrice avrebbe informato il diretto superiore delle proprie esigenze familiari, raggiungendo un accordo sul prolungamento delle ferie.
Per la Fiom, prima di considerare il mancato rientro una violazione tale da giustificare il licenziamento, occorre quindi verificare integralmente le comunicazioni intercorse, le autorizzazioni eventualmente concesse e le intese effettivamente raggiunte.
Il sindacato chiede che siano chiarite anche le responsabilità interne: qualora la dipendente avesse ricevuto un assenso dal proprio responsabile, sostiene l’organizzazione, non potrebbe essere l’unica a subire le conseguenze di una situazione ancora da ricostruire.
Bona: «Non basta considerare la data del rientro»
A intervenire è Stefano Bona, segretario generale della Fiom di Belluno, che collega la contestazione del provvedimento alla necessità di valutare tutti gli elementi del caso.
«Qui ci troviamo di fronte a una lavoratrice che, secondo quanto riferito, si è trovata nella necessità di assistere la propria madre malata e che avrebbe preventivamente concordato la propria assenza con il superiore responsabile», dichiara Bona.
Il segretario precisa che, se queste circostanze saranno confermate, il sindacato ritiene inaccettabile il ricorso alla massima sanzione prevista nel rapporto di lavoro.
«Non stiamo chiedendo che le regole vengano ignorate. Stiamo chiedendo che vengano applicate con equilibrio, responsabilità e proporzionalità, valutando tutti gli elementi del caso e non soltanto la data del rientro al lavoro».
Le ragioni familiari e la proporzionalità della sanzione
La Fiom concentra la propria presa di posizione sul rapporto tra il comportamento contestato e la gravità della decisione aziendale. Nella valutazione, sostiene il sindacato, dovrebbero trovare spazio le modalità dell’assenza, le necessità familiari, l’eventuale buona fede della lavoratrice e gli accordi con i superiori.
Bona riconosce il diritto dell’impresa a pretendere il rispetto delle regole, ma sottolinea che l’esercizio del potere disciplinare deve tenere conto del contesto concreto e di quanto avvenuto nelle comunicazioni tra dipendente e responsabili.
Il richiamo alla dignità del lavoro e alle tutele riguarda temi affrontati anche nel programma dell’assemblea per i 125 anni della Fiom di Padova, dedicata al ruolo della rappresentanza sindacale e ai diritti nei luoghi produttivi.
La richiesta di riesaminare il provvedimento
Alla condanna del licenziamento, la Fiom accompagna tre richieste precise: una nuova valutazione della decisione, l’esame completo delle circostanze e l’apertura immediata di un confronto che coinvolga l’azienda, la lavoratrice e le organizzazioni sindacali.
Per il sindacato, la vicenda non può essere chiusa limitandosi alla definizione di «assenza ingiustificata». Prima di arrivare a una conclusione, devono essere chiariti sia i motivi del rientro tardivo sia l’eventuale assenso ricevuto.
Il confronto con le imprese per la tutela dell’occupazione è al centro anche di altre vicende venete, come la vertenza Peg Perego a San Donà di Piave, nella quale Fiom, Fim e Rsu hanno chiesto una proroga di dodici mesi degli ammortizzatori sociali per cercare alternative alla prospettiva di chiusura.
Il sostegno alla dipendente nelle sedi opportune
Sul caso di Limana, Bona ribadisce che dietro il rapporto di lavoro ci sono una persona, responsabilità familiari, diritti e dignità. La tutela della dipendente, afferma, non può esaurirsi nell’applicazione formale di una sanzione.
«Riteniamo che, in questo caso, vi siano elementi sufficienti per chiedere una riflessione seria sulla legittimità, gravità e soprattutto proporzionalità del licenziamento», conclude il segretario.
La Fiom Belluno continuerà a sostenere la lavoratrice nelle sedi opportune, chiedendo che si verifichi fino in fondo quanto accaduto prima di considerare definitivamente chiarita la vicenda.