Festival della Psicologia 2026, 1.200 presenze tra Padova, Treviso e Verona
La due giorni dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi del Veneto ha proposto 26 appuntamenti gratuiti con 40 relatori.
PADOVA - 1.200 presenze in due giorni, 26 incontri gratuiti e 40 relatori distribuiti tra Padova, Treviso e Verona: si è chiusa domenica 11 ottobre l’edizione 2026 del Festival della Psicologia, dedicata al tema “La Psicologia delle relazioni che ci attraversano”. Al centro della manifestazione, promossa dall’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi del Veneto, temi vicini alla vita quotidiana come solitudine giovanile, famiglia, violenza nelle relazioni, identità, corpo, social e rapporto con la tecnologia.
Per l’intero fine settimana la psicologia è uscita dagli studi professionali per entrare in università, musei, biblioteche e teatri, con appuntamenti aperti al pubblico nelle tre città venete. L’obiettivo era offrire ai cittadini occasioni concrete di confronto con professionisti su questioni che toccano la vita di ogni giorno, dai legami personali alle conseguenze di ciò che accade nel contesto sociale e internazionale.
Luca Pezzullo, dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi del Veneto, ha spiegato che il Festival è nato con l’idea di parlare direttamente alla cittadinanza, mettendo al centro i legami che ciascuno costruisce con sé stesso, con gli altri e con il mondo. Il formato scelto ha unito incontri, laboratori esperienziali e spettacoli teatrali, tutti con accesso libero e gratuito.
I temi affrontati nelle tre città
Il programma ha proposto strumenti e occasioni di confronto su esperienze molto diffuse: la solitudine, la famiglia, il senso di identità, i cambiamenti del corpo, la violenza nelle relazioni, il rapporto con la tecnologia e il peso di guerre lontane che entrano comunque nella quotidianità delle persone.
A Padova il percorso si è concentrato sul rapporto con sé stessi, con l’idea di andare oltre parole ormai entrate nell’uso comune e provare a capire più a fondo come leggere il proprio vissuto. Nella parte finale del comunicato emerge anche una riflessione sul bisogno di cambiare paradigma nelle relazioni, smettendo di pensare l’altro come un nemico e uscendo da dinamiche fondate sul giudicare o sul sentirsi giudicati.
Il finale a teatro con Andrea Pennacchi
La chiusura del Festival è passata anche dal palcoscenico. A Padova, al Teatro Ruzante, quasi 200 persone hanno assistito a “Una casa molto carina”, lezione-spettacolo scritta per il Festival e portata in scena da Andrea Pennacchi insieme a Maria Virgillito.
A Verona, al Teatro SS. Trinità, Roberta Guzzardi e la Compagnia Nazionale di Improvvisazione hanno proposto “Io, noi, il mostro”. I due appuntamenti hanno tradotto in forma teatrale alcuni dei nodi affrontati durante la manifestazione, portando il confronto psicologico in una dimensione accessibile anche fuori dagli incontri tradizionali.
Pennacchi ha raccontato che lo spettacolo parte dall’immagine dell’essere umano come una casa abitata da più voci, fino a costruire una sorta di “riunione di condominio” interiore in cui le diverse parti finiscono per rivelarsi espressione della stessa persona.
Maria Virgillito, psicoterapeuta e psicotraumatologa, ha descritto “Una casa molto carina” come una metafora utile a raccontare i dialoghi interiori: attraverso narrazione e interpretazione teatrale, lo spettacolo ha offerto al pubblico l’occasione di riflettere non solo sulle relazioni con gli altri, ma anche su quelle che ciascuno intrattiene con le proprie parti interne.
I numeri dell’edizione 2026
L’edizione 2026 del Festival della Psicologia si chiude così con tre città coinvolte contemporaneamente, una partecipazione superiore al migliaio di persone e un programma costruito per avvicinare il pubblico ai professionisti della salute psicologica in modo diretto. Tra gli ultimi dati forniti dall’organizzazione, resta anche quello del Teatro Ruzante, dove lo spettacolo con Andrea Pennacchi e Maria Virgillito ha raccolto quasi 200 presenze.