Fondi statali, Anci Veneto: al Veneto solo 3 progetti su 77 nel bando Sport e Periferie 2026
Conte chiede al Governo di rivedere i criteri di riparto: nel mirino Sport e Periferie 2026, sicurezza del territorio e aree dismesse.
PADOVA - Nei principali bandi statali per impianti sportivi, sicurezza del territorio e riqualificazione urbana, i Comuni veneti raccolgono una quota di risorse molto inferiore rispetto ai progetti presentati. A segnalarlo è Anci Veneto, che punta il dito sui criteri di assegnazione e chiede al Governo una revisione del sistema, a partire da Sport e Periferie 2026.
Nel bando dedicato allo sport, su 77 progetti finanziati in tutta Italia per uno stanziamento complessivo di 100 milioni di euro, al Veneto sono andati solo 3 progetti. Per l'associazione dei Comuni veneti il dato si inserisce in una tendenza che riguarda anche altri avvisi nazionali recenti e che, secondo il presidente Mario Conte, finisce per penalizzare gli enti con bilanci solidi e capacità progettuale.
I numeri sui fondi per la sicurezza del territorio
Il quadro più pesante riguarda i finanziamenti triennali 2026-2028 per la messa in sicurezza del territorio, che comprendono opere idrogeologiche, strade ed efficientamento energetico degli edifici. Il fondo nazionale vale 1.384.417.191,06 euro.
Dal Veneto sono arrivati 731 progetti presentati da 420 Comuni, per un valore complessivo di 621.200.000 euro. I progetti ammessi a finanziamento sono stati però soltanto 24, per un totale di 15,1 milioni di euro, pari al 2,4% di quanto richiesto.
Anci Veneto evidenzia anche il caso di Treviso e Venezia: le due province avevano candidato interventi rispettivamente per 108,3 milioni e 70,4 milioni di euro, senza ottenere alcun finanziamento.
Aree dismesse e videosorveglianza
Secondo Anci Veneto, uno squilibrio simile emerge anche nel bando pubblico per la selezione di piani di sviluppo in aree dismesse o in disuso. Su 66 Comuni finanziati a livello nazionale, solo tre sono veneti, per un importo complessivo di circa 8.650.000 euro, pari al 4,1% del totale.
La stessa criticità, aggiunge l'associazione, è stata riscontrata anche nel bando per la videosorveglianza, altro capitolo che incide direttamente sulla capacità dei Comuni di programmare interventi per la sicurezza urbana e il presidio del territorio.
I criteri contestati da Anci Veneto
Alla base di questi risultati, secondo l'analisi dell'associazione, ci sono in larga parte il decreto-legge 243 del 29 dicembre 2016, in particolare l'articolo 7 bis comma 2, che riserva almeno il 40% delle risorse in conto capitale alle Regioni del Mezzogiorno, e l'applicazione di indicatori come l'Indice di vulnerabilità sociale e materiale dell'Istat.
A questo si aggiunge il criterio della minore incidenza del risultato di amministrazione, che per Anci Veneto finisce per sfavorire i Comuni più solidi dal punto di vista dei conti pubblici. In sostanza, sostiene l'associazione, gli enti che hanno dimostrato capacità di gestione, programmazione e cantierizzazione si ritrovano meno competitivi proprio nei bandi destinati agli investimenti locali.
La richiesta al Governo
Mario Conte, presidente di Anci Veneto, parla di una "penalizzazione inaccettabile" per i Comuni della regione. Pur riconoscendo la necessità di sostenere le aree più svantaggiate del Paese, Conte sostiene che non si possa escludere in modo sistematico la virtuosità amministrativa dal riparto delle risorse.
Per il presidente di Anci Veneto, bloccare il finanziamento a enti che hanno capacità di spesa e progetti pronti significa frenare sviluppo e sicurezza delle comunità locali. Da qui la richiesta di rivedere i criteri di distribuzione dei fondi, in modo da mantenere il sostegno alle aree in difficoltà senza penalizzare i Comuni che presentano progetti di qualità e riescono a tradurli in cantieri.
Anci Veneto ha annunciato che continuerà a monitorare gli esiti dei bandi e a sollecitare un intervento correttivo da parte delle istituzioni centrali sul riparto dei fondi destinati agli investimenti locali.