Morto a 14 anni per un tumore curato con l’argilla, la perizia: «Poteva essere salvato»

Francesco morì di tumore a 14 anni. Per i periti poteva salvarsi seguendo i protocolli medici. Nuova ipotesi sull’Artemisia.

07 settembre 2026 11:35
Morto a 14 anni per un tumore curato con l’argilla, la perizia: «Poteva essere salvato» - Immagine di repertorio
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VICENZA Francesco Gianello avrebbe potuto essere salvato attraverso i protocolli chemioterapici e chirurgici previsti dalla medicina. È questa la conclusione, riportata pochi minuti fa dall'Ansa, alla quale sono arrivati Antonello Cirnelli e Franca Fagioli, i periti incaricati dalla Corte d’Assise di Vicenza di esaminare il caso del ragazzo vicentino morto di tumore a soli 14 anni nel gennaio del 2024.

La relazione, depositata il 7 settembre, introduce inoltre una nuova ipotesi: nei confronti dell’adolescente potrebbero essere stati utilizzati prodotti a base di Artemisia ritenuti neurotossici dai periti, nell’ambito del cosiddetto “metodo Hamer”. Tutte le valutazioni dovranno ora essere discusse e verificate nel corso del processo.

La conclusione dei periti

Secondo la relazione firmata dai due esperti, il decesso di Francesco non sarebbe stato inevitabile. Il ragazzo, affetto da un osteosarcoma, avrebbe avuto possibilità di salvarsi se fosse stato sottoposto alle terapie oncologiche e agli interventi chirurgici indicati dalla scienza medica.

Cirnelli e Fagioli sono stati incaricati dalla Corte d’Assise di Vicenza di ricostruire il quadro clinico del quattordicenne e di valutare l’eventuale rapporto tra il percorso terapeutico seguito e la sua morte.

La perizia assume quindi particolare importanza nel procedimento a carico dei genitori, ma non rappresenta una sentenza: le sue conclusioni saranno esaminate durante il contraddittorio tra accusa e difesa.

Il processo ai genitori

I genitori di Francesco sono imputati per omicidio volontario con dolo eventuale. Secondo l’ipotesi accusatoria, si sarebbero affidati al cosiddetto “metodo Hamer” invece di seguire tempestivamente i protocolli oncologici indicati per la malattia del figlio.

La difesa aveva invece sostenuto l’assenza di un rapporto causale diretto tra le decisioni dei genitori e la morte dell’adolescente. Una tesi che, secondo quanto emerge dalla relazione depositata, sarebbe stata confutata dai periti.

Il cosiddetto metodo Hamer

Il percorso seguito dalla famiglia sarebbe stato collegato alle teorie di Ryke Geerd Hamer, prive di fondamento scientifico e non riconosciute dalla medicina ufficiale.

La relazione introduce un elemento fino a questo momento non emerso con altrettanta evidenza. Secondo i periti, i seguaci del metodo Hamer potrebbero avere utilizzato nei confronti di Francesco sostanze a base di Artemisia, considerate nella relazione potenzialmente neurotossiche.

Si tratta, al momento, di un’ipotesi peritale che dovrà essere approfondita durante il dibattimento. Spetterà alla Corte valutare la fondatezza della ricostruzione, le modalità dell’eventuale somministrazione e le possibili conseguenze sulle condizioni cliniche del ragazzo.

La prossima udienza

La discussione della perizia è prevista per mercoledì 16 settembre davanti alla Corte d’Assise di Vicenza. Accusa e difesa potranno confrontarsi sulle conclusioni degli esperti, sul percorso clinico di Francesco e sulla nuova ipotesi relativa all’Artemisia.

L’udienza rappresenterà un passaggio importante del procedimento, durante il quale dovranno essere approfonditi tanto gli aspetti sanitari quanto quelli legati alle responsabilità contestate.

Il procedimento è ancora in corso e le conclusioni della perizia dovranno essere sottoposte al confronto processuale. La responsabilità penale dei genitori non è stata definitivamente accertata e potrà essere stabilita soltanto con una sentenza irrevocabile, nel rispetto del principio costituzionale della presunzione di innocenza.

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