In Friuli sarà ricostruito un Campo di prigionia: «primo in Europa»
Ricostruzione del campo Pg57 a Premariacco: primo in Europa, luogo di memoria e dialogo sostenuto dalla Regione FVG.
PREMARIACCO – Il progetto di ricostruzione del Campo di prigionia Pg57 entra ufficialmente nella fase operativa e si candida a diventare un unicum a livello europeo: sarà infatti il primo e unico campo di detenzione della Seconda guerra mondiale ricostruito integralmente in Europa. Un intervento che intreccia memoria storica, rigenerazione culturale e visione contemporanea, presentato a Premariacco dal vicegovernatore e assessore regionale alla Cultura Mario Anzil.
«L’avvio del progetto dimostra come si possa passare dal sogno al pensiero e dal pensiero all’azione», ha sottolineato Anzil, evidenziando come l’iniziativa sia perfettamente coerente con l’identità culturale del Regione Friuli Venezia Giulia: una terra di confine che oggi non rappresenta più divisione e ostilità, ma dialogo, confronto e apertura internazionale.
Un luogo chiave della storia europea
L’area di Grupignano/San Mauro, nel territorio comunale di Premariacco, durante la Seconda guerra mondiale ospitò oltre 4.000 soldati alleati, in gran parte neozelandesi e australiani, catturati sui fronti nordafricani e trasferiti nel campo Pg57. Un luogo che per decenni è rimasto ai margini della memoria collettiva e che ora viene restituito alla comunità come spazio di riflessione storica e civile.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Comune di Premariacco, guidato dal sindaco Michele De Sabata, e l’Associazione Campo Pg57, che da anni lavora per valorizzare e far conoscere questo frammento di storia europea, con il sostegno diretto della Regione.
Il bando parchi culturali e la visione regionale
Nel suo intervento, Anzil ha rimarcato il ruolo strategico del bando regionale “Parchi culturali”, pensato per creare una costellazione di luoghi della memoria capaci di raccontare episodi storici attraverso linguaggi contemporanei. Dopo la fase sperimentale del 2025, la misura è stata confermata e rifinanziata per il triennio 2026-2028.
L’obiettivo della Regione è ora favorire il dialogo tra i beneficiari del bando, mettendo in rete esperienze, competenze e progetti, per costruire un vero sistema culturale diffuso, capace di attrarre visitatori, studiosi e giovani da tutta Europa.
Il primo lotto: cosa verrà realizzato
Con il finanziamento del primo lotto si entra nel vivo della ricostruzione. In questa fase iniziale verrà ricostruita una prima baracca in legno, fedele a quelle esistenti tra il 1941 e il 1943, periodo di piena attività del campo.
Questa prima struttura avrà una funzione simbolica e didattica:
permetterà di comprendere concretamente le condizioni di vita dei prigionieri,
fungerà da modello architettonico per le successive ricostruzioni,
sarà il fulcro delle prime attività di visita guidata e didattica.
Un progetto articolato: museo, documentari e realtà virtuale
Il Progetto Campo Pg57 prevede una riqualificazione completa dell’area attorno alla chiesetta, unico edificio originale sopravvissuto, costruita dagli stessi prigionieri alleati e restaurata negli anni ’90 dall’Associazione nazionale genieri e trasmettitori d’Italia.
Il masterplan comprende:
la costruzione di più baracche in legno, ognuna con uno scopo specifico (alloggi, spazi comuni, aree di lavoro);
la realizzazione di un’area museale permanente con pannelli storici e materiali d’archivio;
la proiezione di documentari storici dedicati ai prigionieri e al contesto bellico internazionale;
un’esperienza immersiva grazie a una ricostruzione virtuale 3D del campo, pensata per coinvolgere il pubblico più giovane e rendere accessibile la memoria anche attraverso le nuove tecnologie.
«Qui nascerà un luogo dal forte impatto emotivo – ha spiegato Anzil – capace di parlare a tutti, ma in particolare a chi oggi parte dall’Australia o dalla Nuova Zelanda per ripercorrere la storia dei propri familiari».
Istruzioni pratiche per comunità, scuole e visitatori
Il progetto è pensato come spazio vivo e partecipato, non come semplice area espositiva. In prospettiva, sono già previste alcune linee operative:
Scuole: percorsi didattici dedicati, con visite guidate tematiche e laboratori storici calibrati per età.
Comunità locale: coinvolgimento in eventi commemorativi, giornate della memoria e iniziative culturali.
Turismo della memoria: integrazione del sito nei circuiti regionali e transfrontalieri, con particolare attenzione ai visitatori stranieri.
Ricercatori e studiosi: accesso a materiali storici, archivi digitalizzati e contenuti multimediali.
Memoria come strumento di futuro
Il Campo Pg57 non sarà solo un luogo che racconta il passato, ma un laboratorio di cittadinanza e dialogo, capace di unire memoria storica, innovazione e identità europea. Un progetto che restituisce dignità a una pagina spesso dimenticata della storia e che rafforza il ruolo del Friuli Venezia Giulia come ponte culturale tra popoli e generazioni.
Un’iniziativa che, come ha ribadito Anzil, «ricorda le tragedie del passato, ma allo stesso tempo insegna quanto siano fondamentali il confronto, la solidarietà e l’amicizia tra le comunità».