Friuli Venezia Giulia, in Commissione il ddl che riporta le Province dal 2027

Il ddl 86 avvia il nuovo assetto con Comuni, Province e Regione: fine degli Edr il 31 dicembre 2026, fondi per oltre 150 milioni

04 giugno 2026 17:23
Friuli Venezia Giulia, in Commissione il ddl che riporta le Province dal 2027 -
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Trieste - Il Friuli Venezia Giulia prepara il ritorno delle Province con un percorso che punta a chiudere l’esperienza degli Enti di decentramento regionale entro il 31 dicembre 2026 e a trasferirne funzioni e personale dal 1 gennaio 2027. Il passaggio è contenuto nel ddl 86, illustrato in V Commissione consiliare, che ridisegna l’assetto dell’ordinamento regionale su tre livelli: Comuni, Province e Regione.

Il provvedimento, presentato dall’assessore regionale alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti, è composto da 76 articoli e prevede l’istituzione delle quattro Province del Friuli Venezia Giulia, destinate ad assumere le funzioni oggi svolte dagli Edr. In questa prima fase, secondo quanto spiegato in Commissione, le competenze sicuramente trasferite saranno quelle storicamente esercitate dalle Province prima della loro soppressione e oggi in capo alla Regione: edilizia scolastica e viabilità provinciale.

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Le date del passaggio dagli Edr alle Province

Il calendario indicato nel disegno di legge fissa due scadenze centrali. La prima è il 31 dicembre 2026, data di conclusione dell’operato degli Edr. La seconda è il giorno successivo, il 1 gennaio 2027, quando il trasferimento delle funzioni alle nuove Province entrerà a pieno regime.

Essendo una norma istitutiva, il ddl non definisce ancora in dettaglio il sistema di governo degli enti. La parte sulla governance sarà infatti demandata a una successiva legge elettorale, preceduta da una norma transitoria che fino al 31 dicembre 2028 prevede Giunte provinciali composte dal presidente e da tre assessori.

Roberti ha precisato che un’ulteriore norma dovrà stabilire, in accordo con le direzioni regionali, quali segmenti amministrativi passeranno sotto l’esecutivo provinciale. Nel testo è già presente una traccia delle materie che potranno essere attribuite con future leggi di settore: infrastrutture, trasporti, governo del territorio, risorse agroalimentari, forestali e ittiche, ambiente, demanio idrico e difesa del suolo, cultura, sport, lingue minoritarie, istruzione, politiche del lavoro, politiche giovanili, politiche sociali e attività produttive.

I nodi politici e le richieste dell’opposizione

Nel dibattito in Commissione una delle questioni più sollevate ha riguardato la scelta di superare gli Edr, considerati da più parti enti che funzionano, per tornare alle Province. L’assessore ha rivendicato la decisione come una “scelta politica”. Della stessa linea Antonio Calligaris della Lega, che ha ricordato come, fin dalla nascita degli Edr, questi fossero stati indicati come nucleo iniziale per la ricostituzione delle Province.

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Tra i gruppi di opposizione, Serena Pellegrino di Alleanza Verdi Sinistra si è detta favorevole al ritorno delle Province, ma a condizione che abbiano contenuti e funzioni effettive, richiamando tra le competenze delle vecchie amministrazioni provinciali temi come ambiente, cultura e territorio.

Le richieste di chiarimento avanzate dai consiglieri di minoranza hanno toccato soprattutto la futura legge elettorale, la stima dei costi, il trasferimento del personale dagli Edr alle Province, la presenza dei nuovi enti nelle società partecipate e la formulazione dell’articolo sulle funzioni. Nel confronto sono intervenuti Rosaria Capozzi del Movimento 5 Stelle, Furio Honsell di Open Sinistra Fvg, i consiglieri del Partito democratico Massimiliano Pozzo, Manuela Celotti e Laura Fasiolo, Marko Pisani della Ssk, Massimo Morettuzzo e Marco Putto di Patto per l’autonomia-Civica Fvg, oltre alla stessa Pellegrino.

Sul fronte delle critiche politiche, nel dibattito è intervenuto anche Marco Putto, già al centro di posizioni espresse sul tema delle nuove Province in Fvg, chiedendo spiegazioni sulla norma che fa decorrere dal 1 gennaio 2031 le disposizioni in materia di obblighi di finanza pubblica per le Province. Roberti ha risposto che, per costruire i vincoli di bilancio, occorre fare riferimento agli indicatori del triennio precedente.

Legge elettorale ancora da scrivere

Un altro passaggio ancora aperto riguarda la normativa elettorale. Roberti ha spiegato che il testo non esiste nemmeno in bozza e che qualunque sistema verrà scelto dovrà tenere conto della ridefinizione dei collegi. Rispetto alle ultime elezioni provinciali, infatti, la distribuzione della popolazione è cambiata e c’è anche un Comune in più, Sappada.

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Su questo punto Marko Pisani ha chiesto particolare attenzione nella stesura della legge elettorale per la provincia di Trieste. La futura disciplina dovrà quindi affrontare non solo il modello di voto e la composizione degli organi, ma anche l’aggiornamento dei perimetri territoriali.

Costi, fondi regionali e personale

Per quanto riguarda la sostenibilità economica, l’assessore ha indicato che le Province saranno finanziate con risorse regionali stornate sui Fondi unici provinciali, per un valore di oltre 150 milioni di euro. In questa cifra è compreso anche il costo politico, stimato attorno al milione di euro.

Sul personale, la linea indicata è quella della continuità: i dipendenti resteranno gli stessi e dal 1 gennaio 2027 passeranno alle dipendenze delle Province mantenendo le attuali condizioni contrattuali. In caso di necessità di ulteriori assunzioni, ha aggiunto Roberti, si farà ricorso alle graduatorie dei concorsi già effettuati dalla Regione.

Resta invece da definire il tema delle partecipazioni nelle società controllate o collegate, che secondo l’assessore sarà affrontato con specifiche leggi di settore. Intanto il ddl si inserisce in una fase di ridefinizione più ampia degli assetti istituzionali e amministrativi del territorio, mentre il modello digitale per la Pa del Friuli Venezia Giulia è stato recentemente portato anche a livello nazionale come esperienza regionale di riferimento.

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L’impianto transitorio indicato dal disegno di legge prevede quindi Giunte provinciali con presidente e tre assessori fino al 31 dicembre 2028, mentre l’applicazione delle disposizioni sugli obblighi di finanza pubblica per le Province è fissata dal testo a decorrere dal 1 gennaio 2031.

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