Friuli Venezia Giulia, Rosolen: servono 45mila nuovi lavoratori in 6-8 anni

A Udine il punto sulla strategia regionale: trasferimento tecnologico, formazione continua, sostegno ai dottorati e attrazione dei talenti.

07 settembre 2026 18:44
Friuli Venezia Giulia, Rosolen: servono 45mila nuovi lavoratori in 6-8 anni -
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UDINE - Il Friuli Venezia Giulia dovrà immettere nel mercato del lavoro 45mila nuove persone nei prossimi 6-8 anni solo per mantenere stabile l’attuale tasso di occupazione. È il dato indicato dall’assessore regionale al Lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia Alessia Rosolen, intervenuta a Udine al workshop “Tecnologie innovative e sostenibilità nei sistemi manifatturieri avanzati”.

Il passaggio più concreto riguarda proprio il nodo tra innovazione e lavoro: per la Regione, la competitività del sistema produttivo passa dal trasferimento tecnologico alle imprese, dalla formazione continua e da un rafforzamento del capitale umano, con particolare attenzione a giovani, donne e persone oggi fuori dal mercato del lavoro.

Friuli Venezia Giulia, Rosolen: servono 45mila nuovi lavoratori in 6-8 anni

L’incontro si è tenuto nel pomeriggio di 7 settembre 2026 a palazzo Garzolini di Toppo Wassermann, in occasione dell’assemblea annuale dei soci di Aitem, l’Associazione italiana delle tecnologie manifatturiere. L’iniziativa è stata organizzata insieme al dipartimento Politecnico di ingegneria ed architettura dell’Università degli Studi di Udine.

Il nodo occupazionale e le competenze richieste alle imprese

Secondo Rosolen, il tema occupazionale va affrontato come una priorità politica, perché la tenuta del sistema produttivo regionale dipenderà dalla capacità di aumentare la partecipazione al lavoro e di far entrare nelle aziende competenze adeguate alla trasformazione tecnologica.

Nel suo intervento, l’assessore ha spiegato che l’innovazione non può essere considerata soltanto una questione tecnica, ma un cambiamento che riguarda il modo di produrre, lavorare e costruire opportunità professionali qualificate sul territorio. In questo quadro, la Regione punta a rendere accessibili alle imprese, soprattutto a quelle di dimensioni minori, strumenti come il trasferimento tecnologico, i percorsi di test before invest, le consulenze specialistiche e il raccordo con il mondo della formazione.

Rosolen ha richiamato il profilo del manifatturiero regionale, composto da grandi imprese e filiere strutturate ma anche da una larga presenza di piccole e micro imprese. Proprio per questo, ha osservato, la sfida è fare in modo che anche le realtà più piccole possano accedere a competenze e infrastrutture utili per innovare.

Dottorati, università e ITS Academy nella strategia regionale

Uno dei capitoli centrali della strategia regionale riguarda il sistema formativo. La Regione, ha ricordato l’assessore, ha sostenuto negli ultimi anni i dottorati di ricerca con quasi 400 percorsi garantiti e ha previsto altri 6 milioni di euro per il prossimo biennio.

Per l’amministrazione regionale, però, l’investimento sulla formazione deve trovare un riscontro diretto nel sistema produttivo. Da qui l’insistenza sul collegamento tra università, ITS Academy e imprese, considerato decisivo per trasformare le competenze in innovazione, produttività e crescita.

Rosolen ha sottolineato che nessuna politica per l’innovazione può prescindere dalle persone e che il capitale umano resta la principale infrastruttura su cui costruire il futuro produttivo del Friuli Venezia Giulia. In quest’ottica rientrano anche i percorsi di riqualificazione e la formazione continua, da modellare sui fabbisogni concreti delle aziende.

Rete tra atenei, parchi scientifici e filiere produttive

Nel workshop udinese è stato ribadito anche il modello su cui la Regione intende muoversi: una rete tra università, imprese, parchi scientifici e tecnologici, cluster e istituzioni, con l’obiettivo di mettere in comune competenze, infrastrutture e occasioni di sviluppo.

Rosolen ha citato tra gli strumenti già sostenuti dalla Regione il sistema universitario, la rete Inest, i parchi scientifici e tecnologici, i cluster e le filiere produttive. L’indicazione è quella di superare una visione tradizionale dei cluster, favorendo connessioni tra settori diversi. Tra gli esempi richiamati c’è l’evoluzione del sistema legato al mare, da mettere in relazione con aerospazio, energia e altri ambiti strategici.

L’assessore ha inoltre richiamato una dimensione territoriale più ampia, parlando della necessità di costruire vere e proprie “valli dell’innovazione”, capaci di oltrepassare i confini amministrativi e di mettere in rete docenti, studenti, ricercatori, competenze e infrastrutture.

La norma Talenti e la sfida dell’attrattività

Accanto alla formazione, la Regione collega la crescita del sistema produttivo alla capacità di attrarre e trattenere personale qualificato. In questo filone rientra la norma Talenti, ricordata da Rosolen come misura pensata sia per sostenere le imprese che assumono profili qualificati, sia per rendere il territorio più attrattivo.

Il punto, nella lettura regionale, è che la competizione non si gioca più soltanto tra imprese ma anche tra territori, chiamati a offrire occasioni di lavoro qualificato e condizioni favorevoli a chi può generare innovazione.

Friuli Venezia Giulia, Rosolen: servono 45mila nuovi lavoratori in 6-8 anni

Al workshop di Udine hanno partecipato anche il rettore dell’Università degli Studi di Udine Angelo Montanari, il direttore del dipartimento Politecnico di ingegneria e architettura Alessandro Gasparetto, il presidente dell’Aitem Antonino Squillace, il sindaco di Udine Alberto Felice De Toni e il presidente di Confindustria Udine Luigino Pozzo.

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