Congedi parentali, in Fvg il Pd rilancia: maternità al 100% e più mesi obbligatori ai padri

A Trieste la presentazione della proposta di legge nazionale: coinvolte dipendenti, autonome, professioniste e padri adottivi o affidatari.

27 luglio 2026 16:57
Congedi parentali, in Fvg il Pd rilancia: maternità al 100% e più mesi obbligatori ai padri -
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TRIESTE - Maternità pagata al 100 per cento per tutte le lavoratrici e un congedo dei padri più lungo, obbligatorio e non trasferibile: sono i due punti centrali della proposta di legge nazionale rilanciata in Friuli Venezia Giulia dalla consigliera regionale del Pd Manuela Celotti insieme al capogruppo Diego Moretti e alla collega Laura Fasiolo.

L'obiettivo indicato dai promotori è affrontare il calo delle nascite intervenendo non con bonus una tantum, ma con misure strutturali che incidano su lavoro, reddito familiare e distribuzione dei carichi di cura tra madri e padri.

Cosa prevede la proposta

Il testo agisce su due fronti. Il primo riguarda l'indennità di maternità, che verrebbe portata al 100 per cento per tutte le categorie di lavoratrici, comprese autonome, libere professioniste e iscritte alla gestione separata. Per le lavoratrici autonome è prevista un'indennità parametrata al mancato fatturato.

Il secondo fronte riguarda invece i padri. La proposta introduce un congedo paritario autonomo rispetto a quello della madre, non trasferibile, fino a cinque mesi complessivi. Di questi, quattro sarebbero obbligatori: dieci giorni da utilizzare subito dopo la nascita, mentre il periodo restante potrebbe essere fruito anche in modo frazionato.

La misura, secondo quanto illustrato, si applicherebbe anche ai padri adottivi e affidatari. È inoltre previsto un mese di congedo nel caso di morte perinatale del figlio. L'indennità sarebbe pari al 100 per cento della retribuzione per i lavoratori dipendenti e del mancato fatturato per i padri autonomi iscritti alla gestione separata.

Il nodo denatalità e la penalizzazione per le donne

Per Celotti, Moretti e Fasiolo il problema della denatalità non può essere affrontato continuando a considerare la genitorialità come un compito prevalentemente femminile. La richiesta politica è quindi che vengano approvate entrambe le misure contenute nella proposta: sia l'indennità di maternità piena sia il congedo paritario per i padri.

Nel corso della conferenza stampa a Trieste, Celotti ha sostenuto che la parità tra madri e padri debba diventare un principio concreto, accompagnato da diritti e strumenti adeguati. Secondo la consigliera dem, se la nascita di un figlio continua a tradursi per le donne in una penalizzazione lavorativa ed economica e per le famiglie in un rischio di perdita di reddito, diventa comprensibile che la scelta di avere figli venga rinviata o abbandonata.

I tre esponenti del Pd hanno richiamato anche il tema della cosiddetta child penalty, cioè l'impatto negativo che la maternità può avere su carriera e retribuzioni femminili, indicando come possibile risposta una più equa redistribuzione del lavoro di cura.

Le ricadute indicate dal Pd

Nella lettura proposta dal gruppo dem, la parità nei congedi non è soltanto una misura di giustizia sociale, ma anche una scelta con effetti economici e demografici. Se l'assenza dal lavoro per la nascita di un figlio riguarda entrambi i genitori, hanno spiegato, si riduce la discriminazione nei confronti delle donne in età fertile e si rafforza la condivisione delle responsabilità familiari.

La posizione espressa da Celotti, Moretti e Fasiolo è che il contrasto all'inverno demografico richieda strumenti stabili, capaci di rendere sostenibile la scelta di diventare genitori senza un costo eccessivo in termini di lavoro, reddito e prospettive future. Tra i punti indicati nella proposta restano quindi centrali l'estensione delle tutele anche ad autonome e professioniste e il congedo dei padri con quattro mesi obbligatori, oltre ai dieci giorni immediatamente successivi alla nascita.

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