Gasolio agricolo, esclusi gli agromeccanici dal credito d’imposta: timori per Veneto e Friuli
Confermata nella legge 113 del 25 giugno 2026 l’esclusione delle imprese agromeccaniche dal beneficio sui consumi di marzo-maggio.
ROMA - La conferma è arrivata con la conversione del decreto-legge 30 aprile 2026 n. 63: le imprese agromeccaniche restano escluse dal credito d’imposta sul gasolio destinato all’attività agricola. Il beneficio, pari fino al 20% della spesa netta sostenuta nel trimestre marzo-maggio 2026, è riservato alle sole imprese agricole. Una scelta che, secondo Uncai, rischia di scaricare i costi anche sugli agricoltori che affidano lavorazioni e raccolti ai contoterzisti, con effetti particolarmente sensibili in Veneto e Friuli Venezia Giulia.
L’associazione dei contoterzisti contesta la decisione dopo la conversione definitiva del decreto nella legge 25 giugno 2026 n. 113, sostenendo che l’esclusione non tenga conto del ruolo ormai strutturale delle imprese agromeccaniche nelle campagne italiane. Il nodo, per Uncai, è che attività come aratura, semina o raccolta restano le stesse sia quando vengono svolte direttamente dall’azienda agricola sia quando sono affidate a un operatore specializzato in conto terzi.
Cosa prevede la norma
La misura riguarda l’acquisto di gasolio impiegato nell’esercizio dell’attività agricola e riconosce un credito d’imposta sulle spese sostenute tra marzo e maggio 2026. Restano però fuori le imprese agromeccaniche, nonostante il decreto ministeriale 14 dicembre 2001 n. 454 riconosca già alle imprese iscritte nel registro delle imprese il diritto al prelievo di gasolio agricolo ad accisa agevolata, indipendentemente dalla forma giuridica.
Per Uncai si crea così una disparità di trattamento: a cambiare non è il tipo di lavorazione, ma il soggetto che la esegue. L’associazione sostiene che questa distinzione non rifletta la realtà operativa dei campi, dove una quota rilevante delle lavorazioni colturali viene già affidata a imprese agromeccaniche professionali.
Le ricadute per le aziende agricole
Il punto che interessa direttamente le aziende del territorio è l’effetto sui costi. Secondo i dati Crea citati da Uncai, il 28% delle aziende agricole italiane ricorre al contoterzismo. La quota supera la metà del totale in regioni come Veneto e Friuli Venezia Giulia, oltre a essere particolarmente alta nelle aziende specializzate a seminativo.
In pratica, se chi svolge il servizio non può compensare l’aumento del carburante attraverso il credito d’imposta, il rincaro rischia di trasferirsi sulle tariffe delle lavorazioni conto terzi. Le percentuali possono variare a seconda del tipo di intervento, ma il risultato indicato da Uncai è uno: una parte non marginale delle stesse aziende agricole che il credito dovrebbe sostenere finirebbe invece per pagarne indirettamente il costo.
Il tema tocca anche un’agricoltura sempre più basata su servizi esterni specializzati, meccanizzazione e organizzazione delle lavorazioni. In molte aree del Nordest, dove il ricorso ai contoterzisti è diffuso, il costo del carburante resta una voce decisiva per la tenuta economica delle imprese.
La posizione di Uncai
Il presidente Uncai Aproniano Tassinari parla di un errore “di giustizia prima ancora che di bilancio” e sostiene che le imprese agromeccaniche siano parte integrante dell’agricoltura italiana, non un segmento separato. Da qui la richiesta di equiparazione nel trattamento fiscale sul gasolio utilizzato per attività che, nei fatti, sono identiche a quelle svolte direttamente dalle aziende agricole.
L’associazione ringrazia i parlamentari di diversi schieramenti che hanno presentato emendamenti sul punto, poi respinti, e critica invece il mancato sostegno pieno da parte del fronte associativo agricolo, che secondo Uncai rappresenta anche molte aziende dipendenti dai servizi in conto terzi per le operazioni colturali essenziali.
I prossimi passaggi
La partita, secondo il Consiglio Uncai, non è chiusa. L’associazione annuncia che continuerà l’iniziativa nelle sedi istituzionali competenti, dalle Commissioni parlamentari al Governo, fino a Masaf e Mef. Il confronto resta aperto anche in vista dei decreti attuativi, che dovranno definire l’intensità effettiva dell’aiuto, gli adempimenti documentali richiesti e le regole sui controlli.
Sul tavolo resta inoltre il tema dell’albo delle imprese agromeccaniche, atteso da tempo dal settore. Per molte aziende agricole che si affidano ai contoterzisti, comprese quelle attive in aree dove sono diffusi servizi e lavorazioni esterne come nel Camposampierese, la definizione delle regole su costi e riconoscimento del comparto può incidere direttamente sull’organizzazione della stagione e sulle spese aziendali.