Gemona si ferma per il terremoto: la messa dei 50 anni diventa un abbraccio al Friuli | FOTO
A Gemona la messa solenne per i 50 anni dal terremoto del Friuli con Zuppi, Fedriga e le autorità regionali.
GEMONA DEL FRIULI – Una celebrazione carica di memoria, fede e gratitudine ha aperto la settimana più intensa delle commemorazioni dedicate ai 50 anni dal terremoto del Friuli. Nella caserma Goi-Pantanali di Gemona, luogo profondamente legato alla tragedia del 1976, si è tenuta la Santa Messa Solenne presieduta dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana, alla presenza del governatore Massimiliano Fedriga, degli assessori regionali Riccardo Riccardi e Barbara Zilli, del presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin e di numerose autorità civili, militari e religiose.
La cerimonia ha rappresentato uno dei momenti più significativi del percorso di ricordo che precede il 6 maggio, data simbolo della scossa che nel 1976 cambiò per sempre la storia del Friuli. In quella sera il sisma devastò numerosi paesi dell’area collinare e pedemontana, provocando 990 vittime, circa 2.500 feriti e 60mila sfollati.
La scelta della caserma Goi-Pantanali non è stata casuale. Proprio in quel luogo, durante il terremoto, persero la vita 29 alpini del Battaglione Gemona, travolti dal crollo della struttura. A distanza di mezzo secolo, quello spazio è diventato teatro di una celebrazione capace di unire il ricordo delle vittime, la riconoscenza verso chi prestò soccorso e la consapevolezza di una rinascita costruita con fatica, solidarietà e senso di comunità.
Alla funzione hanno preso parte migliaia di fedeli. Sul palco allestito nell’area esterna della caserma, con l’altare al centro, si sono alternati momenti liturgici, canti e riflessioni. La parte musicale ha visto la presenza di circa 200 coristi accompagnati da un’orchestra di 30 strumentisti, mentre la celebrazione è stata concelebrata da circa 200 sacerdoti e da una ventina di vescovi.
Accanto al cardinale Zuppi erano presenti anche il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo emerito di Firenze, e diversi presuli provenienti dall’Italia e dall’estero. Tra loro l’arcivescovo di Udine monsignor Riccardo Lamba, il vescovo di Gorizia Carlo Redaelli, il vescovo di Concordia-Pordenone Giuseppe Pellegrini, il vescovo di Trieste Enrico Trevisi, l’arcivescovo emerito Andrea Bruno Mazzocato, oltre a monsignor Stanislav Zore da Lubiana e monsignor Josef Marketz da Gurk-Klagenfurt.
Nell’omelia, il cardinale Matteo Zuppi ha richiamato il valore profondo della solidarietà nata nei giorni del disastro. Il suo messaggio ha insistito sull’importanza di imparare a lavorare insieme e di sentire come proprio il dolore dell’altro, perché da questa capacità nascono la ricostruzione, la rinascita e la possibilità di guardare avanti.
Il presidente della Cei ha ricordato come i giorni successivi al terremoto, e poi quelli dopo la seconda scossa, furono segnati da una straordinaria mobilitazione collettiva. Comunità, Chiese, territori, volontari e istituzioni si trovarono uniti davanti alla devastazione. Una solidarietà che il Friuli ricevette, ma che seppe anche trasformare in responsabilità, identità e capacità organizzativa.
Zuppi ha inoltre sottolineato il valore delle nuove generazioni, richiamando la parola friulana “fruts”, usata per indicare i bambini. Un’immagine che ha colpito anche il governatore Fedriga, perché racchiude la forza della continuità e il desiderio di futuro che, anche dopo la tragedia, non si è spento.
A margine della celebrazione, il governatore Massimiliano Fedriga ha richiamato le parole pronunciate all’epoca dall’allora arcivescovo Alfredo Battisti, che invitava ad abbandonare odio, vendette e violenze, indicando nell’amore e nella bontà l’unica vera strada. Secondo Fedriga, proprio quei valori hanno permesso al Friuli Venezia Giulia di trasformare una catastrofe in un esempio riconosciuto anche fuori dai confini nazionali.
Per il presidente della Regione, la messa di Gemona è stata il momento più alto del ricordo delle vittime e di tutte le persone che, con il proprio sacrificio, resero possibile la ripartenza. Fedriga ha voluto rendere omaggio non solo ai friulani, ma anche a quanti arrivarono da altre regioni d’Italia e dall’estero per aiutare il territorio a rialzarsi.
Il governatore ha parlato di un esempio straordinario di capacità di reazione, nato in un anno di dolore assoluto ma anche di coraggio collettivo. Ha poi ricordato come, dopo la scossa di settembre, la speranza avrebbe potuto crollare definitivamente. Invece, proprio i bambini e i giovani riuscirono a trasmettere agli adulti energia, ostinazione e voglia di ricominciare.
La commemorazione ha intrecciato dolore, identità e orgoglio. Il terremoto del 1976 non distrusse soltanto case, chiese, fabbriche e paesi: segnò nel profondo la vita delle comunità friulane. Ma proprio in quella tragedia il Friuli scoprì una forza nuova, fatta di solidarietà concreta, collaborazione e senso di appartenenza.
Migliaia di persone arrivarono nei luoghi colpiti per scavare tra le macerie, assistere gli sfollati, sostenere le famiglie e contribuire alla ricostruzione. Da quella esperienza nacque anche il modello operativo che avrebbe ispirato l’attuale sistema della Protezione civile, diventato negli anni un riferimento per la gestione delle emergenze.
Alla celebrazione erano presenti delegazioni provenienti da tutto il Friuli Venezia Giulia, da diverse diocesi italiane e slovene, sindaci dei Comuni coinvolti, rappresentanti degli alpini, volontari e autorità istituzionali. Tra i partecipanti anche il sindaco di Gemona Roberto Revelant, parlamentari, europarlamentari e numerosi consiglieri regionali.
Un altro elemento dal forte valore simbolico è stato il ritorno a Gemona delle comunità legate ai gemellaggi nati dopo il terremoto. Delle 67 comunità gemellate con altrettante realtà della Pedemontana udinese, 32 erano presenti alla celebrazione per ritrovare i friulani che, cinquant’anni fa, ricevettero aiuto e vicinanza.
A queste si aggiungono le 14 comunità affratellate con la diocesi di Concordia-Pordenone. Una rete di solidarietà che nel tempo non si è spezzata e che, anche a mezzo secolo di distanza, continua a raccontare quanto la ricostruzione del Friuli sia stata il risultato di uno sforzo condiviso.
La presenza di queste delegazioni ha reso ancora più evidente il legame nato nei giorni più difficili. Non solo un ricordo istituzionale, dunque, ma un incontro tra persone e territori che hanno condiviso sofferenza, lavoro, aiuto e speranza.
Il presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin ha evidenziato il doppio significato della ricorrenza: da un lato il dolore e la distruzione, dall’altro l’orgoglio di un popolo capace di trasformare la sofferenza in energia per ricostruire il territorio.
Bordin ha richiamato anche il ruolo della Chiesa, guidata allora dall’arcivescovo Battisti e dai sacerdoti presenti nelle comunità. Una presenza che, nei giorni dell’emergenza, seppe mettere al centro le persone prima degli edifici, accompagnando i paesi colpiti in una fase di enorme fragilità.
Secondo il presidente del Consiglio regionale, proprio quella capacità di stare vicino alla popolazione contribuì in modo decisivo alla nascita di un modello di rilancio che ancora oggi viene ricordato oltre i confini regionali e nazionali.
Il vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Russo ha sottolineato il ruolo straordinario svolto dalla Chiesa nei momenti più difficili. A suo giudizio, la celebrazione liturgica è stata uno dei modi più belli per ricordare quella presenza, capace di esprimere una sensibilità particolare nelle fasi di crisi.
Russo ha ricordato l’indicazione maturata nel tempo della ricostruzione: prima le fabbriche, poi le case e solo alla fine le chiese. Una scelta che mise al centro il lavoro, la dignità delle famiglie e la ripartenza concreta delle comunità.
Il vicepresidente ha definito la comunità ecclesiale una vera infrastruttura sociale, capace di tenere insieme il territorio in anni durissimi. Ha inoltre richiamato il contributo della Chiesa alla nascita dell’Università degli Studi di Udine, oggi una delle istituzioni più amate del Friuli.
Il vicepresidente del Consiglio regionale Stefano Mazzolini ha affidato il proprio pensiero anche alla memoria personale. All’epoca del terremoto era bambino e conserva ancora ricordi vivi di quei giorni. Ha ricordato i bambini che purtroppo non sopravvissero e quelli che, invece, continuarono in qualche modo a stare insieme, persino a giocare, mentre gli adulti cercavano di affrontare l’emergenza.
Crescendo, ha spiegato, quella generazione ha compreso pienamente come il Friuli fosse diventato un esempio nel mondo per la capacità di ricostruire e ripartire. Una forza che Mazzolini ha legato alla tenacia tipica del popolo friulano e dell’intero Friuli Venezia Giulia.
L’assessore regionale alla Protezione civile Riccardo Riccardi ha posto l’accento sulla complessità organizzativa dell’evento e sul lavoro svolto per rendere la caserma Goi-Pantanali pronta ad accogliere la celebrazione.
La Regione ha investito 2 milioni di euro per rinnovare in modo sostanziale la struttura e permettere lo svolgimento della messa in condizioni adeguate. Riccardi ha parlato di un lavoro lungo e articolato, con una macchina organizzativa impegnata nella gestione di migliaia di persone e in un allestimento di grande portata.
Per l’assessore, la celebrazione ha dato avvio alla settimana più importante del calendario commemorativo, destinata a culminare il 6 maggio, nel giorno del cinquantesimo anniversario del terremoto.
L’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli ha evidenziato il valore morale della ricorrenza. Ha parlato di un lavoro eccellente, degno di una terra che continua a esprimere profonda gratitudine verso tutti coloro che contribuirono alla sua rinascita.
Zilli ha ricordato anche il ruolo della Chiesa e il sentimento di riconoscenza che ancora oggi attraversa i friulani e i cittadini della regione. Secondo l’assessore, la memoria dell’aiuto ricevuto diventa anche un impegno: essere pronti, a propria volta, a restituire quel dono nelle situazioni di difficoltà.
La messa di Gemona non ha avuto un significato soltanto locale. Il cardinale Zuppi ha ricordato come il terremoto del Friuli e la successiva ricostruzione abbiano parlato all’intero Paese. La solidarietà nata in quei giorni unì comunità, Chiese e territori, mostrando una strada possibile davanti alla devastazione.
La celebrazione è stata promossa dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e dall’Arcidiocesi di Udine. Tra le autorità presenti anche l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier, oltre a numerosi rappresentanti delle istituzioni regionali e locali.
A cinquant’anni dal sisma, Gemona ha raccolto il Friuli in un momento di preghiera e memoria, ricordando le vittime, gli alpini caduti, i soccorritori, i volontari, le comunità gemellate e tutti coloro che contribuirono alla rinascita. Dalla caserma Goi-Pantanali è arrivato un messaggio che guarda oltre il passato: la forza di una terra ferita, capace di rialzarsi attraverso l’amore, la solidarietà e la responsabilità condivisa.