Giornate del Cinema Muto 2026, a Pordenone apre Fairbanks e chiude John Ford

Annunciate le prime anticipazioni della 45ª edizione: retrospettiva sul cinema tedesco 1919-1920 e prima mondiale de L’Arzigogolo.

01 agosto 2026 10:48
Giornate del Cinema Muto 2026, a Pordenone apre Fairbanks e chiude John Ford -
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PORDENONE - Le Giornate del Cinema Muto tornano al Teatro Verdi dal 3 al 10 ottobre 2026 con una 45ª edizione che mette già a fuoco alcuni dei titoli centrali del programma: l’apertura con Douglas Fairbanks in Don Q Son of Zorro, la chiusura con The Iron Horse di John Ford, una grande retrospettiva dedicata al cinema tedesco della prima Repubblica di Weimar e la prima mondiale del restaurato L’Arzigogolo.

La direzione del festival è affidata a Jay Weissberg. L’apertura ufficiale è fissata per sabato 3 ottobre al Teatro Verdi di Pordenone, dopo la tradizionale anteprima al Teatro Zancanaro di Sacile. Il film scelto è Don Q Son of Zorro, in italiano Don X, il figlio di Zorro, avventura di cappa e spada del 1925 diretta da Donald Crisp e interpretata da Douglas Fairbanks. Il restauro arriva dal Danske Filminstitut di Copenaghen e sarà accompagnato da una nuova partitura del compositore sloveno Andrej Goričar, eseguita dalla RTV Slovenia Symphony Orchestra diretta dallo stesso autore.

Apertura con Fairbanks, chiusura con John Ford

Per la serata finale di sabato 10 ottobre e per la replica di domenica 11 ottobre il festival riporta in sala uno dei western più celebrati del muto, The Iron Horse, in italiano Cavallo d’acciaio, diretto da John Ford nel 1924. Il film, già presentato alle Giornate nel 1998 nell’ultima edizione ospitata dal vecchio Teatro Verdi, viene proposto in una copia in pellicola 35mm della Photoplay di Londra.

The Iron Horse racconta la costruzione della prima linea ferroviaria transcontinentale americana, da Omaha a Sacramento, realizzata tra il 1863 e il 1869. Accanto all’impianto epico, il film intreccia azione, paesaggi spettacolari, inserti comici e una storia d’amore. La proiezione sarà accompagnata dalla partitura di John Lanchbery eseguita dall’Orchestra da Camera di Pordenone diretta dal maestro Ben Palmer.

La retrospettiva principale sulla Germania del 1919-1920

Il nucleo tematico della 45ª edizione è racchiuso nel titolo della rassegna principale, “Weimar senza censure: Tabù e trasgressioni nel cinema tedesco del 1919-1920”, curata dagli studiosi Tony Kaes e Michael Cowan. Il progetto proseguirà anche nel 2027.

Al centro ci sono i primi anni della Repubblica tedesca, quando l’assenza quasi totale di censura favorì la diffusione di film costruiti attorno a lussuria, prostituzione e dipendenza da droghe. Una produzione che provocò una reazione pubblica e politica, culminata nell’estate del 1919 con la pubblicazione sui quotidiani tedeschi dell’articolo “Der sexuelle Film”, che elencava e condannava i titoli ritenuti più scabrosi.

Molte opere di quella stagione provenivano da case di produzione minori e oggi sono poco conosciute o disperse, ma il festival le legge come testimonianze di un passaggio storico segnato dalla crisi del dopoguerra e dallo scontro tra permissività e nuove spinte repressive. Tra i film indicati c’è Heddas Rache di Jaap Speyer, del 1919, noto anche come Die Tochter der Prostituierten, La figlia della prostituta, che sembra essere l’unico sopravvissuto tra quelli citati nell’articolo dell’epoca. Secondo la ricostruzione proposta dal festival, le sue proiezioni furono interrotte da milizie armate entrate nelle sale per impedirne la visione.

Nella rassegna compare anche Pest in Florenz, film del 1919 diretto da Otto Rippert e scritto da Fritz Lang, ambientato in una Firenze rinascimentale ricostruita in studio e attraversato da una trama decadente in cui la lussuria diventa il motore della peste nera.

Prima mondiale per L’Arzigogolo restaurato

Tra le anticipazioni annunciate c’è anche la prima mondiale del restaurato L’Arzigogolo, inserito nella retrospettiva dedicata a Italia Almirante Manzini. Il restauro è stato avviato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e dalla Cineteca del Friuli, in collaborazione con la Cinemateca Brasileira di San Paolo.

Il film rappresenta uno dei punti di rilievo del lavoro di recupero portato avanti attorno alla figura di Italia Almirante Manzini, attrice al centro di uno dei percorsi di approfondimento dell’edizione 2026.

Spazio anche all’Italia con Lazio e Città del Vaticano

L’Italia avrà un ruolo anche nel nuovo capitolo della serie che il festival dedica alle regioni. Quest’anno l’attenzione si sposterà sul Lazio e sulla Città del Vaticano, ulteriore tassello di un programma che affianca titoli celebri, riscoperte e restauri.

Le Giornate del Cinema Muto sono realizzate con il sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, del Ministero della Cultura - Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, del Comune di Pordenone, della Camera di Commercio Pordenone-Udine e della Fondazione Friuli, con la partecipazione di BCC Pordenonese e Monsile.

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