Biodiversità sotto la lente a Gorizia: studenti e botanici insieme al parco Basaglia
A Gorizia studenti e botanici monitorano la biodiversità nel parco Basaglia con tecniche scientifiche e prati a sfalcio ridotto.
GORIZIA - Il 13 aprile scorso si è svolto nel parco Basaglia il rilievo floristico di un’area prativa posta nell’ala affacciata alla via Vittorio Veneto, un'attività didattica programmata dal progetto di divulgazione scientifica “Quadri di natura senza confini”. Il progetto, coordinato da Legambiente del Friuli Venezia Giulia e a cui partecipano diversi partner istituzionali, ha visto in campo una squadra di specialisti botanici dell'università degli studi di Udine che da alcuni anni ne segue l'evoluzione e che ha portato ad evidenziare quanto ricca sia la composizione vegetale derivante da una ridotta frequenza di taglio del prato stesso. All'attività, coordinata da Sonia Kucler e destinata alle scuole della provincia di Gorizia, ha partecipato una classe seconda dell'istituto agrario Brignoli accompagnata dagli insegnanti Davide Mosetti ed Elisabetta Sdrigotti.
L’intento del professor Francesco Boscutti, docente di botanica dell’università di Udine, è stato di introdurre gli allievi e le allieve alle tecniche di censimento floristico e monitoraggio della biodiversità, iniziato dall’università lo scorso anno scolastico e che proseguirà anche in quelli futuri utilizzando la tecnica dei “quadrati permanenti” che verranno seguiti nei prossimi anni per vedere come le aree di vegetazione evolvono nel tempo in seguito al cambio della frequenza degli sfalci, analizzando anche campioni del suolo e dati sugli impollinatori che frequentano il sito. Osservare lo stato e l'evoluzione della biodiversità è infatti l'obiettivo principale di "Quadri di natura senza confini" con cui quest'anno si conclude, grazie al sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia, un itinerario triennale iniziato nel 2023 proprio nel parco Basaglia, grazie all’attività di tutela promossa della Legambiente di Gorizia.
I dottorandi Edoardo Asquini e Paolo Cingano hanno delimitato con paletti bianchi e rossi, che rimarranno nel sito per il tempo necessario a completare lo studio, una superficie di 5 metri x 5, dove il professor Francesco Boscutti ha efficacemente spiegato la metodologia di indagine, ossia rilevare la qualità e quantità delle principali specie botaniche presenti attraverso la stima di abbondanza delle specie per poter poi applicare anche indici di biodiversità, osservando e misurando nel tempo l’aumento, la contrazione e la comparsa di specie vegetali caratteristiche dei prati stabili naturali come ad esempio le orchidee spontanee o altri elementi peculiari meno appariscenti ma di alto valore ecologico. Si immagina quindi che la diminuzione della frequenza degli sfalci, fino a uno o due all’anno, possa favorire l’ingresso delle specie di prato stabile a discapito delle più comuni specie prevalenti nelle aiuole urbane favorite da falciature frequenti (come pratolina, tarassaco, ecc.).
Nelle prossime settimane, seguendo il calendario delle fioriture, verranno effettuati ulteriori sopralluoghi per rendere esaustivo il monitoraggio.
L’esperienza, unica nel suo genere in città, apre una finestra sul mondo della natura e permette di esercitare un’osservazione senza pregiudizi sui fenomeni che abbiamo a portata di mano e di occhi dentro l’ecosistema urbano, sempre più sofferente per l’innalzamento delle temperature non solo estive e per la presenza di vari inquinanti che si possono mitigare anche con sistemi naturali, poco impattanti e poco costosi che, come nel caso dei prati stabili, ci vengono tramandati dalle tradizioni contadine abbandonate.