Centrale nucleare in Slovenia, il sindaco di Gorizia a Nordest24 lancia l’allarme | VIDEO

Il sindaco Ziberna chiede verifiche sulla centrale di Krško: timori per sismicità, sicurezza e piani di emergenza.

18 maggio 2026 08:32
Centrale nucleare in Slovenia, il sindaco di Gorizia a Nordest24 lancia l’allarme | VIDEO -
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GORIZIA – La sicurezza della centrale nucleare di Krško, in Slovenia, torna al centro del dibattito pubblico e istituzionale. Nella puntata trasmessa da Nordest24 lunedì 11 maggio 2026, condotta da Patrick Ganzini, il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna ha spiegato le ragioni della lettera inviata alle istituzioni italiane ed europee per chiedere maggiore trasparenza, verifiche tecniche e un aggiornamento dei piani di emergenza legati all’impianto sloveno.

Gorizia chiede risposte sulla centrale di Krško

Il tema affrontato durante la trasmissione riguarda una questione sentita da molte comunità del confine orientale: la presenza, a circa 140 chilometri da Gorizia e Trieste, della centrale nucleare di Krško, impianto attivo da oltre quarant’anni e collocato in un’area che, secondo recenti studi citati dal sindaco, sarebbe caratterizzata da una significativa pericolosità sismica.

Ziberna ha spiegato di aver scritto non solo alle autorità italiane competenti, ma anche alle istituzioni europee, raccogliendo le preoccupazioni della popolazione goriziana. Al centro della richiesta non c’è una posizione contraria all’energia nucleare, ma la necessità di ottenere informazioni chiare su sicurezza, controlli, scenari di rischio e procedure da attivare in caso di incidente.

Durante la puntata, il sindaco ha ribadito che la salute e la sicurezza dei cittadini non possono fermarsi davanti ai confini nazionali, soprattutto quando si parla di un impianto capace, in caso di evento grave, di produrre conseguenze potenzialmente rilevanti anche per il territorio italiano.

La lettera alle istituzioni italiane ed europee

Nella sua comunicazione istituzionale, Ziberna ha dichiarato di voler dare voce alle “crescenti preoccupazioni” della comunità di Gorizia in merito alla situazione della centrale nucleare slovena. Una preoccupazione che, secondo il sindaco, si è rafforzata anche per la coincidenza con due anniversari dolorosi: il disastro di Chernobyl del 26 aprile 1986 e il terremoto del Friuli del 6 maggio 1976.

Due ricorrenze che in Friuli Venezia Giulia mantengono un peso emotivo e storico fortissimo. Da un lato il ricordo della nube radioattiva che colpì anche il Nordest, dall’altro la memoria della devastazione provocata dal sisma del 1976, con quasi mille vittime e interi paesi distrutti.

Ziberna ha precisato che la sua iniziativa nasce da un dovere istituzionale: rappresentare le inquietudini dei cittadini e chiedere che vengano messi a disposizione tutti gli elementi necessari per valutare con rigore la sicurezza dell’impianto.

Ziberna: favorevole al nucleare, ma servono garanzie

Uno dei passaggi centrali dell’intervista ha riguardato la posizione del sindaco sul nucleare. Ziberna ha chiarito di non essere mosso da un pregiudizio ideologico contro questa fonte energetica. Al contrario, ha detto di essere favorevole all’energia nucleare, riconoscendo il valore delle tecnologie moderne e degli standard raggiunti dai nuovi reattori.

Il punto, secondo il sindaco, non è mettere in discussione in modo generico il nucleare, ma valutare in maniera precisa il contesto nel quale un impianto opera. Nel caso di Krško, le preoccupazioni riguardano l’anzianità della centrale, la collocazione geografica e la possibile sottovalutazione del rischio sismico in fase storica precedente.

Ziberna ha ricordato che quando l’impianto fu progettato, le conoscenze e le mappature sismiche disponibili erano molto diverse da quelle attuali. Per questo, ha sostenuto, oggi diventa necessario aggiornare le valutazioni alla luce degli studi più recenti e delle nuove sensibilità in materia di prevenzione.

Il nodo della sismicità e degli studi internazionali

Nel corso della puntata condotta da Patrick Ganzini, il sindaco ha fatto riferimento a studi pubblicati su autorevoli riviste internazionali di sismologia. Secondo quanto riportato da Ziberna, esperti del settore avrebbero evidenziato elementi di attenzione legati alla posizione della centrale, che si troverebbe in prossimità di tre faglie.

Il sindaco ha sottolineato che non spetta alla politica sostituirsi ai tecnici. Proprio per questo, ha chiesto che siano gli specialisti a verificare in modo diretto la situazione dell’impianto, le misure di sicurezza adottate e l’eventuale adeguatezza dei progetti futuri, compreso il possibile raddoppio della centrale.

Secondo Ziberna, non si tratta di creare allarmismo, ma di prevenire. Il ragionamento è semplice: se i tecnici confermeranno che l’impianto attuale e le eventuali nuove strutture sono in grado di resistere anche a eventi sismici estremi, allora il sindaco potrà rassicurare la popolazione sulla base di valutazioni solide e non di semplici dichiarazioni politiche.

Trasparenza, tecnici italiani e piani di emergenza

Le richieste avanzate dal sindaco di Gorizia ruotano attorno a tre punti principali: trasparenza informativa, coinvolgimento di tecnici italiani e aggiornamento dei piani di emergenza.

Ziberna ha chiesto che i dati relativi ai controlli e alla sicurezza dell’impianto siano accessibili e verificabili. Ha inoltre auspicato che esperti italiani, espressione di organismi riconosciuti e competenti, possano partecipare alle valutazioni, in collaborazione con le autorità slovene ed europee.

Il terzo punto riguarda i piani di protezione e intervento. Per il sindaco, è necessario capire se le procedure attuali siano davvero adeguate a uno scenario di emergenza che coinvolga il territorio italiano. L’obiettivo è evitare improvvisazioni e garantire ai cittadini informazioni precise su cosa fare in caso di evento critico.

Un rischio che non riguarda solo Gorizia

Durante l’intervista, Ziberna ha spiegato che il tema non riguarda soltanto Gorizia o Trieste, ma potenzialmente l’intero Nord Italia. Il sindaco ha richiamato l’attenzione sulla bora, vento forte e caratteristico dell’area, capace di spostare rapidamente eventuali emissioni o nubi tossiche verso il territorio italiano.

Secondo il primo cittadino, in caso di incidente grave, le conseguenze potrebbero raggiungere il Friuli Venezia Giulia in tempi molto brevi e successivamente interessare anche Veneto e Lombardia. Per questo ha definito la questione un tema sovraterritoriale, da affrontare con strumenti di cooperazione internazionale e con una visione più ampia della sola dimensione comunale.

Ziberna ha ricordato anche il rapporto stretto tra Gorizia e Nova Gorica, rafforzato dall’esperienza comune della Capitale europea della cultura 2025. Proprio lo spirito “senza confini” di quell’esperienza, ha osservato, dovrebbe guidare anche la gestione dei temi ambientali e di sicurezza.

La sicurezza non si ferma ai confini

Un concetto più volte ribadito durante la puntata è che l’aria, le eventuali emissioni e i rischi ambientali non conoscono barriere amministrative. Per questo, secondo Ziberna, la sicurezza dei cittadini deve essere affrontata con un approccio transfrontaliero.

Il sindaco ha chiesto un dialogo più stretto tra Italia, Slovenia, Croazia e istituzioni europee, ricordando che la centrale di Krško è di proprietà slovena ma produce energia di cui beneficia in larga parte anche la Croazia. Una struttura così rilevante, secondo Ziberna, richiede un livello massimo di cooperazione, condivisione dei dati e fiducia reciproca.

L’obiettivo dichiarato non è fermare l’impianto né ostacolare il percorso energetico della Slovenia, ma assicurare che ogni decisione venga presa garantendo il massimo livello di sicurezza per tutte le comunità coinvolte.

La risposta alle critiche politiche

Nel corso dell’intervista è stato affrontato anche il tema delle reazioni politiche seguite alla lettera del sindaco. Alcune voci hanno accusato Ziberna di utilizzare il tema nucleare per ottenere visibilità. Il primo cittadino ha respinto con decisione questa lettura, ricordando di essere al secondo mandato e vicino alla conclusione della sua esperienza amministrativa.

Ziberna ha affermato di non avere bisogno di esposizione personale e ha ribadito che il suo intervento nasce dal ruolo istituzionale di sindaco. A suo giudizio, il primo cittadino non ha soltanto la facoltà, ma il dovere di intervenire quando emergono potenziali condizioni di rischio per il benessere e la sicurezza della comunità.

Il sindaco ha poi evidenziato che l’allarme non nasce da una valutazione personale, ma da studi e analisi di esperti internazionali. Per questo ha invitato a separare il tema della sicurezza da qualsiasi contrapposizione politica.

Il ricordo del terremoto del Friuli

Nella parte finale della puntata, Patrick Ganzini ha chiesto a Ziberna un ricordo personale del terremoto del Friuli del 1976, a cinquant’anni da quella tragedia. Il sindaco ha raccontato di avere allora quindici anni e di ricordare nitidamente la sera del 6 maggio, quando la scossa colpì la regione.

Ziberna ha ricordato anche l’impegno del padre, volontario della Croce Verde di Gorizia, partito poche ore dopo il sisma per portare soccorso nelle zone devastate. Un racconto segnato da immagini dure: macerie, mani ferite, ricerche tra le pietre e il ruolo fondamentale dei radioamatori, decisivi in un’epoca senza telefoni cellulari e con molte comunicazioni interrotte.

Il sindaco ha descritto il terremoto come una tragedia immensa, ma anche come il momento da cui nacque un modello di solidarietà e ricostruzione che avrebbe ispirato la moderna Protezione civile italiana. Un’esperienza dolorosa, ma capace di mostrare la forza del popolo friulano e la vicinanza arrivata da tutta Italia, dall’Europa e dalle comunità dei corregionali all’estero.

Nordest24 dà voce al confronto

La puntata dell’11 maggio 2026 trasmessa da Nordest24 e condotta da Patrick Ganzini ha offerto uno spazio di approfondimento su un tema delicato, che intreccia energia, ambiente, sicurezza, relazioni internazionali e memoria storica del territorio.

Attraverso l’intervista a Rodolfo Ziberna, sono emerse le richieste del Comune di Gorizia: più dati, più controlli condivisi, più dialogo tra Stati e un piano di emergenza aggiornato e comprensibile per i cittadini. Una posizione che, nelle parole del sindaco, non vuole opporsi al nucleare, ma chiedere garanzie concrete per una comunità che vive a poca distanza da un impianto strategico e sensibile.

La vicenda della centrale di Krško resta quindi aperta e destinata a far discutere. Per Gorizia, il punto è uno: prevenire, chiarire e costruire fiducia prima che un eventuale rischio diventi emergenza.

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