Strage di rapaci, sei grifoni friulani morti avvelenati con pesticida proibito

Sei grifoni morti in Austria per carbofurano: quasi tutti legati alla colonia friulana di Cornino.

05 giugno 2026 09:12
Strage di rapaci, sei grifoni friulani morti avvelenati con pesticida proibito -
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FORGARIA NEL FRIULI - Un veleno bandito da anni, una colonia friulana colpita nel cuore e una pista investigativa che attraversa le Alpi. La morte di sei grifoni trovati senza vita in Austria apre un caso gravissimo per la fauna selvatica: gli animali sono stati uccisi dal carbofurano, pesticida potentissimo vietato in tutta l’Unione Europea dal 2008 per la sua estrema tossicità.

Un settimo grifone, recuperato in condizioni disperate, è riuscito invece a sopravvivere grazie alle cure di un centro specializzato per la fauna selvatica. Proprio questo esemplare, proveniente con certezza dalla Riserva naturale regionale del lago di Cornino, potrebbe rivelarsi decisivo per ricostruire la dinamica dell’avvelenamento.

Dalla valle del Lesach la scoperta della strage

Le carcasse sono state rinvenute nella valle del Lesach, tra i Comuni di Untertilliach, in Tirolo, e St. Lorenzen, in Carinzia. La concentrazione dei ritrovamenti in un’area ristretta ha fatto subito emergere il sospetto di un avvelenamento.

Le analisi condotte dall’Università di Medicina Veterinaria di Vienna e dall’Università Ludwig Maximilian di Monaco hanno poi confermato la presenza di carbofurano, una sostanza in grado di provocare la morte anche se assunta in quantità minime.

Il pesticida può agire per contatto, inalazione o ingestione e rappresenta un pericolo non solo per gli animali, ma anche per l’ambiente e per l’uomo. Per questo il suo utilizzo è vietato da anni nell’intera Unione Europea.

grifoni avvelenati dal carbofurano
grifoni avvelenati dal carbofurano

Il collegamento con il Friuli e la colonia di Cornino

Il caso riguarda direttamente il Friuli Venezia Giulia. Almeno due degli esemplari coinvolti provenivano sicuramente dalla Riserva di Cornino, nel Comune di Forgaria nel Friuli. Secondo gli esperti, però, è altamente probabile che tutti i grifoni avvelenati appartenessero alla stessa colonia friulana.

A spiegarlo è Fulvio Genero, direttore scientifico della Riserva: i grifoni di Cornino si spostano regolarmente lungo il settore alpino e raggiungono spesso anche le Alpi austriache alla ricerca di cibo.

La Riserva resta uno dei punti di riferimento per il monitoraggio e la tutela di questi rapaci, come raccontato anche negli approfondimenti dedicati alla Riserva del lago di Cornino e al suo programma di escursioni.

grifoni avvelenati dal carbofurano
grifoni avvelenati dal carbofurano

Acale, il grifone nato in Friuli e morto avvelenato

Tra gli animali identificati c’è anche Acale, un grifone nato nel 2014 nelle voliere della Riserva di Cornino e liberato il 5 settembre dello stesso anno.

La sua storia era già diventata emblematica della capacità di questi rapaci di muoversi su distanze enormi. Appena tredici giorni dopo la liberazione era stato fotografato a Genova. Un mese più tardi aveva raggiunto i Pirenei, per poi spingersi nella Spagna centrale. Successivamente era rientrato nella colonia friulana, dove era rimasto stabilmente.

La sua morte, accertata tra gli esemplari avvelenati in Austria, rappresenta una perdita pesante per il progetto di conservazione e per l’intera popolazione monitorata a Cornino.

Il superstite trovato nel fiume e salvato

Il secondo grifone marcato è l’unico sopravvissuto. Era stato trovato in difficoltà in un fiume, probabilmente dopo aver ingerito una quantità inferiore di veleno rispetto agli altri esemplari.

Recuperato e affidato alle cure di un centro per la fauna selvatica, si è ripreso in tempi rapidi ed è già stato rimesso in libertà. La sua sopravvivenza ha però avuto anche un valore scientifico e investigativo.

L’esemplare era stato catturato nella Riserva di Cornino nel 2019 nell’ambito di un progetto internazionale di ricerca coordinato dall’Università di Udine. Grazie alla radio satellitare di cui era dotato, il professor Stefano Filacorda ha potuto documentarne gli spostamenti con grande precisione.

La traccia satellitare indica luogo e momento dell’avvelenamento

Il giorno dell’episodio, il segnale satellitare ha mostrato che il grifone era partito dal Friuli, aveva sorvolato le aree di confine e poi era sceso di quota, fermandosi in un punto compatibile con l’area dell’avvelenamento.

Questo dato consente agli investigatori di collocare con maggiore precisione il momento e il luogo in cui i rapaci sarebbero entrati in contatto con il carbofurano. Un elemento fondamentale per le indagini avviate in Austria con l’obiettivo di individuare i responsabili della diffusione del pesticida.

La vicenda conferma l’importanza delle attività di monitoraggio della fauna selvatica, un tema sempre più presente anche nelle iniziative di divulgazione ambientale del territorio, come la passeggiata sul pascolo del Carso a Fogliano Redipuglia.

Rischio più alto nel periodo della nidificazione

Il bilancio potrebbe non fermarsi ai sei grifoni trovati morti. Le associazioni ambientaliste temono che altri rapaci, non ancora individuati, possano essere stati colpiti dallo stesso veleno.

C’è poi un ulteriore elemento di preoccupazione: questo è il periodo della nidificazione. La morte di esemplari adulti può avere conseguenze dirette sui giovani ancora nei nidi. Se uno dei due genitori viene a mancare, il partner rimasto solo potrebbe non riuscire a proteggere e alimentare i piccoli.

Per questo l’impatto dell’avvelenamento potrebbe essere molto più ampio rispetto al numero degli animali già recuperati.

L’appello delle associazioni e le indagini in Austria

L’episodio è stato definito uno dei più gravi casi di avvelenamento di rapaci in Austria negli ultimi anni. A condannarlo con forza sono stati BirdLife Austria, WWF e Vulture Conservation Foundation, che hanno chiesto la collaborazione della popolazione per raccogliere informazioni utili.

L’obiettivo è capire chi abbia utilizzato o disperso il carbofurano nell’area in cui i grifoni sono stati colpiti. Le indagini proseguono, mentre gli esperti continuano a monitorare la colonia friulana e gli spostamenti degli esemplari ancora presenti.

Il caso riporta l’attenzione sulla fragilità degli ecosistemi alpini e sulla necessità di contrastare l’uso illegale di sostanze tossiche, in un contesto regionale già segnato da temi ambientali delicati, dagli incendi boschivi in Friuli Venezia Giulia alla gestione dei rifiuti e dei servizi nei centri di raccolta.

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