Ecco "I miei giorni a Dachau": il libro di Piero Maieron che restituisce voce ai deportati

Il memoriale "I miei giorni a Dachau" di Piero Maieron ricostruisce il trasporto da Trieste a Dachau e restituisce voce ai deportati.

12 gennaio 2026 13:32
Ecco "I miei giorni a Dachau": il libro di Piero Maieron che restituisce voce ai deportati -
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SAN VITO AL TAGLIAMENTO/PALUZZA - Dal 16 gennaio in libreria "I miei giorni a Dachau" (Nuovadimensione, collana Memoria), il memoriale di Piero Maieron, arrestato a 17 anni durante un rastrellamento a Paluzza (UD) e deportato insieme al padre Basilio nel campo di concentramento di Dachau, in Germania, il 2 giugno 1944.

Il libro, curato da Marco Coslovich, studioso e ricercatore di storia contemporanea ed esperto sui temi della memoria, delle persecuzioni antiebraiche, dell’esodo e del Regime fascista, recupera il testo originale nato alla fine degli anni Settanta quando Maieron decise di rompere il silenzio che per decenni aveva avvolto la sua esperienza. Con la prefazione di Roberto Maieron e l'introduzione di Alessandra Maieron, figli dell'autore, la postfazione di Patrizia Del Col, Vicepresidente ANED Nazionale e Presidente della sezione di Pordenone.

Il volume è edito con la collaborazione della sezione ANED di Pordenone e del Comune di San Vito al Tagliamento.

 "Per ANED Pordenone la pubblicazione di "I miei giorni a Dachau" costituisce un ulteriore importante contributo alla conoscenza della deportazione politica, sovrastata nel sentire comune dall'immensità di quella razziale, ma che ha invece travolto le comunità comprese nell'allora Litorale Adriatico, così come altre in Italia e nei Paesi occupati dell'Europa. Un contributo avviato, grazie all'editrice Nuovadimensione con la pubblicazione delle testimonianze di Michele Mezzaroba in "Il sale sul tarassaco" (2007), di Geremia della Putta in "Sopravvissuto a Buchenwald e al Vajont" (2013) e recentemente di Luciano Battiston in "Dio mi deve chiedere perdono" (2025) e che fornisce oltre alla sofferta testimonianza di Piero Maieron, la minuziosa ricostruzione del trasporto che lo ha condotto a Dachau e un aggiornamento preciso del campo, dandoci la possibilità di comprendere meglio anche il contesto in cui è avvenuta la tragedia umana che ha per sempre segnato la vita dei deportati", spiega Patrizia Del Col. 

Un documento storico unico

A rendere questa edizione un documento di eccezionale importanza storica è l'elenco completo e dettagliato dei 339 deportati del Trasporto 48, partito da Trieste il 31 maggio 1944 e giunto a Dachau il 2 giugno 1944. L'elenco copre i numeri di matricola da 69469 a 69807 e riporta per ogni deportato: nome e cognome, data di nascita, professione, luogo di nascita, luogo di residenza, numero di matricola e se è deceduto o liberato, con data.

 Il lavoro, condotto dalla figlia dell'autore Alessandra Maieron, completa la missione che il padre si era dato. Come si legge nel libro: "Quando mio padre ha scritto il suo libro, aveva un obiettivo preciso che andava oltre il racconto personale. Sentiva il dovere morale di rendere giustizia alla memoria dei suoi compagni. [...] Quello che trovate qui non è solo un omaggio alla sua memoria, ma il tentativo di fornire il quadro più completo e dettagliato possibile di quel trasporto, con le informazioni essenziali su ogni deportato. Da quanto ne so, non esiste un altro testo che raccolga in modo organico e preciso proprio questo elenco di nomi"

La storia di Piero Maieron e la nascita del memoriale

Piero Maieron aveva 17 anni quando fu arrestato durante un rastrellamento a Paluzza (Udine) e deportato insieme al padre Basilio nel campo di concentramento di Dachau. Ricevette il triangolo rosso dei prigionieri politici e il numero di matricola 69560. Suo padre non sopravvisse.

Dopo la liberazione nell'aprile 1945, Piero Maieron fondò la sezione ANED di Pordenone e ne ricoprì il ruolo di presidente per tutta la vita, fino alla morte nel 2000. Ha testimoniato per anni la sua esperienza nelle scuole e ha ricevuto la medaglia d'onore dal Capo di Stato.

Solo nel 1978, quando il figlio Roberto aveva 17 anni, gli stessi dell’autore al momento della deportazione, Piero decide di rompere il silenzio e lasciare le sue memorie al figlio che le raccoglie. Nasce così il memoriale, inizialmente quasi asettico, "come una telecronaca", secondo le parole della figlia Alessandra. Solo progressivamente emerge il vissuto emotivo profondo, dietro il motto ricorrente: "Dovevamo farci pietra per sopravvivere".

Il libro affronta con sincerità disarmante la sindrome del sopravvissuto: Maieron confessa di aver portato per tutta la vita il senso di colpa per non aver provato dolore alla morte del padre nel campo, ma solo il rimpianto per "quel pezzo di pane che il padre gli lasciava da parte".

In appendice, oltre all'elenco completo dei deportati, una galleria fotografica con foto della vita di Piero Maieron e immagini dal campo di concentramento.

Le presentazioni in programma

La prima presentazione ufficiale è prevista il 27 gennaio 2026 durante l’evento organizzato dal Comune di San Vito al Tagliamento, in occasione della Giornata della Memoria. L’evento si terrà a partire dalle ore 10:00 presso il Teatro “Gian Giacomo Arrigoni”, in Piazza del Popolo 13 a San Vito al Tagliamento. Saranno presenti i figli Alessandra e Roberto Maieron e il curatore del libro Marco Coslovich, oltre ai rappresentanti dell’Amministrazione Comunale di San Vito al Tagl.to. L’evento è aperto alla cittadinanza e ai rappresentanti delle scuole secondarie di primo e secondo grado del territorio.

"Oggi la disumanizzazione non appartiene soltanto alle pagine dei libri di storia. La vediamo riaffiorare, con volti e contesti diversi, in altre parti del mondo, dove la vita umana viene ancora ridotta a numero, a danno collaterale, a corpo sacrificabile. Questo libro ci ricorda che ricordare significa vigilare. Significa offrire alle nuove generazioni gli strumenti per riconoscere le trasformazioni dell'odio. Perché ciò che è stato non ritorni, non nello stesso modo, ma sotto nuove, subdole, pericolose forme", così commenta Andrea Bruscia, Assessore alla cultura del Comune di San Vito al Tagliamento.

La successiva presentazione si terrà il sabato 31 gennaio alle ore 17:30 presso la Sala Consiliare del Comune di Paluzza (Piazza XXI-XXII Luglio 7, Paluzza, UD), paese originario di Piero Maieron. Intervengono Scrignaro Luca, Sindaco di Paluzza, Alessandra e Roberto Maieron e Marco Coslovich.

La mostra organizzata da ANED Pordenone

In occasione della Giornata della Memoria, inoltre, ANED Pordenone organizza la mostra dal titolo “Io ho visto… e ho disegnato, perché il mondo sapesse” presso l’Antico Ospedale dei Battuti di San Vito al Tagliamento (PN) dedicata ad Asolino Azzano, pittore originario di San Vito, deportato nel 1943 a Dachau e poi trasferito a Flossenbürg.

Dopo la liberazione, avvenuta nel 1946, ha dipinto a biro e acquerello 18 tavole sulla vita nei lager. L’evento di inaugurazione della mostra si terrà il 24 gennaio ore 10:00 presso l’Ospedale. La mostra resterà aperta fino a metà febbraio.

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