I vulcani dimenticati che salvano la pianura padana

I Colli Euganei non sono solo colline, ma un baluardo contro l'oblio della pianura. Scoprite perché, per chi ci vive, rappresentano l'ultima difesa contro l'espansione senza freni.

23 gennaio 2026 06:00
I vulcani dimenticati che salvano la pianura padana - Foto: kallerna/Wikipedia
Foto: kallerna/Wikipedia
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Isole di magma nel mare piatto

Camminando tra i filari di vigneti ai piedi del Monte Venda, ci si rende conto che questi colli non sono un capriccio della natura, ma il risultato di un'eruzione sottomarina lontana 40 milioni di anni, quando la pianura padana era un fondale marino profondo. Perché proprio qui, isolati tra Padova e la laguna? La tettonica delle placche ha spinto magma acido e viscoso attraverso fratture nella crosta, formando coni perfetti di trachite e riolite che emergono come relitti di un mondo sommerso. Senza questa "distensione" della placca adriatica, la pianura sarebbe un monolite piatto, privo di microclimi che catturano nebbie umide e proteggono i versanti dal vento padano.

Per un agricoltore locale, la domanda non è solo geologica: perché questi suoli vulcanici neri e argillosi rendono il Fior d'Arancio un vino unico, mentre la terra circostante produce solo grani anonimi? Il magma frazionato ha arricchito il terreno di minerali rari, drenaggio naturale e ritenzione idrica ideale, trasformando un incidente geologico in un'economia viva.

Mani umane sul vulcano spento

I monaci agostiniani dell'Abbazia di Praglia, mille anni fa, non scalavano i colli per penitenza, ma per bonificare paludi termali con canali che ancora oggi irrigano i campi. Da allora, contadini veneti hanno terrazzato pendii ripidi per ulivi e viti, usando la trachite locale per lastricare Piazza San Marco – un ciclo perfetto di suolo che dà e prende. Cosa cambierebbe senza questo intervento millenario? La zona tornerebbe laguna salmastra, con esondazioni croniche come quelle pre-romane, invece di essere un serbatoio idrico per Padova assetata.

Qui l'uomo non ha conquistato la natura, ma l'ha piegata in un patto: cave di pietra per Venezia, terme per i re, vigneti per i mercati. Oggi, apicoltori monitorano alveari high-tech per biodiversity, mentre aziende come Polli integrano basilico locale in filiere sostenibili, rispondendo alla domanda pratica: come sopravvivere al clima che si scalda senza perdere l'identità euganea?

Il confine sotto assedio

Gennaio 2026: mentre il Biodistretto celebra la Riserva Unesco Mab, arrivano notizie di supermercati giganti a Galzignano e logistica a Battaglia Terme, pronti a impermeabilizzare i piedi dei colli. Ambientalisti mobilitati chiedono: perché il Parco, nato nel 1989 per frenare il cemento, perde terreno contro Italcementi e centri commerciali? Il Consiglio di Stato ha bloccato ampliamenti industriali, ma il suolo continua a sparire, aumentando rischi idrogeologici in un Veneto flagellato da piogge bibliche.[

Per un residente di Teolo, la domanda vera è: se i colli cedono, chi blocca l'urbanizzazione da Padova a Este? Questi rilievi fungono da "palestra geologica" per studenti, ma anche da scudo contro l'espansione: catturano carbonio nei boschi, filtrano acque termali curative e mantengono biodiversità endemica che la pianura ha perso. Senza, la zona DOCG vino collasserebbe, con microclimi vulcanici sostituiti da capannoni.

Memoria viva, non reliquia

I Colli Euganei contano oggi perché sono spazio di trasformazione per 113mila abitanti: non un museo, ma un laboratorio dove agricoltura bio sfida il cambiamento climatico con api sentinella e viti resistenti. Un abitante si chiede: "E se non ci fossero?" La risposta è chiara: Padova ingoiata dalla periferia, terme prosciugate, vini standardizzati. Invece, qui monaci, poeti come Petrarca e viticoltori scrivono ancora sul paesaggio, ricordandoci che l'uomo non domina la natura, ma ne è parte – o ne perisce.

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