Immigrazione, Ciriani: cinque Paesi Ue verso hub di rimpatrio nei Paesi terzi

L’eurodeputato friulano di Fratelli d’Italia-ECR cita Danimarca, Germania, Austria, Paesi Bassi e Grecia.

05 settembre 2026 11:06
Immigrazione, Ciriani: cinque Paesi Ue verso hub di rimpatrio nei Paesi terzi -
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BRUXELLES - Cinque Paesi dell’Unione europea stanno lavorando a un modello comune di hub di rimpatrio in Paesi terzi per i migranti che non hanno titolo per restare nell’Ue e non possono essere rimpatriati subito nel Paese d’origine. A sostenerlo è Alessandro Ciriani, eurodeputato di Fratelli d’Italia-ECR e vicecoordinatore del gruppo nella commissione LIBE del Parlamento europeo, che indica cinque Stati pronti a seguire una linea già sostenuta dal governo italiano.

Secondo Ciriani, i Paesi che si stanno muovendo in questa direzione sono Danimarca, Germania, Austria, Paesi Bassi e Grecia, con esecutivi di diverso orientamento politico. Il riferimento è alla realizzazione di return hub fuori dall’Unione europea, destinati a chi non ha diritto a rimanere ma non può essere immediatamente rimpatriato nel proprio Paese.

I Paesi coinvolti e l’obiettivo

Nel suo intervento, l’europarlamentare friulano collega questa scelta alla strategia portata avanti dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni sul fronte migratorio. In particolare cita la dimensione esterna della politica migratoria, costruita attraverso accordi con Paesi terzi e con il protocollo siglato con l’Albania.

Ciriani sottolinea che i cinque Stati starebbero lavorando a un’impostazione condivisa e segnala che la Danimarca punta a effettuare i primi trasferimenti entro il 2027. Per l’esponente di Fratelli d’Italia si tratta di un cambio di approccio che confermerebbe come il tema dei rimpatri stia entrando con più forza nell’agenda europea.

La posizione di Ciriani

Nella sua dichiarazione, Ciriani sostiene che in Europa si stia consolidando una linea comune anche tra governi non riconducibili al centrodestra e afferma che il dibattito non sarebbe più limitato alla redistribuzione dei migranti arrivati nell’Unione, ma si starebbe spostando anche sugli strumenti per il rimpatrio di chi non ha diritto a restare.

L’eurodeputato, reduce da un evento a Bari per il record di durata del governo, attacca poi la sinistra italiana, accusandola di aver letto con toni ideologici e allarmistici le scelte dell’esecutivo in materia di immigrazione. Secondo Ciriani, mentre in Italia si contestava la linea del governo, diversi Paesi europei avrebbero iniziato a muoversi nella stessa direzione.

Il nodo politico sui rimpatri

Per Ciriani il cambiamento in corso sarebbe dunque sostanziale: l’Europa, dopo anni di confronto quasi esclusivamente sulla redistribuzione di chi arriva, starebbe ora discutendo in modo più diretto di come gestire i rimpatri di chi non può rimanere nell’Unione. Nella lettura dell’europarlamentare friulano, questa sarebbe una svolta politica anticipata dall’Italia attraverso gli accordi con Paesi terzi e il protocollo con l’Albania.

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