Infermieri, studio dell’Università di Udine: il 32,6% del turno va in compiti impropri

La ricerca pubblicata sul Journal of Nursing Management segnala tempo sottratto all’assistenza diretta ai pazienti.

05 luglio 2026 11:14
Infermieri, studio dell’Università di Udine: il 32,6% del turno va in compiti impropri -
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UDINE - Quasi tutti gli infermieri svolgono abitualmente attività che non rientrano nelle loro competenze specifiche e, in media, il 32,6% del turno viene assorbito da mansioni amministrative, logistiche o ausiliarie. Il dato arriva da uno studio osservazionale dell’Università di Udine pubblicato sul Journal of Nursing Management e riporta al centro un tema che riguarda direttamente la qualità dell’assistenza sanitaria.

Secondo la ricerca, il 94,5% degli infermieri esegue almeno una mansione non infermieristica durante il lavoro. Per il sindacato COINA questo significa sottrarre tempo all’assistenza diretta, al monitoraggio clinico, all’educazione sanitaria e alla presa in carico dei pazienti, in un contesto in cui il problema non sarebbe legato soltanto alla carenza di personale ma anche al modo in cui quello già presente viene impiegato.

I numeri emersi dalla ricerca

Lo studio citato da COINA è stato realizzato dall’Università di Udine e pubblicato su una rivista scientifica internazionale di settore. L’indagine mette in evidenza come una parte rilevante della giornata lavorativa degli infermieri venga occupata da attività estranee al nucleo clinico-assistenziale della professione.

Nel dettaglio, il 32,6% dell’intero turno viene impiegato in compiti burocratici, organizzativi, logistici o ausiliari. Gli autori richiamano inoltre la letteratura internazionale, secondo cui questo tipo di attività può arrivare a rappresentare tra il 35% e il 62% della giornata lavorativa.

La posizione del sindacato

Per Maurizio Ceccarelli, segretario nazionale di COINA, la criticità non si esaurisce nella mancanza di infermieri. Il nodo, sostiene, riguarda soprattutto un’organizzazione del lavoro che finisce per disperdere competenze universitarie altamente qualificate in attività che potrebbero essere svolte da altre figure.

Nel ragionamento del sindacato, ogni minuto dedicato a incombenze burocratiche o organizzative è tempo sottratto all’assistenza ai pazienti. Da qui la richiesta di separare in modo più netto le funzioni clinico-assistenziali da quelle amministrative e logistiche, rafforzando parallelamente il personale di supporto.

Infermieri, studio dell’Università di Udine: il 32,6% del turno va in compiti impropri
Infermieri, studio dell’Università di Udine: il 32,6% del turno va in compiti impropri

Il confronto con l’Europa

COINA richiama anche alcune evidenze internazionali. Una ricognizione pubblicata sul Journal of Advanced Nursing e condotta in 35 Paesi europei descrive infatti un progressivo sviluppo della pratica infermieristica avanzata, con maggiore autonomia professionale, competenze ampliate e modelli organizzativi orientati a valorizzare il ruolo degli infermieri.

Nella stessa direzione va anche il rapporto OECD “Advanced Practice Nursing in Primary Care in OECD Countries”, che individua negli infermieri di pratica avanzata una risorsa strategica per migliorare l’accesso alle cure, rafforzare la gestione delle patologie croniche, garantire continuità assistenziale, ridurre la pressione sugli ospedali e aumentare l’efficienza complessiva dei sistemi sanitari.

Cosa cambia per il sistema sanitario

Il punto sollevato dalla ricerca udinese e rilanciato dal sindacato riguarda quindi l’uso concreto delle risorse professionali già presenti nei servizi sanitari. Secondo COINA, l’Italia dovrebbe puntare su un’organizzazione del lavoro più moderna, capace di distinguere con chiarezza le attività cliniche da quelle amministrative e di utilizzare pienamente le competenze specialistiche degli infermieri.

La richiesta finale è di restituire tempo all’assistenza diretta, intervenendo non solo sul numero degli operatori ma anche sulla distribuzione dei compiti all’interno delle strutture sanitarie. Il dato da cui parte la discussione resta quello evidenziato dallo studio dell’Università di Udine: oggi il 94,5% degli infermieri svolge almeno una mansione non infermieristica e il 32,6% del turno finisce in attività non cliniche.

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